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Cosa resta ai Brooklyn Nets dopo la trade deadline

di Simone Buccheri
brooklyn nets

La trade deadline NBA di quest’anno si è conclusa il 9 febbraio. E quella che doveva essere una situazione tutto sommato tranquilla (nulla di più dei soliti scambi di rinforzo) si è invece infiammata a causa di una notizia inaspettata in casa Brooklyn Nets: la richiesta di cessione da parte di Kyrie Irving.

L’addio di Kyrie Irving

Sebbene questa richiesta sia arrivata senza preavviso, non ha sorpreso esperti e analisti: le tensioni tra l’ex star dei Brooklyn Nets e la dirigenza avevano già portato a diversi scontri in passato.

Nonostante la meta prediletta di Irving fossero i Los Angeles Lakers, dove avrebbe ritrovato l’ex compagno ai Cavaliers LeBron James, Joe Tsai (il proprietario dei Nets) e i suoi collaboratori hanno preferito indirizzare il giocatore verso altre mete, in modo da non rinforzare una squadra insidiosa come quella gialloviola e soprattutto non accontentare Kyrie. Irving è dunque volato in Texas, destinazione Dallas Mavericks, dove si è affiancato alla stella slovena Luka Doncic. In cambio di Irving e di Markieff Morris, i Nets hanno ricevuto Spencer Dinwiddie, Dorian Finney-Smith, due seconde scelte (2027 e 2029) e una prima scelta (2029) al draft NBA.

E quello di Kevin Durant

L’addio di Kyrie Irving ha poi portato ad un addio ancora più doloroso per i tifosi dei Nets: quello di Kevin Durant, il quale, insoddisfatto della gestione della situazione da parte della società, è stato scambiato ai Phoenix Suns insieme a TJ Warren in cambio di Mikal Bridges, Cameron Johnson, Jae Crowder, 4 prime scelte (2023, 2025, 2027, 2029) e un pick-swap nel 2028 (la possibilità di scambiare la propria posizione di scelta al draft con quella dell’altra squadra). Crowder è poi stato ceduto ai Milwaukee Bucks in cambio di due seconde scelte (2028 e 2029).

Una rivoluzione totale è dunque avvenuta nel giro di poche ore, e, nonostante nell’immediato la situazione sia sembrata altamente critica, la squadra è comunque riuscita ad ottenere in extremis una buona controparte, che servirà da base per il futuro della franchigia.

I nuovi Brooklyn Nets: Mikal Bridges e Spencer Dinwiddie

Mikal Bridges è probabilmente il più importante elemento arrivato in maglia bianconera in questa sessione di scambi. La sua efficienza offensiva e difensiva ha portato molti a considerarlo addirittura il miglior role player della lega. Nei Phoenix Suns, dove i riflettori erano sempre puntati sulle due stelle, Booker e Paul, la qualità di Bridges è servita a garantire la costanza di prestazioni (primi a Ovest nella stagione 2021-22 con il miglior record NBA, secondi nella stagione 2020-21 con il secondo miglior record totale). Bridges non solo è un efficiente tiratore sia dall’interno che dall’esterno del perimetro (50% al tiro in carriera, 38% da tre), ma le sue incredibili doti difensive lo hanno portato a essere considerato tra le migliori guardie della lega in questo reparto. Nella passata stagione è stato inserito nell’All-NBA First Defensive team, classificandosi inoltre secondo nelle votazione del Defensive Player of The Year, dietro solo a Marcus Smart dei Boston Celtics.

Spencer Dinwiddie non è un nome nuovo ai tifosi Nets di (non troppo) vecchia data. 5 stagioni a Brooklyn dal 2016 al 2021, nelle quali è diventato uno dei protagonisti principali della rinascita della franchigia dopo il disastro del 2013 (la trade Nets-Celtics, considerata tra le più disastrose della storia NBA), e consacrandosi come uno dei migliori sesti uomini in circolazione. Un breve viaggio che parte da Washington, passa per Dallas e si conclude a Brooklyn.

Cam Johnson e Dorian Finney-Smith

Cameron Johnson, alla sua quarta stagione NBA, è arrivato da Phoenix insieme a Bridges. Nonostante la giovane età, Johnson possiede già una discreta esperienza in ambito playoffs. Nel 2021 in maglia Suns è arrivato addirittura a disputare una finale NBA persa 4-2 contro i Milwaukee Bucks guidati da Giannis Antetokounmpo, mentre nel 2022 i Suns si sono fermati alle semifinali di conference (4-3 contro i Dallas Mavericks). Un’esperienza che potrà far comodo ai Nets, una squadra ora giovane e inesperta, ma con tanto potenziale futuro. Cameron Johnson è inoltre stato candidato tra i tre migliori sesto uomo dell’anno scorso, assieme a Kevin Love e Tyler Herro, vincitore del premio.

Dorian Finney-Smith, dopo 7 stagioni e mezzo in maglia Mavericks, si trova ora alla corte di Jacque Vaughn, dove sta trovando ampio spazio nelle rotazioni: nelle 8 gare disputate finora in maglia Nets è sempre partito titolare, giocando una media di 29.3 minuti a partita. La sua presenza aggiunge profondità e qualità al roster.

Il futuro dei Brooklyn Nets

Gli obiettivi in casa Nets sono dunque cambiati: se prima la squadra era intenzionata a puntare all’anello, adesso dovrà occuparsi di mantenere il posto ai playoffs conquistato finora, e volgere lo sguardo al futuro. E di futuro potrebbe essercene tanto, vista la lunghezza del roster e la presenza di giovani in costante crescita. Il nome che svetta su tutti è quello di Nic Claxton: il centro classe ‘99, al suo quarto anno NBA si sta affermando come uno dei migliori difensori e rim-protector dell’intera lega. Claxton è attualmente quarto nella corsa al premio di difensore dell’anno, secondo i bookmakers.

Cameron Thomas, ventisettesima scelta del draft 2021, è riuscito a ritagliarsi spazio nelle rotazioni dei Nets, impresa spesso difficile per chi non si ritrova tra le primissime scelte al suo draft e va a giocare in una squadra competitiva. Nonostante ciò Thomas è riuscito a mantenere una media di 17.5 minuti a partita, con 11.1 punti di media in questa stagione. Si è inoltre messo in mostra con tre incredibili prestazioni consecutive, segnando rispettivamente 44, 47 e 43 punti. É attualmente il più giovane giocatore ad aver segnato più di 40 punti in 3 partite di fila.

Ridimensionati gli obbiettivi, questa squadra è ora pronta a ripartire da zero, e con qualche scelta futura ai draft e qualche possibile nuovo arrivo in estate la possibilità di tornare ad essere competitivi non sembra impossibile. Ma, come fu quattro anni fa, ci vorrà tempo e impegno da parte della dirigenza per porre nuovamente le basi di una squadra di successo.

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