Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMinnesota TimberwolvesI Minnesota Timberwolves si stanno rendendo contro di cosa hanno fatto

I Minnesota Timberwolves si stanno rendendo contro di cosa hanno fatto

di Michele Gibin

A Natale è una storia triste (sportivamente parlando) per i Minnesota Timberwolves, che dopo aver respirato per un attimo l’aria che c’è in vetta alla Western Conference, ne sono subito scesi, azzoppati da una trade che nulla aveva a che fare con questioni tecnico-tattiche.

Karl-Anthony Towns sta facendo con grande profitto ciò che aveva fatto l’anno scorso, però con la maglia dei New York Knicks. KAT sembra aver reso i Knicks una contender a Est (in attesa della post-season) mentre i Twolves orfani del giocatore dominicano sono tornati alla mediocrità.

Contro i Toronto Raptors, Towns ha segnato 31 punti con 10 rimbalzi e 7 assist e 11 su 15 dal campo, altra prestazione di livello in una stagione da All-NBA e finora miglior rimbalzista nella lega. Dall’altra parte i suoi ex compagni di squadra hanno perso la terza partita di fila, per 117-104 in trasferta contro gli Atlanta Hawks e Anthony Edwards ha messo assieme un’altra cattiva prestazione, da 7 su 20 al tiro, 1 su 7 da tre e appena 1 tiro libero tentato. La tentazione di prendersela con gli arbitri viene facile per Ant che si è già beccato due multe per aver messo in discussione l’operato dei direttori di gara e sostenendo di venire “penalizzato perché più forte fisicamente dei miei avversari“.

La realtà è che i Twolves dovrebbero guardarsi più dentro, e accettare di aver consapevolmente indebolito la squadra con una trade ordinata dalla proprietà per motivi fiscali e di salary cap. Non è la prima volta che Glen Taylor, il quasi 80enne proprietario di maggioranza dei Timberwolves e delle Lynx della WNBA, rovina il giocattolo che gli era capitato una volta tanto di costruire bene: nel 2004 Minnesota non seppe continuare dopo aver costruito finalmente una contender accanto a Kevin Garnett e con Sam Cassell e Latrell Sprewell, sbagliando scelte al draft (Brandon Roy ceduto per Randy Foye) e non confermando uomini chiave come lo stesso Cassell e il sesto uomo Troy Hudson, e quindi dando il benservito a coach Flip Saunders e iniziando una girandola di cambi in panchina. Eventi che portarono all’addio di Garnett nel 2007.

Oggi, nel bel mezzo peraltro di una disputa per la proprietà della squadra con(tro) Alex Rodriguez e Marc Lore, Mr Taylor ha colpito di nuovo sostanzialmente intimando di cedere Karl-Anthony Towns per non dover pagare in futuro il suo lauto stipendio – un quadriennale da 224 milioni di dollari fino al 2028. Soldi suoi, comprensibile. Meno comprensibile la querelle che si trascina da anni con Lore e Rodriguez e che ha di fatto portato la squadra alla situazione di oggi, e le parti presto in tribunale.

I Minnesota Timberwolves del 2024-25 sono paradossalmente la conferma che quella squadra, azzeccata lo scorso anno, era buona. I Twolves sono ancora una difesa d’elite NBA, sesti per defensive rating, ma la scelta di togliere Towns a un giocatore fenomenale certo, quando con dei limiti di lettura vistosi come Anthony Edwards è stata un disastro ferroviario tattico senza rimedio, con un Mike Conley ormai arrivato, un giocatore scontento come Donte DiVincenzo e uno in crisi al tiro senza pià gli spazi dello scorso anno come McDaniels. Julius Randle era il giocatore peggiore immaginabile da mettere accanto a Edwards e Rudy Gobert e tale si è dimostrato, e il fatto che l’ex Knicks sia solo di passaggio non può consolare se si pensa a che stagione buttata rischia di essere quella in corso. Naz Reid, che non è Towns e neppure gli si avvicina, ma ha il pregio di giocare sostanzialmente alla stessa maniera, dovrebbe giocare di più e al posto di Randle ma non può essere da solo la risposta.

La risposta per i Twolves che non sono i Lakers, i Knicks o i Celtics, era tenersi Towns e “tenere contento” Edwards per evitare di innescare una catena di eventi simile a quella che portò Garnett a chiedere una trade ormai 17 anni fa.

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