La LBF non può dormire sonni tranquilli. Sempre se mai sia riuscita a farli negli ultimi anni. Il caso Udine in Serie A2 ha scosso il movimento cestistico nazionale italiano, visto e considerato che la formazione bianco-nera è una delle più forti della “categoria inferiore”. Va detto – per cronaca – che neanche nella massima serie la situazione è rosea visto che Bologna e Roma hanno chiuso e Ragusa si è autoretrocessa per trovare stabilità economica, senza dimenticarsi che anche Faenza non naviga nell’oro e le parole di coach Seletti sono risuonate come un allarme verso il futuro.
Per quanto riguarda il caso Udine il problema enorme è relativo alla presidenza di De Biase: il numero uno bianco-nero non avrebbe garantito gli stipendi alle giocatrici, tanto che nell’ultima di campionato (persa di 20 punti a Mantova) non è scesa in campo una delle leader del gruppo, ossia Carlotta Gianolla, che – stante a fonti giornalistiche friulane – avrebbe rifiutato di giocare perché non pagata. Proprio il presidente avrebbe fatto capire che la vita del team friulano sarebbe stata “spenta” causa mancanza di fondi: una situazione inaccettabile che getta ombre sul movimento cestistico italiano.
LBF, Udine è un caso: l’amore delle giocatrici ha fatto la differenza, ma….
Houston abbiamo un problema. O meglio… LBF abbiamo un problema. E questo problema è esploso ad Udine, una delle piazze più importanti della Serie A2 e vera protagonista con in panchina un guru del basket italiano, quel Massimo Riga che ha conquistato una Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana con la Reyer nel 2008. La situazione in casa friulana è grottesca a dir poco: il presidente De Biase non avrebbe pagato gli stipendi alla squadra ed avrebbe detto alla capitana Bacchini ed a coach Riga che non ci sarebbe stata disponibilità per proseguire la stagione. Se una super professionista come Gianolla sceglie di non scendere in campo allora davvero i problemi sono grossi…
Si può dire senza sbagliarsi che l’amore ed il cuore delle giocatrici non sono negoziabili e nemmeno vanno sfruttati, non si sa – poi – per quale scopo o per chissà che altra situazione che definire grottesca e non appartenente alla pallacanestro è riduttivo. Da troppe settimane si rincorrevano voci tutt’altro che positive, tra stipendi non pagati e giocatrici pronte a fare le valigie, come se fosse così scontato veder scendere in campo delle ragazze che fanno della pallacanestro il loro lavoro e dunque è impensabile non corrispondergli la liquidità che gli spettava. Il cuore oltre l’ostacolo in questo caso non funziona: la serietà deve stare sempre alla base di tutto.
Un dramma sportivo che ad Udine hanno evitato Compagnia Ristorazione Generale Spa, Gabriele Ritossa ed Alessandro Pedone versando 100mila euro per concludere la stagione, evitando che i colori bianco-neri vengano ulteriormente infangati: la nota chiarisce che – però – è necessario un cambio ai vertici della società, poiché nell’attuale viene identificata l’origine della situazione creatasi. Il dott. Pedone aggiunge che i debiti pregressi di gestioni sconosciute non saranno pagati da loro e che l’aiuto è tutto per famiglie, giovani ragazze e giocatrici della prima squadra.
Insomma, APU da par suo si dichiara – giustamente – parte lesa in termini di danno d’immagine, con la società Libertas Basket School che non ha smentito minimamente le notizie disastrose giunte su una situazione societaria drammatica. E – come detto sopra – le lacrime di ragazze giovani, l’immagine forte di un gruppo che ha dato l’anima senza ricevere in cambio i giusti e dovuti compensi è tutto ciò che non serve al basket italiano, perché apre crepe sulla serietà del movimento, con le giocatrici che entrano in un vortice dal quale dovrebbero starne fuori, perché vittime.

