Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiDopo EuroBasket l’Italia riparte da un nuovo CT. E (anche) da questi talenti

Dopo EuroBasket l’Italia riparte da un nuovo CT. E (anche) da questi talenti

di Andrea Delcuratolo
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Con le sue dimissioni appena dopo il KO contro la Slovenia agli ottavi di finale di EuroBasket 2025, Gianmarco Pozzecco ha accelerato la fase di passaggio a un nuovo CT per la nazionale italiana di basket, passaggio che sarebbe stato comunque inevitabile dopo il risultato al di sotto delle aspettative, anche se dall’altra parte c’era Luka Doncic.

Il Poz lascia la panchina su cui sedeva dal 2022, erede di Meo Sacchetti, con un quarto di finale a EuroBasket 2022 e la firma dell’upset contro la Serbia agli ottavi. Quindi con una partecipazione ai Mondiali FIBA 2023 in cui l’Italia ha superato la fase a gironi e nulla più e la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Parigi 2024 in un preolimpico complicato, e senza Simone Fontecchio per di più. Dove si doveva e poteva fare meglio era a EuroBasket 2025 a cui l’Italia è arrivata con del trambusto. Il caso Donte DiVincenzo prima no, poi si, poi no definivamente ha tenuto banco troppo a lungo e si è trascinato fino a luglio, quando “The Big Ragù” ha ottenuto l’agognato (se spera) passaporto per poi scoprire che era infortunato e non avrebbe potuto giocare.

Pozzecco ha dovuto chiamare l’oriundo di scorta, Darius Thompson che s’è aggregato in corsa con abnegazione. E nelle sue convocazioni ha lasciato a casa Nico Mannion preferendo appunto Thompson e la triade in posizione di playmaker con Marco Spissu, Ale Pajola e Matteo Spagnolo. Danilo Gallinari aveva un posto prenotato a EuroBasket da mo’ perché il Gallo aveva già annunciato da tempo che sarebbe stato il suo ultimo giro in azzurro, ed era giusto ci fosse, le altre scelte erano tutte obbligate.

All’europeo i risultati (4 vittorie e una sola sconfitta nel girone C) hanno salvato il Poz dalle critiche sulla sua gestione (e preparazione) tecnico-tattica, e sulla scelta di non far giocare Gabriele Procida che assieme a Saliou Niang, Spagnolo e in futuro i Dame Sarr e Luigi Suigo di questo mondo sarebbe il futuro della nazionale. Contro la Slovenia l’Italia è pero partita come contro la Spagna la quale era scarsina (giovane, pardon) di suo e s’è poi fatta rimontare. Luka no, e i vecchi volponi Prepelic, Nikolic e Omic non si sono fatti gabbare così.

Pazienza, “morto” un CT se ne fa un altro e Luca Banchi sembra oggi la prima scelta per la panchina azzurra. Banchi (o chi per lui) non andrà però in campo a giocare, per quello servono i giocatori e la nazionale italiana dovrà iniziare a voltare pagina con veterani come il capitano Nik Melli, come Giampaolo Ricci, Marco Spissu, lo stesso Thompson e persino Simone Fontecchio che accumulano primavere e giri attorno al sole. Nessuno di questi è necessariamente fuori dal progetto (non ce lo si può permettere) ma introdurre e dare responsabilità alla nuova generazione è cosa buona e giusta.

Matteo Spagnolo era al suo primo impegno FIBA con l’Italia, e l’ha preso nei denti, va detto. Fuori ritmo, con la fiducia a tempo nonostante il quintetto base, il neo giocatore del Baskonia non ha fatto vedere nulla del prospetto e giocatore di rotazione da EuroLega che è. Tutta esperienza che sarà preziosa per lui. Gabriele Procida non ha avuto problemi di personalità, appena buttato in campo contro la Spagna ha sparato una tripla pesante dall’angolo sinistro con dedica a Pozzecco, è stato aggressivo anche a costo di qualche errore (la paura di sbagliare che ha tradito Spagnolo) ma ha giocato poco o niente.

Il perché bisogna chiederlo a Pozzecco sperando non s’offenda, e sì che Procida non era al suo primo impegno “da grandi” in nazionale… L’Italia avrà comunque un bisogno spaziale del suo tiro e del suo atletismo, da domani. Saliou Niang non avrà le mani di Doncic ma è alto, lungo, atletico e ha potenziale difensivo. I Cavs hanno puntato l’Euro su di lui prendendolo a fine draft, la scommessa per Sal è mettere assieme un tiro da fuori il più affidabile possibile perché quello farà la differenza per lui. Momo Diouf è il centro titolare del futuro della nazionale e a EuroBasket ha convinto per qualità, voglia e numeri.

Chi sarà il futuro dell’Italbasket?

Ma dietro di loro, o per meglio dire accanto a loro, chi abbiamo? Negli ultimi anni l’Italia del basket ha ritrovato centralità e credibilità internazionale, grazie a un gruppo solido che ha saputo riportare entusiasmo e risultati. Ma lo sport è fatto di cicli. Proprio mentre alcuni protagonisti storici si avvicinano al tramonto, si affaccia una nuova generazione pronta a prendersi la scena. Dame Sarr, Diego Garavaglia, Francesco Ferrari, Luigi Suigo, Maikol Perez e Grant Basile non sono soltanto nomi da appuntare per il futuro. Sono già oggi prospetti in grado di immaginarsi un ruolo da protagonisti nel prossimo ciclo azzurro.

Dame Sarr, talento purissimo cresciuto nel vivaio del Barça e ora a Duke, rappresenta il prototipo della guardia moderna. Esplosività, visione, capacità di incidere tanto con i punti quanto con la creazione per i compagni. Se confermerà il percorso di crescita intrapreso in Spagna, può diventare uno degli esterni di riferimento dell’Italia per un decennio. Accanto a lui, Diego Garavaglia del Ratiopharm Ulm porta in dote solidità e completezza. Lungo capace di difendere su più ruoli, di aprire il campo e di mettere energia in ogni possesso. Sarr sembra il profilo ideale per incarnare quella versatilità che il basket internazionale richiede sempre più.

A proposito di lunghi, due lunghi sono Francesco Ferrari e Luigi Suigo. Il primo, lungo della Gesteco Cividale, è reduce dalla vittoria di EuroBasket 2025 U-20 dov’è stato nominato MVP. Mani educate, piedi rapidi e una naturalezza nel muoversi vicino a canestro che non è così comune nei giocatori italiani della sua età. Potrebbe diventare il centro offensivo che negli ultimi anni è mancato alla Nazionale, diventando il degno erede di Nicolò Melli. Luigi Suigo, invece, si propone come un’ala grande dal fisico già importante, con margini di crescita notevoli. È il classico giocatore che, con il tempo, può una diventare colonna difensiva. St. Bonaventure può essere un luogo in cui l’ex Olimpia Milano può crescere senza pressioni.

Da non dimenticare Maikol Perez, che con la sua duttilità tattica, incarna quel concetto di “collante” indispensabile in ogni grande squadra. Giocatore che magari non catalizza i riflettori, ma che ti fa vincere le partite grazie all’intelligenza cestistica. Baylor può essere un luogo di enorme crescita per il vicecampione del Mondo U-17.

Infine, Grant Basile. L’italo-americano è già oggi pronto per il grande salto: fisico da Eurolega, mobilità da lungo moderno e un tiro da tre che apre spazi vitali per le guardie. La sua presenza garantirebbe alla Nazionale un’arma tattica preziosa contro le difese più chiuse. La stagione con l’Acqua San Bernardo Cantù ha mandato un messaggio non solo alla LBA. La squadra di coach Nicola Brienza venderà la cara la pelle, ma anche a chi verrà dopo Pozzecco troverà una certezza a Cantù.


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