Amari Bailey, seconda scelta al draft NBA 2023 degli Charlotte Hornets e con 10 presenze NBA all’attivo, proverà a diventare il primo giocatore NBA mai effettivamente in campo in una partita, a tornare a giocare al college.
Approfittando del suo anno restante di eleggibilità NCAA, Bailey proverà a farsi “rireclutare” per così dire, affidandosi a un agente e a un avvocato per far valere il suo diritto. Amari Bailey aveva lasciato UCLA per il draft nel 2023 dopo un solo anno, ed era stato selezionato da Charlotte con la chiamata numero 41 al secondo giro. Da lì, 10 partite in maglia Hornets quindi la G-League, e ora il tentativo di tornare all’università.
“Oggi sarei un senior al college, per cui non è come se avessi tipo 27 anni e provassi a giocare contro dei ragazzini. Però ho giocato da professionista e ho appreso tanto, per cui perché no?” ha detto Amari Bailey. Tornare al college non sarà però semplice nella sua situazione, la NCAA ha infatti vietato ai giocatori che abbiano firmato in passato un contratto NBA di tornare indietro, per cercare di arginare un fenomeno che sta prendendo piede grazie alla possibilità di firmare contratti NIL e essere pagati per giocare al college. James Nnaji è tornato a Baylor ad esempio dopo due anni in Europa, e a dicembre l’ex Alabama Charles Bediako, undrafted nel 2023, ha ottenuto dal tribunale in un contenzioso con la NCAA, il permesso di tornare coi Crimson Tide. Né Nnaji né Bediako avevano però giocato nella NBA e non hanno mai firmato un contratto standard, al contrario di Amari Bailey.
La questione tra Bailey, il suo avvocato e la NCAA sarà tutta legale, in mancanza di un regolamento ancora preciso che vieti espressamente a dei giocatori già professionisti di tornare indietro. La NCAA sta chiedendo al Congresso degli Stati Uniti di intervenire con una legge che vieti le “porte girevoli” mentre i singoli atleti sostengono di esercitare un loro diritto, quello di completare se possibile gli anni di eleggibilità che restano loro, come nel caso di Amari Bailey. Una questione con un ovvio risvolto anche economico, con gli atenei NCAA che possono da due anni proporre ai giocatori-studenti dei contratti NIL ad hoc all’interno del loro programma sportivo, e di fatto retribuire i propri atleti.
“Ma non si tratta di un’improvvisata, per me, io faccio sul serio. Voglio migliorare il mio gioco, cambiare l’impressione che si ha di me e provare a vincere” ha garantito Bailey.

