Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsDetroit PistonsCunningham o Edwards? C’è in palio l’MVP e il “titolo” di miglior USA oggi

Cunningham o Edwards? C’è in palio l’MVP e il “titolo” di miglior USA oggi

di Michele Gibin

24 ore dopo che Cade Cunningham aveva incantato il Madison Square Garden con 42 punti per battere i New York Knicks, e si era autoproclamato miglior giocatore statunitense oggi“, Anthony Edwards non poteva non replicare e infatti non ha mancato l’occasione. E con 40 punti rifilati ai Dallas Mavs (non i Lakers dello Showtime) ha rimandato di là la pallina.

Per Ant, fresco di MVP dell’All-Star Game più interessante degli ultimi anni a Los Angeles, 40 punti con 16 su 30 dal campo e 6 rimbalzi per la vittoria numero 35 in stagione dei sui Minnesota Timberwolves che nella Western Conference stanno battagliando con Lakers, Rockets e Nuggets per la terza piazza in classifica. Edwards ha segnato 14 punti nel quarto quarto per togliersi dalle calcagna dei Mavs ostinati anche se alla decima sconfitta in fila, e ancora senza Cooper Flagg infortunato.

Sia Anthony Edwards sia Cade Cunningham si sono ritrovati di fatto tra i favoriti per il premio di MVP stagionale quando i due candidati principali, Shai Gilgeous-Alexander ora e Nikola Jokic tra dicembre e gennaio, si sono infortunati e oggi rischiano di non avere il numero di partite minimo per concorrere. Jokic ha quasi esaurito del tutto il suo bonus, e Shai è fuori da tre settimane per uno stiramento e il rientro non è previsto a breve.

Gli Oklahoma City Thunder sono ancora primi a Ovest ma il margine coi San Antonio Spurs è di sole 3 partite oggi. Dall’altra parte invece i Detroit Pistons di Cunningham sono saldi in testa con 5.5 gare di vantaggio sui Boston Celtics di un altro candidato più che credibile come Jaylen Brown, e con 6.5 partite di vantaggio sui Cavs lanciatissimi, e di un altro nome che sta salendo come Donovan Mitchell.

Il confronto tra Cade Cunningham e Anthony Edwards è di quelli serrati. Per la star dei Pistons medie da 25.7 punti a partita con 9.7 assist e 5.7 rimbalzi, il 46% dal campo con 3.7 palle perse, tante ma molte meno rispetto allo scorso anno quando furono ben 4.4 a gara. Per Edwards 29.3 punti di media con 5.2 rimbalzi, 3.7 assist e il 49.3% dal campo con un grande 40% al tiro da tre su 8.5 tentativi a partita, numeri che sostanzialmente anche i sopracitati Brown e Mitchell stanno sostenendo.

Complici gli infortuni, ma soprattutto il fatto che dopo una partenza da 24-1 di record i Thunder di Gilgeous-Alexander abbiano tenuto un ritmo uguale se non leggermente più basso rispetto a Cavs, Celtics, Pistons e Twolves, ha riaperto del tutto la corsa per l’MVP. E il 2026 potrebbe diventare l’anno in cui un giocatore USA torna a vincere il premio dopo 7 anni di dominio “straniero” (nel 2024 vinse Joel Embiid che non aveva ancora la cittadinanza statunitense, per la cronaca). Uno tra Cunningham, Edwards, Brown o Mitchell potrebbe dunque succedere a James Harden (2018) come porta bandiera USA.

Shai e Jokic non escono ovviamente dalla partita ma il loro margine per essere eleggibili è minimo o rischia di diventarlo. Luka Doncic ha già saltato 13 partite in stagione e come agli altri gliene occorreranno almeno 65 per concorrere. E nonostante le cifre altisonanti da 33.0 punti (top scorer NBA) e 8.6 assist, l’alto numero di palle perse (4.5) e un impatto difensivo negativo lo mettono un gradino sotto agli altri nomi. Jalen Brunson, Tyrese Maxey e persino Kawhi Leonard a cui mancano però le vittorie (i Clippers pagano un inizio terribile di stagione) non sono mai menzionati per il Most Valuable Player, correranno se eleggibili per un posto negli All-NBA, considerando anche che ex MVP come LeBron James, Stephen Curry e Giannis Antetokounmpo sono fuori dai giochi.

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