Chi entra al PalaMaggetti vedrà un cartellone con scritto “grande Roseto“. Una frase semplice che racchiude però alla perfezione tutto quello che hanno fatto le ragazze di Simone Righi, vero condottiero e lìder maximo di un gruppo straordinario guidato dalle genialate di una leggendaria Caloro che nella stagione da loro appena conclusa in LBF ha raggiunto non solo una salvezza tranquilla, ma anche dei playoff ed una semifinale scudetto giocata con grande carattere al cospetto della corazzata Reyer, a breve impegnata alle Final Six di Euroleague Women.
Potremmo parlare di chiunque, del talento devastante di Alyssa Ustby, della crescita esponenziale di Beatrice Caloro stessa… la verità è che per parlare delle singole bisognerebbe prima entrare nel mondo realistico di una Roseto che non vive delle singole, bensì della forza del gruppo, della capacità di guidare il gruppo di un Simone Righi che al primo anno da head coach in A1 ha dimostrato di avere idee chiare, di saper lavorare con delle ragazze giovani, inesperte per il massimo campionato ma davvero “terribili” e di poter ambire in futuro ad una panchina top.
La forza del gruppo, l’impatto di Righi: è una grande Roseto
Chi si sarebbe mai aspettato ad inizio stagione di vedere Roseto mettere paura (e non poca) ad una squadra blasonata come la Reyer in semifinale scudetto? Nessuno. E non c’è niente di male nel dirlo. La squadra abruzzese è arrivata ufficialmente in A1 per provare a mantenere la categoria ripartendo da Lucantoni, Caloro, Espedale e Coser: 4 conferme sull’intero roster della promozione significa ripartire da meno del 40%, ossia un gruppo nuovo per la maggior parte. Basterebbe questo per raccontare l’impresa delle Panthers.
Il vero capolavoro porta la firma di Simone Righi, colui che là a Roseto è direttore sportivo ed allenatore: sostanzialmente tutto parte da un ragazzo di 35 anni che ha fatto pentole e coperchi, che ha assemblato la squadra e – poi – l’ha messa in campo così come abbiamo potuto ammirare tutti. Sei sconfitte nelle prime 7 partite disputate che lasciavano presagire ben poche cose positive, l’infortunio di una giocatrice esperta come Moroni a mettere altri problemi, insomma, di certo non è stato un percorso facile, nonostante si sia sempre detto “questa squadra gioca senza timore”.
La svolta è l’invenzione (per necessità e scelta) di spostare Caloro in cabina di regia dal ruolo di esterna pura: la classe 2004 non solo si è calata alla perfezione nel ruolo, ma lo ha interpretato alla grandissima, andando a crescere in modo esponenziale nella post-season sfiorando la tripla doppia in Gara 2 contro la Reyer. Se a 22 anni e da play “improvvisata” ti cali così nel ruolo si può dire semplicemente che ha stoffa, carattere e personalità da vendere. Questo è l’emblema della stagione, fare di necessità virtù attraversando la sfortuna e compattandosi, affidando la regia ad una ragazza che contro “mostri” come Santucci, Dojkic, Villa e Pasa ha retto l’urto, giocando divinamente.
C’è l’inesorabile talento di Ustby, lunga tiratrice moderna, concreta, solida a rimbalzo e straordinaria scorer, la qualità di Puisis, esterna con punti nelle mani e presente sempre quando contava, c’è il killer instict di una Gianella Espedale che ha affondato Campobasso ai playoff, la personalità di una capitana come Coser… citiamo queste, ma c’è anche la solidità di Verlasevic e Bura sotto canestro che non va dimenticata: Roseto ha costruito un grande gruppo partendo dalla voglia di emergere di ragazze giovani e dall’entusiasmo, credendo sempre nelle sue scelte.
Coach Righi aveva parlato di obiettivo salvezza, anche all’ultimo tiro dell’ultima partita di play-out. Si ritrova ad aprile a raccontare con un filo di amarezza il ko all’ultimo tiro contro la Reyer Venezia in una semifinale scudetto giocata alla pari che meritava di vedere l’epilogo in Gara 3. Le 3000 persone di Gara 2 contro la squadra di Mazzon sono uno dei traguardi di cui le Panthers devono andarne fiere, gli applausi che il tifo organizzato della stessa squadra oro-granata ha tributato meritatamente e sportivamente sono un’altra immagine che deve restare impressa.
Le lacrime scroscianti di quell’amara ma meravigliosa Gara 2 non erano troppo per la sconfitta, quanto – più che altro – perché le emozioni in stagione sono state fortissime. Una storia che è stata scritta in maniera straordinaria da coach Righi e dalle sue ragazze terribili con un gioco fluido, dinamico, di ritmo, condivisione, spirito di sacrificio, guidato alla perfezione da Beatrice Caloro. Non piangere perché è finita, sorridi perché è successo: questa frase calza a pennello per le Panthers, per il pubblico che ha gremito il palasport e per una squadra di carattere e coraggio, perché davvero è una grande Roseto.

