Se vi eravate dimenticati dell’empasse Jalen Duren, bene questa è ancora la situazione tra il centro All-Star e All-NBA 2026 e i Detroit Pistons che sarebbero ancora “distanti” da un accordo per un rinnovo pluriennale di contratto. Duren è restricted free agent e durante la free agency non ha ricevuto alcuna offerta da alcuna squadra, e i Pistons che da subito avevano deciso che non gli avrebbero concesso il massimo salariale da lui richiesto, hanno avuto buon gioco – finora – nell’attendere che il giocatore e il suo entourage abbassassero le pretese.
Nessun’altra squadra ha al momento (e da settimane del resto) lo spazio salariale sufficiente a presentare un’offerta a Jalen Duren. I Detroit Pistons rifirmerebbero anche domani il loro centro titolare ma sono ancora fermi nella loro offerta da non più di 30-35 milioni di dollari annui e un totale stimato sui 170-180 milioni di dollari in 5 anni. Cifra alta ma decisamente più contenuta rispetto a quella immaginata da Duren, che chiede una cifra sui 40 milioni annui e oltre 200 milioni in 5 anni. Da qui l’empasse continua di cui sopra, e la distanza ancora significativa tra le parti.
Parti che potrebbero sempre decidere di rimandare tutto di un anno. Duren potrebbe accettare per il 2026-27 la sola qualifying offer da 9.6 milioni di dollari, per diventare unrestricted free agent nel 2027 e – verosimilmente – lasciare i Pistons.
Detroit attende per ragioni di flessibilità salariale, coi rinnovi attesi per Ausar Thompson e – su cifre minori – Daniss Jenkins. Estensioni che unite a quella di Duren impegneranno per tanti anni il salary cap dei Pistons, i quali si trovano al classico crocevia di ogni squadra NBA emergente e giovane: non “sbagliare” i contratti pesanti, pena una situazione salariale ingarbugliata e difficilmente districabile. Detroit ritiene ancora Jalen Duren un pilastro del roster ma dopo il suo rendimento deludente ai playoffs 2026, affrontati con la testa di serie numero 1 a Est, non considera il centro ex Kentucky un giocatore da massimo salariale e gli chiede di “accontentarsi” anche per garantire alla squadra più flessibilità salariale possibile nel medio periodo. Scelta che diversi altri giocatori hanno fatto negli ultimi anni, e che ha finito per pagare (si veda il caso di Jalen Brunson ai Knicks, ma anche Austin Reaves ha scelto di concedere un piccolo “sconto” ai Lakers, ad esempio) ma che Duren pare non voler prendere in considerazione.
