Nel 2004, anno in cui Dwight Howard venne selezionati dagli Orlando Magic come prima scelta al draft, Facebook era appena stato fondato da Mark Zuckerberg, nel campionato Nba di quell’anno i Lakers di Shaq, Kobe, Karl Malone e Gary Payton avevano perso clamorosamente contro i Detroit Pistons di coach Larry Brown (mettetela da parte questa) e in agosto la nazionale italiana ci avrebbe regalato le notti magiche di Atene.
Howard chiuse la stagione da rookie in doppia doppia di media e partì in quintetto in tutte le partite di regular season (mai successo per un giocatore arrivato dall’high school). Nonostante avesse già un gran fisico, Dwight decise di passare la offseason in palestra e ad un giornalista che gli chiese quanto riuscisse a sollevare sulla panca, con un sorriso rispose: “365 pounds”(165 kg ndr). Il 15 aprile del 2006 Howard mette a segno una vera e propria performance for the ages con 28 punti e 26 rimbalzi.
Nonostante le prestazioni di Dwight continuassero a migliorare i risultati di squadra stentavano ad arrivare, così come i playoff. Dopo diversi allenatori silurati, nella offseason del 2007 i Magic firmarono coach Stan Van Gundy e Rashard Lewis, in arrivo dai Seattle Sonics (nostalgia eh?). Con l’arrivo di Lewis e il suo utilizzo nel ruolo di ala grande i Magic arrivarono fino al secondo round di playoff dove furono fermati dai Detroit Pistons.
Il 2009 sembra essere l’anno buono in quel di Orlando, i Magic ottengono il miglior record (59-23) dal 1995 e sono pronti a dare battaglia alle principali forze dell’est, battono i Celtics campioni del mondo in 7 gare nelle semifinali di conference, poi i Cavs di Lebron James e approdano in finale contro i Lakers di Bryant e di Pau Gasol. Magic escono sconfitti dalla finale ma hanno acquisito la consapevolezza di poter essere in prima linea per la caccia al titolo nelle stagioni successive, la dirigenza della franchigia rivoluziona completamente il roster e questo inizialmente rallenta la squadra durante la stagione 2009-10, in seguito i Magic riprenderanno il passo dell’anno precedente pur non riuscendo a tornare in finale.
Dopo l’eliminazione al primo turno dei playoff del 2011, il “Superman” di Orlando inizia ad essere insofferente alle continue sconfitte con la franchigia della Florida e chiede di essere ceduto, i Magic riescono a tenere la situazione in stallo fin quando la notizia della richiesta di Howard diventa di dominio pubblico. Il “nostro” termina la stagione anzitempo per un’ernia al disco, in estate chiede nuovamente di essere ceduto, questa volta i Magic accontentano la loro star che così ha la possibilità di giocare per il titolo ai Lakers. I lacustri di L.A hanno assemblato un roster di stelle per arrivare al titolo ma i risultati deludono le aspettative (ricordate la storia della finale coi Pistons nel 2004?) e Howard ha difficoltà ad integrarsi nel gioco di Mike D’Antoni. Dopo solo un anno lascia Los Angeles per accasarsi ai Rockets.
Ma cosa sarebbe successo se Dwight Howard non avesse mai lasciato gli Orlando Magic? Al momento dell’addio, Superman aveva subito un pesante infortunio che in parte lo limitò durante la stagione ai Lakers, probabilmente le stesse difficoltà lo avrebbero accompagnato ad Orlando, in più il roster dei Magic era formato in maggioranza da veterani che avevano raggiunto il pieno potenziale, di conseguenza a meno di grosse sorprese i Magic avrebbero perso il loro ruolo di contender credibile per il titolo Nba. Howard chiuse la sua esperienza a Orlando come miglior marcatore, miglior rimbalzista e miglior stoppatore nella storia della franchigia e di conseguenza rappresenta già parte della storia dei Magic, per di più quando nel 2008 vinse la gara delle schiacciate “volando” col mantello di Superman, Dwight aveva indosso la maglia dei Magic e quell’immagine iconica rimarrà impressa nella mente di ogni tifoso o appassionato di basket Nba nel mondo.
Quintetto Orlando Magic odierno con Howard:
C: Howard
PF: Aaron Gordon
SF: Tobias Harris
SG: Victor Oladipo
PG: Elfrid Payton
Uno starting five molto giovane e che può trovare in Howard un buonissimo apporto di esperienza e difesa per consentire ai Magic di centrare i playoffs in questa stagione, ma forse non molto altro.
Diverso come centro rispetto a Vucevic, Howard porterebbe sicuramente peso e muscoli sotto canestro che non farebbero di certo male ad una franchigia giovane ed in cerca di una identità precisa.
Per Nba Passion
Francesco Fevola

