E chissà se Flip Sauders, da lassù, non si stia godendo quel manipolo di ragazzi che aveva messo insieme con l’ausilio del front office, nella speranza di riportare la ‘sua’ franchigia ai vertici della NBA. E questo positivo inizio di stagione non può che confermare gli auspici del coach scomparso prematuramente qualche settimana fa: i Minnesota Timberwolves in prospettiva sono da tenere d’occhio attentamente, almeno stando alle gare disputate finora.
Già, probabilmente il traguardo playoff non è alla portata (anche se non si sa mai), ma la banda guidata da Sam Mitchell rientra tra le note più positive di questo scorcio di regular season. Attualmente il record è di 4 vittorie e 3 sconfitte, frutto di un mix di giovani e veterani che ben si sono amalgamati tra di loro. Attualmente i Lupi sono la decima miglior difesa del campionato per punti subiti e la dodicesima nella graduatoria rimbalzi, mentre per quanto riguarda l’ attacco sono classificati al ventesimo posto con un offensive rating pari a 98.7 punti segnati ogni 100 possessi. Da evidenziare il fatto che i successi sono giunti in trasferta e che i KO invece sono avvenuti esclusivamente a domicilio.
Le attese sul conto di Karl-Anthony Towns, come accade spesso per una prima scelta del draft, erano molto alte, anche se il prodotto di Kentucky non le ha affatto tradite. Già, il lungo sta mostrando quel carattere da giocatore maturo, nonostante l’età. Temibile in attacco e solido in difesa (come le dimostrano le 3 stoppate a partita): praticamente un’arma utile in entrambe le metà campo, capace di mettere a referto una doppia doppia di media da 16 punti e 10.4 rimbalzi conditi da 1.3 assist. Dunque Towns si è presentato subito bene sul palcoscenico dei grandi, andando a formare col compagno di merende Andrew Wiggins una coppia potenzialmente dominante per gli anni avvenire. Il canadese, dopo un avvio un po’ stentato, sta prendendo sempre più confidenza dei propri mezzi, come ha confermato la prova da 33 punti che ha regalato ai suoi la sorprendente vittoria contro gli Atlanta Hawks. Una crescita sempre più costante che non può non proseguire.
Towns e Wiggins, ma non solo. Sta cominciando a convincere anche Ricky Rubio, su cui alcuni critici hanno da tempo espresso dello scetticismo: il play spagnolo sta ormai prendendo definitivamente le chiavi della squadra, con una ritrovata leadership. 13 punti (tirando col 39.3% dal campo), 4.3 rimbalzi e ben 9 assist in 6 match disputati sono un buon biglietto da visita finora, con lo staff tecnico che si augura che questo sia l’anno della sua esplosione definitiva.
E poi ci sono gli altri enfants terribles a far da contorno. I vari Zach Lavine, Gourgi Dieng e Shabazz Muhammad sono i validi scudieri che stanno affiancando le prime donne in questo percorso di ricostruzione, supervisionata ovviamente dai senatori presenti nel roster. Sì, perchè Kevin Garnett in primis ha messo sotto la sua ala protettrice i pischelli del roster (specialmente Towns) per farli filare sulla retta via. A dispensar sempre utili consigli tecnici c’è anche gente navigata come Andre Miller, Tayshaun Prince e Kevin Martin che, nei momenti più delicati, possono risultare in qualche modo decisivi con la loro esperienza, probabilmente più importante del loro apporto a livello tecnico.
Insomma, questi Timberwolves rappresentano uno dei contesti più intriganti di tutta la lega. Di sicuro la squadra è acerba e ha tanti dettagli da affinare (a partire dall’aspetto psicologico) ma, lavorando a testa bassa, tra qualche anno le tanto conclamate soddisfazioni potranno arrivare. Di solito, chi ben comincia…
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio ( @daniele_maggio on Twitter)



