Nascere negli anni ’90 a Saginaw, Michigan può dire molto su chi saranno i tuoi idoli d’infanzia. Eminem può esserne uno se si è appassionati di musica rap. Aretha Franklin può esserne un altro se ci si appassiona alla musica gospel. Barry Sanders per quanto riguarda il football americano, ma, soprattutto, Ben Wallace se si portano i capelli afro e si è tifosi sfegatati dei Detroit Pistons.
L’infanzia di Draymond Green, giocatore dei Golden State Warriors, può rinchiudersi nell’ammirazione di qualcuno appena citato. Non so se sia un grande fan di Eminem, so per certo, però, che il numero 23 di GSW nutre un’immensa stima per “Big Ben”, il numero 3 dei Detroit Pistons, che ristabilì il significato della parola difesa. Draymond nella notte italiana tra il 16 e il 17 Gennaio di quest’anno ha voluto rendere omaggio al suo idolo da bambino e suo punto d’ispirazione come giocatore, nella notte in cui i Warriors trovano la loro quarta sconfitta stagionale al Palace of Auburn Hills, ma soprattutto, nella notte in cui i Pistons ritirano la numero 3 di Big Ben.
Wallace fu un giocatore atipico, fuori dal comune. Non scelto al draft, viaggia in Italia dove fa un tryout con la Viola Reggio Calabria (quella di Manu Ginobili). Rientrato nella sua patria, inizia la sua carriera NBA con i Washington Wizards, allora ancora conosciuti come Bullets, dove però gioca solo 34 partite nella prima stagione e non lascerà certamente il segno nelle successive due. Nemmeno la stagione 1999-2000 ad Orlando, può essere considerata come esaltante per il nativo di White All, ma tutto cambia l’anno dopo quando si trasferisce nella “Motor City” e diventa un Piston. A Detroit vincerà tutto: campione NBA nel 2004; 4 volte Defensive Player of the Year( record che condivide con Dikembe Mutombo); 4 volte All Star; 5 volte First Nba Difensive team.
Ma torniamo a Draymond Green e a alla sua lettera di ringraziamento a Wallace. Quello che Draymond adora di Wallace è il modo in cui il giocatore dei Pistons innova il basket. Wallace è, senz’altro uno dei giocatori più amati in quel di Detroit, nonostante il suo fisico non sia uno di quelli che possano dominare l’NBA, o per lo meno, sulla carta, non potrebbe. Ben è alto 2.06 metri e pesa 110 kg; beh per un ala piccola niente male, si, però Ben è un centro. E che centro aggiungerei. È conosciuto come uno tra i grandi rimbalzisti del gioco, ottimo stoppatore (leggende narrano che in una gara 5 delle Eastern Conference Finals 2006 stoppò Shaq) e uno dei più grandi difensori della storia.
“God placed him there because a kid from Saginaw was watching with the dream of playing in the NBA”. Green scrive questo nella sua lettera per Ben. Scrive così perchè se Green oggi sta facendo quello che sta facendo, una parte di merito va anche a quel 2.06 con i capelli Afro e la vita un po’ sregolata. Perché Ben Wallace ha insegnato qualcosa a tutti i ragazzini con un sogno chiamato NBA: per diventare un giocatore di alto livello non conta solo il fisico, certo aiuta, ma se si ha un grande cuore, anzi un “heart of a lion” come Green scrive; e se si lavora veramente duro niente è impossibile, per informazioni guardare verso il tetto del Palace of Auburn Hills.
Per NBAPassion.com
Francesco Zoppis
