Gara 6 delle Finali di Western Conference tra i Golden State Warriors e gli Oklahoma City Thunder si è conclusa da poche ore regalando a tutti gli appassionati della palla a spicchi una gara che difficilmente potrà essere dimenticata.
Ai californiani serviva una prestazione davvero superlativa per pareggiare la serie sul 3-3 e recuperare il fattore campo in vista di gara 7, mentre i ragazzi di coach Donovan dovevano semplicemente confermare la loro superiorità, dimostrata nelle precedenti 5 gare, nei confronti dei campioni NBA dello scorso anno.
OKC parte forte, anzi fortissimo, con una serie di canestri frutto di un mix di talento e aggressività, ma il vero punto di forza dei Thunder si rivela essere la difesa, soprattutto quella del pitturato. Nel frattempo i Warriors faticano sia a trovare fluidità in attacco (finiranno la partita tirando con il 34.9% da dentro l’arco dei 3 punti, contro il 52.2% dei padroni di casa) che solidità in difesa, subendo canestri dal dinamico duo Durant–Westbrook e concedendo qualche canestro di troppo anche ai vari Ibaka, Roberson e Adams.
Gli unici punti di riferimento per i Guerrieri sono Klay Thompson, che chiuderà con 41 punti e 11/18 da 3 stabilendo il nuovo record di triple segnate in una gara di Playoff, Draymond Green, che colleziona 3 palle recuperate ed una prestazione difensiva davvero solida, e l’MVP Stephen Curry, che dopo un primo tempo complicato torna ad essere il solito alieno nella seconda parte di gara.
Durant e compagni vincono i primi 3 quarti (1°: 20-23, 2°: 28-30, 3°: 27-30) ma crollano nel quarto decisivo (33-18) e consegnano la partita nelle mani dei loro avversari, che per tutta la partita sono sembrati “alle corde”.

Come fare, quindi, a sconfiggere questi Warriors? Quali sono i punti di forza e quali sono le cose che non hanno funzionato per OKC?
Partiamo dalle note positive: la difesa.
La protezione del ferro è stata fondamentale per costruire il vantaggio dei Thunder nei primi tre quarti, concedendo appena 28 punti nel pitturato ai campioni in carica.



Curry non è stato l’unico Warrior ad avere problemi ad arrivare al ferro avversario, infatti, sempre nel primo quarto, anche Thompson non riesce a superare l’ottima difesa in area dei Thunder.


Questo attacco in transizione da canestro subito è stato una costante nel gioco dei Warriors durante la stagione regolare, con un risultato spesso diverso da quello appena analizzato.




Tutte le azioni difensive analizzate hanno poi portato ad un canestro dei Thunder, spesso in transizione o comunque nei primi secondi dell’azione e grazie a ciò nei primi due quarti di gioco hanno praticamente controllato la partita.
Negli ultimi due periodi di gioco però le cose sono cambiate: oltre a Klay Thompson anche Stephen Curry ha cominciato a segnare con continuità e la difesa di Golden State è salita di livello, soprattutto nei possessi decisivi.



Questo errore offensivo ha portato al contropiede dei Warriors chiuso dalla tripla di Curry che pareggia il risultato con meno di 3 minuti di gioco rimasti.


Dalla palla recuperata di Iguodala è partito l’ennesimo contropiede dei Warriors chiuso dall’undicesima tripla di Thompson per il +3 dei californiani.
I Thunder hanno poi sprecato ben due rimesse in zona d’attacco che hanno facilitato la vittoria della compagine di coach Steve Kerr, posticipando il verdetto sulla serie a gara 7.
Oklahoma City ha giocato una grande partita e ha fatto sudare la squadra delle 73 vittorie fino agli ultimi secondi della partita, sbagliando solo alcune scelte nei possessi decisivi. Se riusciranno a concentrarsi su ciò che di buono hanno fatto e su come potrebbero affrontare i momenti più delicati della partita, avranno più di una chance di conquistare il titolo della Conference Occidentale.

