
Tristan Thompson in marcatura su Curry
A inizio anno quando cominciarono le diatribe sul rinnovo di Tristan Thompson, Lebron James disse senza mezzi termini: “Per Cleveland, firmare Tristan Thompson dev’essere prioritario”.
E così fu, 5 anni di contratto per ben 82 milioni di dollari. Cifre importanti che provocarono reazioni polemiche nel mondo NBA ( come dimenticare il tweet di DeMarcus Cousins ad esempio).
The King era ben consapevole della fondamentale importanza di questo giocatore ed i fatti gli hanno dato ragione. Si perché, dopo i grandi playoff disputati lo scorso anno, dove Cleveland sfiorò l’impresa senza Irving e Love, Thompson ha trovato la sua consacrazione definitiva proprio in questa stagione trionfale dei Cavs.
Sicuramente ha giovato il cambio di allenatore, difatti il passaggio da Blatt a Lue gli ha fatto guadagnare il posto in quintetto da centro al posto di Mozgov (pupillo di Blatt dai tempi della Russia).
Coach Lue ha deciso subito di puntare forte su di lui, definendolo il cuore e l’anima della squadra per il suo lavoro sia in campo che fuori. James stesso lo adora (nell’NBA di oggi viene considerato praticamente un Lebron’s guy) per le sue qualità, per la sua grande energia, per il suo non risparmiarsi mai e per il suo gioco duro nel pitturato. Thompson d’altronde è uno che la palla la chiede poco, la tocca spesso e sotto il canestro c’è sempre, sia in attacco che in difesa.
Partiamo da un dato: gara 7 è stata la sua numero 103 del 2015-16 tra regular e post-season. In regular season non ha saltato nessuna delle ultime 370 partite, e questo la dice lunga sulla serietà e sulla professionalità del giocatore.
Certamente la stagione 2015/2016 è stata la sua miglior stagione in carriera, e non solo per il fatto che è culminata con l’anello. Le sue prestazioni sono state più che buone durante l’anno ed eccellenti ai playoff.
Durante la regular season, come accennato prima, Thompson si è guadagnato a gennaio un posto da titolare a discapito di Mozgov. Solitamente con Blatt faceva il sesto uomo da 4, ma con Lue ha trovato la sua dimensione a fare il 5 effettuando un grande lavoro difensivo e di supporto offensivo per le azioni di James-Smith-Irving e Love.
Nella post-season poi Thompson ha alzato di gran lunga l’asticella dell’intensità di gioco. Drummond al primo turno è stato un avversario ostico, così come lo sono stati Byombo e Valanciunas nella finale di conference contro Toronto e infine Bogut nella finalissima.
Ma il canadese ne è uscito sempre bene, le statistiche della post sesason sulla carta non sembrano eccezionali e dicono 6,7 punti (con .527 di percentuale al tiro), 9 rimbalzi e 0.9 stoppate di media ma in realtà il lavoro sul campo di Thompson è stato molto efficace sotto tanti punti di vista approfondibili attraverso statistiche più specifiche. Ad ogni modo è nelle finals che Thompson ha dato il meglio di sé facendosi trovare sempre pronto ad aiutare le penetrazioni di James e Irving. Il suo apporto a rimbalzo è stato determinante e non è affatto da sottovalutare la sua importanza nel sistema difensivo dei Cavs dove è stato in grado di contenere giocatori ben più piccoli di lui.
Già perché, oltre a stare appresso ai movimenti sporchi di Bogut ,Tristan ha fatto un lavoro che probabilmente è passato inosservato: ha costretto gli avversari a 14 palle perse nella serie (più di quanto ha fatto James, secondo con 12), ha costretto Stephen Curry ad un misero 0/11 al tiro con 4 palle perse contro di lui ed a Klay Thompson ha contestato il 92% dei tiri dal campo facendogli anche perdere 3 palloni.
Le sue medie poi si sono alzate se consideriamo solo la finale con i Warriors, 10.5 punti e 11.3 rimbalzi a partita con 61% di percentuale dal campo. 30 punti e 34 rimbalzi complessivi nelle ultime tre partite (quelle della rimonta) in cui è stato la terza stella dei Cavs dopo James e Irving sopperendo così al calo netto di Love.
Sotto canestro non ha assolutamente avuto rivali: 71 rimbalzi totali, il migliore della serie dopo James.
Non v’è dubbio che sia stato uno dei fattori determinanti delle finals dimostrando a tutti coloro che ad inizio stagione avevano storto il naso per il suo contratto che si sbagliavano.

