“Ho sempre dichiarato di voler rimanere qui. Per me Golden State non è mai stata un’opzione, io voglio ritirarmi da giocatore dei Dallas Mavericks.”
Rumors erano e rumors sono rimasti. In realtà Dirk Nowitzki aveva già in testa le intenzioni per il suo futuro: restare ai Mavs. La leggenda tedesca ha infatti rotto gli indugi e spazzato via ogni dubbio firmando un biennale da 40 milioni di dollari. Probabilmente l’ultimo contratto della sua carriera, in pratica.

Dirk Nowitzki, bandiera dei Dallas Mavericks.
Troppo forte il legame con la città texana, troppo consolidato il rapporto con la squadra che gli ha permesso di recitare sul palcoscenico più prestigioso della palla a spicchi. Scelto dai Milwaukee Bucks con la chiamata numero 9 del draft 1998, Wunder Dirk viene spedito subito tramite scambio a Dallas. Qui matura, cresce come uomo, cresce come giocatore. Soprattutto come giocatore. Il contesto, per le sue caratteristiche, è perfetto: pian piano sviluppa la sua pericolosità dal perimetro e le sue skills da lungo atipico, compreso quel tiro in allontanamento diventato il suo indelebile marchio di fabbrica.
Tanti i canestri infilati, tante le prodezze messe in scena. Battaglie, vittorie, sconfitte, riconoscimenti e critiche. Come un guerriero arcigno e duro a morire, Nowitzki non molla mai combattendo per la sua ‘seconda’ patria, per la sua causa. Con Dallas cade rovinosamente nel 2006, quando sul 2-0 nelle Finals, i Miami Heat compiono un‘incredibile rimonta non permettendogli di conquistare il titolo. L’anno successivo si aggiudica il premio di MVP, primo europeo a riuscirci.Tuttavia nella stagione 2010/2011 si riprende il maltolto, ricompensando le sue fatiche. Nel re-match con il team della Florida, il teutonico gioca gara 1 con un infortunio alla mano e gara 4 con la febbre a 38.5, ma riesce ugualmente a trascinare i suoi all’agognata vittoria. L’apoteosi, lo zenit della sua vita cestistica, la giusta sublimazione del matrimonio con una comunità, con una maglia, con una famiglia.
Certi amori non finiscono mai, ma in questo caso nessuno ha fatto un giro e poi è tornato. Il numero 41 è rimasto sempre lì, al suo posto, a lavorare a testa bassa e a dare il massimo. Da vero baluardo, da autentico leader. E lo farà fin quando si sentirà di calcare il parquet.
Ci sarà da affrontare una stagione senza aspirazioni da titolo, dove ci sarà da strappare il pass per la postseason. Andrew Bogut, Harrison Barnes e Seth Curry sono i nuovi soldati arruolati, a cui Nowitzki dovrà far da generale. Le bandiere, nella NBA, non sono state messe del tutto in cantina, anzi. Quella dell’ala grande sventola in alto più che mai, con fierezza ed orgoglio. Avanti insieme, senza paura, mano nella mano. Dallas for life.

