Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsBe and Wannabe: Warriors e Lakers allo specchio

Be and Wannabe: Warriors e Lakers allo specchio

di Andrea Badiali
Durant e Ingram

Durant e Ingram

Nel film “Quanto Alice ruppe lo specchio“, Lucio Fulci narra le gesta di un serial killer, cannibale e scommettitore patologico. Uccide donne facoltose, dopo averle sedotte e derubate, per poi darne i resti ai maiali. Il tutto finché un misterioso imitatore comincia anch’egli ad uccidere, lasciando indizi che lo incastrano. Proprio come in quel film, i Golden State Warriors sono una macchina di morte (ricordate la Death Lineup?) e con l’ingresso di Durant diventeranno qualcosa di difficilmente arrestabile. Eppure essere così devastanti induce all’emulazione. I Dubs rischiano dunque di venire sopraffatti dalla propria ombra, uccisi da un imitatore insospettabile e spietato, i Los Angeles Lakers?

Disclaimer

Con questi paragoni non è mia intenzione paragonare l’abilità dei giocatori, ma, come detto, capire quali e quanto simili siano le caratteristiche delle due squadre. Se dunque vedrete che Ingram è quasi uguale a Durant, non pensate che sia bravo quanto lui, quanto che per caratteristiche e fisico siano quasi del tutto potenzialmente assimilabili. La percentuale non è frutto di elaborati calcoli statistici, ma dovrebbe riflettere il grado di similitudine tra i due soggetti.

PG: Steph Curry vs. D’Angelo Russel – 76%

D'Angelo Russell Crosses Stephen Curry

Scambiategli le maglie e resta comunque un’azione plausibile. Tranne che Curry non passerebbe nemmeno la borraccia a Jianlian da quella posizione.

L’alieno di Akron è un giocatore anomalo, un play che passa poco ma che segna tantissimo. E ovviamente tira da tre in modo sublime. Russell ha un’attitudine all’assist più elevata, non disdegna di cercare soluzioni dalla media ed ha capacità di tenuta difensiva migliore. Ma i punti in comune non sono pochi, a partire dalla meccanica di tiro molto simile (mano dominante a parte): entrambi saltano poco e rilasciano il pallone con estrema velocità e precisione. Anche nell’attaccare il canestro hanno comportamenti simili, cercando l’appoggio a tabellone più che il ferro. Molto bene entrambi in uscita dal blocco, anche se Curry cerca la tripla con maggior frequenza ed assenza di incertezze. Quanto Russell potrà salire di livello non è dato sapere, ma in preseason ha dato indizi di notevole crescita. E soprattutto, ha appena 20 anni. Curry ha avuto un inizio carriera con meno pressioni ed è cresciuto di pari passo con la sua squadra. Ed in molti mi davano del pazzo quando, nel 2013, sostenevo che fosse si e no a metà delle sue capacità.

SG: Klay Thompson vs. Jordan Clarkson – 38%

Thompson da tre su Clarkson

Jordan arriva su Thompson come un regionale proveniente da Pontedera per La Spezia: in ritardo.

Thompson è un grande difensore, capace di tenere su tre ruoli senza pregiudicare la sua fase offensiva, dove è il secondo miglior tiratore della Lega (inutile ricordare chi è l’altro, right?). Attacca con frequenza il ferro, partendo molto spesso dagli angoli, scena del delitto prediletta dalla quale può colpire qualunque difesa. Ma dal palleggio non ha grandi capacità di creare il gioco. Clarkson è più duttile: può giocare da play con ottime doti da assistman, tirare da fuori con buone percentuali o giocare sopra il ferro anche a difesa schierata. Come Klay è un buon difensore, ma non ha (ancora) la capacità di reggere contro giocatori più grossi (ma sta cercando di compensare con le rubate). Se Jordan continuerà a lavorare sul tiro e sulla difesa, potrà diventare una giocatore anche più completo di Thompson, pur se difficilmente avrà pari efficienza offensiva.

SF: Kevin Durant vs. Brandon Ingram – 99%

Durant vs. Ingram

Durant porta a spasso Ingram e infila una tripla no-look in pieno Curry style.

Qui il giochino riesce facile. Vederli giocare uno contro l’altro in preseason è stato come vedere Spiderman ed il suo clone. Stesso fisico, stesse movenze, stessa meccanica di tiro, stesse abilità in difesa ed attacco. Identico anche l’atteggiamento, compassato e apparentemente poco grintoso, ma sempre attento al gioco ed alle dinamiche della partita. Non so se Ingram sia un clone di Durant, ma poco ci manca. Non sono il primo e non sarò l’ultimo a sostenerlo, ed è anche la ragione principale per la quale i Lakers lo hanno scelto. Quasi certamente Ingram avrà un impatto diverso (e probabilmente minore) su questa stagione, rispetto al rookie Durant, ma questo non toglie che sia sostanzialmente la stessa persona. Vi chiederete quell’1% di differenza: beh, anche l’uomo e la scimmia hanno un genoma identico al 99%.

PF: Draymond Green vs. Julius Randle&Larry Nance Jr. – 89%

Green stoppa

In questa GIF c’è tutto il Green che manca ai Lakers

Ho dovuto comparare Green con entrambi i giovano Laker per molteplici ragioni: la prima è che non viene facile a Walton, figurarsi a noi, scegliere tra le due ali, che paiono complementari quanto a caratteristiche. La seconda è che, effettivamente, la versatilità di Green è così ampia da poter reggere il confronto. Draymond infatti è un eccellente difensore, buon passatore e discreto tiratore (come Nance), ma ha la fisicità e il gioco in post di Randle. Come Nance gioca divinamente il pick&roll e sale ben volentieri sopra il ferro, mentre similmente a Julius ha la capacità di mettere a terra la palla e portarla in transizione senza temere l’aggressività dei piccoli. Ciò che i due Lakers non hanno fa parte di ciò che viene chiamato “intangibles“: sono tutte quelle piccole cose che Green fa e lo rendono Green: il trash-talking, l’intimidazione, la leadership vocale e fisica. A parte questo, ai Lakers resta solo il problema di convincere l’NBA a farli giocare in 6.

C: Zaza Pachulia vs. Timofey Mozgov – 91%

Mozgov airball

Mozgov in pillole: rimbalzo offensivo, airball, stoppata sul suo stesso tiro, altro rimbalzo, tap-in.

Viene difficile paragonale Pachulia ad uno qualunque dei centri gialloviola. In prima istanza perché non è ben chiaro come si integrerà nei Warriors ed in seconda battuta perché in definitiva non interessa a nessuno sapere se è simile a qualcun’altro o meno. Nel dubbio ci fidiamo di Walton. Zaza e Mozgov hanno in effetti caratteristiche molto simili. Entrambi centri vecchio stile, con un limitato range di tiro ma buone doti da rim-protector. Sufficienti nel portare i blocchi così come nello scivolamento a canestro. Non hanno quella visione che ha reso funzionale Bogut nel sistema Warriors, sembrano più la pedina buona per la palla a due e poco altro.

Sixth-Man: Andre Igoudala vs. Lou Williams – 22%

E’ in panchina, il coach si avvicina e gli dice: “Quello è il giocatore più forte del mondo. Ora entra e difendi su di lui”.  Chiunque altro sarebbe scappato a nascondersi in un antro buio a piangere sulla propria inadeguatezza. Andre invece si alza, sorride, e risponde “Ok”.

Poi fa questo.

I due sesti uomini designati sono diversi in quasi tutto, a partire dal ruolo. Igoudala è un difensore arcigno e oppressivo (l’MVP delle Finals 2015 fu del tutto meritato), non letale quanti gli Spash Brother dall’arco ma comunque non molto lontano. E’ capace di difendere su chiunque, passare, tirare. E’ un ninja che ti trovi davanti, con la mano sulla palla mentre pensavi di averlo lasciato dietro al blocco. Lou, al contrario, è come un insetto fastidioso: in difesa è poco incisivo, l’assist non è la sua priorità ed ha limitate soluzioni offensive. Ma fa tanti punti. L’efficienza lo assimila ad Harden: tirare tanto da tre e cercare ossessivamente il fallo. I punti che garantisce partendo dalla panchina hanno un impatto simile all’aggressività sul portatore di palla di Igoudala.

Coach: Steve Kerr vs. Luke Walton – 87%

La lavagnetta di Kerr

Qui vediamo Kerr in un raro momento di calma.

Kerr ha rivoluzionato il gioco, o meglio, ha reso la rivoluzione già in atto qualcosa di vincente. Ma delle 73 W dello scorso hanno, la metà sono merito anche di Luke. Walton è il trait d’union tra l’oggetto ed il suo riflesso, tra Warriors e Lakers. Entrambi sono ex giocatori di squadre dominanti nel loro decennio (i Bulls di Jordan il primo, i Lakers di Shaq e Kobe il secondo), pur giocando da comprimari in squadre di superstar. Sono relativamente giovani, hanno idee ben chiare ed un rapporto eccellente con i propri giocatori. Ottime menti cestistiche, sia da giocatori che da allenatori, sanno come gestire le cose dentro e fuori dal campo. Ma se Steve ha ormai dimostrato ampiamente le proprie capacità, di Walton possiamo solo immaginare quanto le sue indicazioni abbiano influito su una macchina quasi perfetta come quella dei Dubs dello scorso anno. E non sappiamo, se non marginalmente, quale impatto potrà avere sui Lakers. La differenza tra i due sta nell’approccio: Luke è l’uomo compassato e sempre tranquillo, anche quando il suo compagno di squadra gli rifila 70 punti in allenamento come ripicca. Kerr è più emotivo, sempre protettivo con la propria squadra e spesso si lascia andare a battibecchi con le zebre, senza però mai scadere nell’infrazione. A Walton manca ovviamente l’esperienza da Head Coach in tutto e per tutto, ma non dubito che abbia imparato molto in questi anni da vice-Kerr.

Quello che non so, che nessuno ancora sa, è se quello che ha imparato sarà sufficiente.

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