Per i Cleveland Cavaliers i primi due paragrafi sono andati in cantiere portando altrettante vittorie.

LA QUICKEN LOANS ARENA IN FERMENTO
New York è stata poco più che una parantesi, in un clima di festa ed esaltazione generale, vuoi per l’argenteria consegnata, vuoi per lo stendardo issato. Stessa cosa non si può dire invece della partita giocata in Canada, dove i Raptors si sono confermati bestia forte della parte orientale del tabellone. Una tripla di Kyrie a meno di un minuto dalla fine ha chiuso di fatto le ostilità in favore degli uomini in maglia color vinaccia.
Ma come sono apparsi questi Cavs nelle prime due uscite? Sicuramente stimolati a ripetersi, risulterebbe strano il contrario, e ciò si rispecchia molto nell’approccio che mantengono in campo. “These guys love to play each other” ammette il telecronista durante i tanti replay che condiscono un’esibizione NBA, ed effettivamente, a ben guardare, ciò è più che veritiero.
Gioco di squadra
Nelle due partite si è potuto ammirare un discreto gioco corale, fatto di intenzioni altruistiche e mirato a mettere in piedi il miglior tiro possibile, che esso sia una bomba di JR Smith o Kevin Love, oppure una penetrazione di Kyrie Irving o LeBron James. Molti extra pass indicativi di tal senso, sintomatici di uno spogliatoio sano e competitivo, oltre che competente. Durante il match di Toronto questa politica si è tradotta in una vittoria sul fil di sirena, perdendo un numero elevato di palloni per la statistica specifica. Pecca di altruismo? Meglio così che essere egoisti, verrebbe da dire, com’è stato durante il primo anno assieme, dove la personalizzazione offensiva e gli spazi collassati hanno fatto da padrone. Ora invece il gioco di squadra risulta efficiente ed efficace, spazi occupati, palla in post e scarichi per tiri comodi.
“One man’s trash is one man’s treasure” si diceva JR Smith appena sbolognato da quelli della Grande Mela, che tra l’altro avevano pure ragione sul momento, un po’ meno dopo. Mancano Mozgov e Dellavedova, due role player che però il campo lo hanno visto pochino, specie il russo. Manca un playmaker di riserva. Kay Felder è elettrizzante ma è giovane e per ora non arruolabile, si è parlato di una possibilità con Mario Chalmers, fiero alfiere del monolite col 23 ai tempi di Miami, ma ancora nessuna concretizzazione in tal senso.

COACH TYRONE LUE
I tifosi quindi stanno alla finestra con gli occhi lucidi, la stagione è ancora lunga ma Coach Lue si può dire già contento di quanto fatto da quando si è avvicendato con Coach Blatt, riuscendo a costruire un gruppo solido ed un piacevole gioco di squadra, sia offensivo che difensivo, dato che i suoi hanno subito solo 88 e 91 punti contro due potenziali finaliste di conference.

