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Celtics Breakdown: finalmente al completo

di Salvatore Caligiuri
Al Horford Boston Celtics

Celtics Breakdown: finalmente al completo

La settimana appena trascorsa è stata molto importante per i Boston Celtics, considerato che per la prima volta, dall’inizio di stagione, la squadra era al completo. Di seguito i risultati delle ultime partite:

vs Golden State Warriors 88-104 (Thomas 18 pti, Bradley 10 reb, Rozier 5 ast)

@Detroit Pistons 94-92 (Thomas 24 pti, Horford 11 reb, Thomas 8 ast)

@Minnesota Timberwolves 99-93 (Thomas 29 pti, Horford 6 reb, Horford 5 ast)

@Brooklyn Nets 111-92 (Thomas 23 pti, Johnson 9 reb, Horford 8 ast)

I ritorni di Horford e Crowder

Come detto, i ritorni degli infortunati Al Horford e Jae Crowder sono stati fondamentali per le ultime vittorie dei bianco-verdi che, seppur ancora con qualche sbavatura, hanno messo in campo una buona difesa riuscendo a tenere l’attacco degli avversari sotto i 100 punti.

Crowder, nonostante non sia al meglio della condizione (potrebbe saltare qualche partita nei prossimi giorni), ha portato tanta energia e voglia in entrambe le metà campo. In difesa, ha ridato quei centimetri, che Smart non può dare, necessari per marcare un’ala piccola e in attacco ha aggiunto pericolosità dall’arco, fattore di grande rilievo nell’attacco disegnato da coach Stevens.

Danilo Gallinari contro Crowder

Jae Crowder in azione con la maglia bianco verde

Anche Horford ha contribuito al miglioramento dell’efficienza difensiva, risultando, soprattutto nella vittoria contro i Pistons, decisivo ai fini del risultato. Al è ormai diventato un All-Around player, dotato di grande visione di gioco e playmaking, caratteristiche da non sottovalutare dati i suoi 210 centimetri. L’ex Atlanta Hawks è risultato determinante anche nella metà campo offensiva avendo messo a referto due partite da 20 punti. Non da meno è la prestazione contro i Nets, nella quale riempie 4 caselle delle statistiche, tra le quali notiamo gli 8 assist.

Al Horford

Al Horford con la casacca dei Boston Celtics

Second unit: correnti alterne

Se il quintetto titolare fa ben sperare in ottica playoff, facendo di circolazione di palla e gioco perimetrale le principali armi offensive, la second unit rimane il cruccio principale di coach Stevens. La colonna portante della panchina biancoverde è senza dubbio Marcus Smart, che sta diventando sempre più un fattore difensivo. Le sue giocate decisive spesso arrivano durante i momenti più bui, ridando grinta alla manovra bianco-verde. Smart è uno specialista delle palle rubate, che spesso aprono la possibilità di un contropiede rapido e sanguinoso. Spesso è lo stesso Smart a guidare la rapida transizione offensiva, ma in alternativa anche Thomas e Bradley hanno la visione di gioco adatta a condurre un contropiede che porti a due punti facili o ad un fallo subito.

Marco Belinelli contro Smart

Smart: Celtic Pride

Il vero problema di questa second unit, però, rimane la continuità: emblematici sono i match giocati da Kelly Olynyk e Jonas Jerebko, tasselli fondamentali dell’attacco biancoverde. Stevens predilige il gioco perimetrale, e i due ragazzi sopra citati sono fondamentali in questo senso. Sia il canadese che lo svedese hanno offerto prestazioni cristalline al tiro, alternate però da gare in cui le scelte giuste si sono rivelate ben poche. Non potendo dare un grande contributo difensivo per evidenti limiti tecnici o fisici, quando questi due giocatori non riescono ad esprimersi al meglio in attacco la second unit perde di consistenza offensiva, lasciando aperta la porta per un parziale avversario.

Focus on defense: da rivedere la difesa sui lunghi

Uno dei piccoli problemi che affliggono la franchigia del Massachusets è la difesa sui lunghi avversari. Quando infatti si tratta di marcare lunghi più fisici e pesanti, la difesa dei Celtics si sbilancia totalmente. E’ il caso della partita contro i Wolves di Karl-Anthony Towns, ma ancora di più di quella contro i Nets di Lopez e Booker.

In questi casi, la scelta difensiva è di raddoppiare spesso in post con uno dei piccoli, lasciando così aperto un tiro per la franchigia avversaria. Da qui, però, si sviluppano una serie di piccoli problemi che lasciano una certa tranquillità alle avversarie nel pitturato. Se uno dei lunghi viene raddoppiato ma le uscite dagli aiuti sono tardive, però, questo consente al lungo non marcato di prendere rimbalzi e segnare punti facili in moltissime occasioni. D’altra parte, se arriva in tempo la marcatura sul secondo lungo, la difesa non riesce a scalare in tempo per evitare il tiro da fuori di uno degli esterni. In questo modo, le avversarie hanno spesso a disposizione parziali che rimettono in discussione gare che potrebbero altrimenti essere già chiuse.

Questo scompenso difensivo risulta amplificato quando in campo ci sono le seconde e terze linee dei C’s, talvolta inesperte e talvolta inadatte a difendere. I miss-match che si creano sono ancora più a vantaggio delle avversarie, che sfruttano le lacune della panchina bianco verde per piazzare parziali spesso dannosi per gli uomini di Stevens ai fini della gara.

Per NBAPassion.com,

Gabriel Greotti & Salvatore Caligiuri

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