Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppMinnesoTOWNS: la nuova El Dorado o eterna promessa della NBA?

MinnesoTOWNS: la nuova El Dorado o eterna promessa della NBA?

di Luca Previtali
Marc Gasol vs Wiggins e Towns

La NBA è stracolma di talenti, alcuni fuori dal comune e altri ‘solamente’ grandissimi giocatori, ma in realtà non ci si abitua mai all’esplosione di nuovi astri della pallacanestro. Negli ultimi anni, in quel di Minneapolis (Minnesota), si sono affacciati al mondo professionistico tre ragazzi che sembrano avere tutte le carte in regola per essere i futuri dominatori della lega: Andrew Wiggings, Zach LaVine e Karl-Anthony Towns.

I Minnesota Timberwolves non sono una franchigia vincente, anzi, non sono mai riusciti a raggiungere nemmeno le Finals NBA, ma, nonostante questo, la loro ancora breve storia (anno di fondazione: 1989) potrebbe nel futuro prossimo subire una virata decisiva.

Karl Anthony Towns

Karl Anthony Towns

Solo durante l’era Kevin Garnett i T-Wolves sono riusciti a raggiungere la finali di Conference, perdendo contro i Lakers di Bryant e Shaq, mentre nella successiva era Kevin Love non ci sono stati grandi episodi da registrare. Così, nel 2014, la dirigenza ha deciso di scambiare il Beach Boy con la prima scelta assoluta al draft dei Cleveland Cavaliers, ovvero Wiggins, più altri due giocatori; inoltre, durante lo stesso draft, hanno selezionato LaVine come tredicesima scelta.

Alle porte dell’ennesimo tentativo di ricostruzione, la franchigia del Minnesota si è ritrovata ad avere una squadra giovanissima con un bisogno irrefrenabile di un leader carismatico che la guidasse nel tortuoso cammino della regular season NBA. Per questo motivo, nel febbraio 2015 è tornato il figliol prodigo Garnett regalandogli la possibilità di concludere la sua fantastica carriera a casa.

Nonostante queste prospettive, però, i T-Wolves hanno terminato la stagione 2014/2015 all’ultimo posto della Western Conference, aggiudicandosi, ancora una volta, la prima scelta assoluta al successivo draft con la quale è stato chiamato il promettente centro proveniente dall’Università del Kentucky Karl-Anthony Towns.

Sotto l’ala del veterano Garnett, KAT ha potuto giocare tutta la scorsa stagione affinando il suo già incredibile talento e imparando i trucchi del mestiere da uno che ha vissuto tutta la sua vita combattendo sotto canestro. Towns è un giocatore eccezionale, è alto 2 metri e 13 e pesa circa 110 kg, ma inspiegabilmente si muove sul parquet in maniera leggiadra e con gran maestria. Sa segnare da tutte le posizioni del campo e naturalmente domina sotto le plance. E’ già migliorato dopo la prima stagione (in cui è stato eletto Rookie dell’anno), ma ha comunque un’incalcolabile possibilità di crescita e solo il tempo ci saprà dare una risposta. Questa considerazione, però, non vale solo per Towns, vale anche per gli altri due top player della squadra, i più volte citati Wiggins e LaVine.

Il primo è un’ottima ala piccola ed anche lui è riuscito a vincere il premio di matricola dell’anno; è agilissimo e dotato di una grande padronanza del gioco, soprattutto durante le fasi di attacco. Il secondo, invece, è un atleta formidabile dal quale, probabilmente, non ci si aspettava una simile ascesa. LaVine riesce ad unire il suo incredibile atletismo ad una buona tecnica, che sicuramente potrà migliorare con l’esperienza ed inoltre è uno schiacciatore pazzesco, tanto è vero che è riuscito a vincere le ultime due edizioni dello Slam Dunk Contest, durante il celebre NBA All-Star Weekend. Non male per essere così giovani!

Ai tre big, si aggiunge un roster non all’altezza, a partire da Ricky Rubio, il play spagnolo che si è sempre distinto per la sua grande dote di servire assist e un po’ meno per la capacità di segnare punti. Purtroppo, però, grandi attese non ripagate fino ad ora, nonostante l’arrivo di un esperto difensivo come head coach quale Tom Thibodeau. L’inizio di stagione di Minnesota non è stato dei più esaltanti a causa di una presumibile mancanza di esperienza in una squadra ancora acerba.

La loro situazione attuale è di 7 partite vinte e 18 perse. Ma non tutto è perduto. I blackout difensivi (fatti registrare anche nei primi due quarti a Chicago) sono evidenti, sintomo di una squadra di talento ancora grezzo, ancora bisognoso di lavorare su alcuni fondamentali che possono far svoltare il team. I Minnesota Timberwolves hanno ancora molta strada da fare, perciò non si deve analizzare soltanto il presente: bisogna avere una visione prospettica di questa squadra che, senza ombra di dubbio, è una delle più promettenti, se non la più promettente della lega.

You may also like

Lascia un commento