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Strategie di gioco: organizzazione dell’allenamento e ruoli speciali

di Marco Damiani
Strategie di gioco

Strategie di gioco: organizzazione dell’allenamento e ruoli speciali

Lo si capisce dal titolo, non è un libro che narra storie, leggende sul basket, né parla di playground, né parla delle origini del basket. È, al contrario, un libro abbastanza tecnico, che sviscera gli aspetti del gioco in campo, tanto quanto analizza ciò che succede fuori dal campo: aspetto mentale del singolo giocatore, chimica di squadra, approccio dell’allenatore nella partita come negli allenamenti. In effetti, è, principalmente, un testo scritto da allenatori per allenatori. Leggendo l’indice e guardando alla struttura del libro si capisce subito, infatti, che ogni capitolo è scritto da un coach diverso, ed ognuno di loro spiega e sviscera un aspetto dell’allenamento e della partita: comunicazione e costruzione della squadra, gestione delle vittorie, organizzazione dell’allenamento, specificità tecniche delle sessioni dall’allenamento, i fondamentali del post, insegnamento del ruolo alla guardia, per finire con le situazioni speciali. Gli argomenti non sono distaccati e disposti in maniera casuale, al contrario, sembrano delineare i dettami per la miglior squadra di basket possibile.

Accenno ai capitoli

Molteplici sono gli spunti che si possono cogliere da questo libro, come, ad esempio, nel capitolo dedicato alla gestione delle vittorie e sconfitte, scritto da Homer Drew, coach, per anni, alla Valparaiso University: (riguardo la gestione delle crisi di squadra) “[…] C’è la tendenza, dopo una sconfitta ad accusarsi a vicenda. I giocatori possono anche accusare gli allenatori. Ma il vero problema è quando i giocatori si accusano l’un l’altro. In quel caso hai dei problemi da risolvere. Quando vedo che accade una cosa del genere, faccio svolgere un allenamento tale che possano dare del pazzo a me. Tiene i giocatori uniti.”

Nel capitolo sulle sessioni d’allenamento, Bill Herrior, coach all’università del New Hampshire, parlando del gioco di squadra, riporta la lettera che Jerry Krause (ex general manager dei Chicago Bulls) ha inviato ad uno dei suoi giocatori e che da allora, lo stesso Herrior, ha affisso al muro per i suoi atleti: “Spero che le frasi che seguono possano farti pensare, permetterti di conoscerci meglio e di capire cosa vuoi dal tuo futuro del basket. Saremo una squadra di successo perché non diciamo mai ‘io’, ma ‘noi’. Siamo ‘giocatori di squadra’, non ci interessano le tue statistiche individuali, ma ci interessa il tuo carattere, le tue abitudini in allenamento, la tua condotta in campo e fuori. Ci interessa come ascolti i tuoi allenatori, come giochi nel collettivo, facendo quelle piccole cose che fanno vincere. I fogli delle statistiche sono per lo più per i perdenti: non vi sono indicate le difese di squadra, le sistemazioni dei blocchi e come rendere la partita più facile al tuo allenatore ed ai tuoi compagni di squadra. Quelle sono le statistiche che ci interessano”.

Considerazioni

Per chi scrive, vi sono parti condivisibili e altre meno. Ad esempio, i metodi attraverso i quali gli allenatori cercano di conoscere, veicolare e sondare i propri giocatori (in particolare gli atleti più giovani), risultano, stando alla narrazione, a tratti sterili quanto fin troppo programmatici: film motivazionali (di tipica matrice americana), sondaggi, quiz, test incrociati. Detto ciò, il libro tra schemi e filosofia, propone non pochi spunti interessanti e di riflessione, riguardo il ruolo, dal punto di vista tecnico e pedagogico, dell’allenatore.

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