Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppBorn Ready 2.0: Il ritorno a casa di Lance Stephenson

Born Ready 2.0: Il ritorno a casa di Lance Stephenson

di Niccolo Coveri

La vita dei giocatori di basket è un’altalena continua. Un giorno segni un canestro allo scadere e ti senti il Re del mondo. Il giorno dopo quel mondo ti prende talmente tanto a schiaffi da farti credere d’aver sbagliato tutto. D’aver sbagliato sport. La storia di Lance Stephenson, tornato ad Indianapolis 7 anni dopo la scelta al draft, è all’ennesimo turning point. Niente di eccezionale per uno che ha visto il meglio e il peggio della vita. Niente di eccezionale per uno “born ready”, nato pronto.

Lance è un altro dei tanti figli cestistici dello stato di New York. Nato a Brooklyn, si fa strada nelle impervie di un’infanzia difficile grazie alla pallacanestro. Top scorer alla Lincoln HighSchool, si fa conoscere negli ambienti della palla a spicchi per un duello clamoroso all’ABCD Camp con l’allora pompatissimo OJ Mayo (“il nuovo Lebron James”).
Nominato “Mr.Basketball” dello stato di NY, i college cominciano a bussare alla sua porta: la scelta è tra Kansas, St.John’s e Maryland.
Proprio quando sta per propendere per i Jayhawks, Xavier Henry (conoscenza dei Grizzlies ora in D-League) si rimangia la parola data a Memphis – a causa dell’addio di Calipari – e occupa l’ultimo posto disponibile.
Lance disorientato è costretto a ripiegare su Cincinnati, disputando comunque una stagione discreta (12.5+5.4+2.5) al punto da meritarsi il premio di Big East freshman of the year.
I “mock” lo danno intorno alla 30, ma Lance deve attendere fino al secondo giro. Quando sembra ovvio che toccherà ai Knicks, allora possessori della 38 e della 39, scegliere un altro figlio della loro terra, NY virano su Landry Fields (che diavolo di fine abbia fatto non è dato sapere) e alla #40 sono i Pacers a dargli un’occasione.

Mai scelta fu più provvidenziale, perchè nonostante una partenza incerta, Lance prende lentamente piede nelle rotazioni, fino alla stagione da Sophomore in cui è protagonista anche in postseason con il famoso “soffio” nell’orecchio di LeBron James. L’infortunio di Danny Granger, che segna anche l’esplosione definitiva di Paul George, lo aiuta nella terza stagione ad entrare definitivamente nelle grazie di coach Vogel. E’ il preludio alla quarta annata, quella della consacrazione:13.8 + 7.2 + 4.6 col 49% dal campo.
Cosa sia andato storto dopo, è ancora materia di studio nelle maggiori università del paese: i dissidi, la mancata rifirma, la sete di gloria.

“Born Ready” ha impiegato una vita ad arrivare in cima, per poi gettare tutto al vento in un attimo. Ora è tornato. E ha un’altra possibilità da sfruttare. Indiana gli ha concesso un triennale da 12 milioni con team option sul terzo.
La spesa è irrisoria. I rischi pari a zero. La probabilità di rivederlo in forma come in quelle sfide contro James e gli Heat minima, quasi nulla.
Sembra la mossa disperata di una squadra in caduta libera (4 vittorie nelle ultime 6) ma che pare ancora in grado di tenere l’ottava posizione per demerito delle antagoniste.
Un po’ come i Cavs, che nonostante la caduta di  Chicago potrebbero riuscire a tenere la prima piazza grazie ad un calendario piuttosto agevole. Il risultato sarebbe una Cleveland-Indiana al primo turno. Ancora Lance contro LeBron. Per chi non ha voglia di attendere la postseason, basta aspettare domenica notte.
Lo spettacolo è assicurato. Per quanto riguarda Lance, mai dire mai: le carriere cambiano in un soffio.

And One

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