Dion Waiters è un giocatore particolare, un giocatore che sa accendersi nei giusti contesti, nelle giuste situazioni: dopo l’esperienza ai Cavaliers, è riuscito a ritagliarsi buoni spazi ad Oklahoma City con i Thunder, salvo poi finire a Miami, passaggio di maglia passato quasi in sordina, per esplodere con prestazioni a dir poco spettacolari.
Dion Waiters sa anche di aver passato brutti, bruttissimi momenti nella sua vita pre-basket: il ragazzo ne ha parlato ai microfoni dei giornalisti in America con parole di lucidità. “Se aveste passato quello che ho passato io nella mia vita, sareste semplicemente contenti di essere vivi”

Jan 23, 2017; Miami, FL, USA; Miami Heat guard Dion Waiters (11) reacts after making the game winning basket against the Golden State Warriors during the second half at American Airlines Arena. The Heat defeated the Golden State Warriors 105-102. Mandatory Credit: Steve Mitchell-USA TODAY Sports
Dion Waiters ed il suo passato
Vivere tra le strade di Philadelphia non è mai stato facile. Soprattutto per Dion Waiters, che all’età di 12 anni, si trova già con l’aver perso entrambi i genitori, i suoi fratelli, e gran parte degli amici. Era completamente solo lasciato al suo destino. L’unica scappatoia da una vita passata per sempre tra le strade della città era il basket. Per lui diventa quasi una necessità, un occasione per riscattarsi da questo destino che sembra senza un lieto fine. “Tutti dovevano sapere chi era Dion Waiters”
Il suo primo soprannome è stato ” Headache “, ovvero ” mal di testa “, Dion infatti nei campetti urlava continuamente di passargli la palla, è l’effetto che provocava era proprio il mal di testa. Ma in un modo o nell’altro in pochi mesi, tutti quanti nei Playground di Philadelphia conoscevano il suo nome.
Nelle zone, e nei campetti dove era solito giocare, c’era solo un altro suo coetaneo al suo livello: il suo nome era Rhamik. Inizialmente, guidati dall’agonismo e dal continuo confrontarsi sul campetto si ritenevano “rivali “, ma poi sono diventati inseparabili, come due fratelli.
Passò i successivi 2 anni della sua vita insieme a lui, tutti i giorni della settimana divisi tra basket e Skateboard. “Era diventato più di un fratello, eravamo praticamente la stessa persona. Non mi sono mai rivisto così tanto in qualcuno come in lui. Tutti amavano Rhamik, era una vera e propria leggenda del quartiere.”

