Deni Avdija sta vivendo la stagione più produttiva della sua carriera in NBA. Ma la parte più difficile del suo percorso, quest’anno, ha poco a che vedere con il basket.
Il giocatore dei Portland Trail Blazers si dice frustrato dalle critiche che gli vengono rivolte sui social, tutte legate alla sua nazionalità israeliana. Vivendo lontano dall’Israele, Avdija ha parlato apertamente della nostalgia di casa e della frustrazione per l’ostilità che spesso vede online verso i suoi connazionali.
Mentre le sue prestazioni continuano a migliorare, dice che molti tifosi scelgono di concentrarsi sulla politica piuttosto che sul basket. Cosa che lo infastidisce parecchio.
“Sono un atleta. Non mi interesso di politica, perché non è il mio lavoro” ha detto in una recente intervista, rilasciata a Jason Quick (The Athletic). “Ovviamente sostengo il mio Paese, perché è da lì che vengo. È frustrante vedere tutto questo odio nei nostri confronti. Ad esempio, quando gioco bene, tutti i commenti mi collegano alla politica. Perché non posso essere semplicemente un bravo giocatore di basket? Che importanza ha se vengo dall’Israele, o da qualsiasi altra parte del mondo? Rispettatemi come giocatore. Non dovete amare ciò che rappresento o il mio aspetto. Se sono un buon giocatore, datemi il giusto riconoscimento. Tutto questo odio… senza motivo. Come se fossi io a decidere le cose che succedono nel mondo”.
Avdija ha riconosciuto che essere un atleta professionista significa essere un personaggio pubblico e, di conseguenza, avere un pubblico ampio. Ma non crede che questo significhi che debba commentare pubblicamente questioni geopolitiche complesse.
“Sarò sincero: cosa si aspettano che faccia?” ha chiesto. “Questo è il mio Paese, dove sono nato e cresciuto. Lo amo e ci sono molte cose fantastiche. Ma ovviamente non tutti sono istruiti e sanno cosa sta succedendo, ed è questo che mi fa arrabbiare. Perché se sei istruito e sai cosa sta succedendo, va bene dire quello che pensi e dire chi pensi abbia ragione o torto. Ma, se non sei istruito e non fai parte del Medio Oriente, non capisci da quanto tempo va avanti questa situazione e non ne comprendi le conseguenze… allora è meglio non dire nulla. Io vengo da lì, rispetto il mio Paese e lo sostengo. Sono orgoglioso di essere israeliano, perché è lì che sono cresciuto. Non sarei dove sono oggi se non fosse per l’Israele e per il sostegno che mi hanno dato i tifosi. Ma tutte le altre cose che ci ruotano attorno? Sono semplicemente inutili”.











