Home Basket femminile NCAAW, Caitlin Clark non basta: vincono le South Carolina Gamecocks

NCAAW, Caitlin Clark non basta: vincono le South Carolina Gamecocks

di Carmen Apadula

Dopo la vittoria, Dawn Staley ha liberato tutta la frustrazione e il dolore che ha represso per un anno.

Le lacrime hanno iniziato a scorrere da sole e il peso sulle spalle ha iniziato ad alleggerirsi. Perché le South Carolina Gamecocks hanno battuto le Iowa Hawkeyes e Caitlin Clark.

Un anno dopo che la loro stagione era stata infranta da una sconfitta in semifinale, proprio contro le Hawkeyes e Clark nelle Final Four, le Gamecocks si sono rifatte con una vittoria per 87-75.

Non si è trattato necessariamente di una vendetta, anche se Raven Johnson ha descritto questa stagione come un “revenge tour”. Ma, quello che conta, è che vincere è stato incredibilmente soddisfacente per il team del South Carolina, la decima squadra nella storia della NCAAW a terminare la stagione da imbattuta.

Ebbene sì, perché quella che è stata probabilmente la più incredibile stagione per il basket universitario femminile (tra la Clark che finisce nei libri di storia, giovani stelle e ascolti televisivi senza precedenti) è stata dominata da una sola squadra.

Con cinque nuove titolari, le Gamecocks si sono dimostrate superiori a tutte le altre squadre del Paese. E hanno dato credito a coach Staley, che ora si trova nella lista di leader iconici del gioco, per aver portato il suo team al top.

Il terzo titolo vinto da coach Staley (che è il secondo in appena 3 anni) la rendono infatti solo la quinta allenatrice ad averne vinti così tanti, insieme a: Geno Auriemma (11), Pat Summitt (8), Kim Mulkey (4) e Tara VanDerveer (3). Inoltre, coach Staley è entrata in un club ancora più ristretto (con coach Auriemma, Summitt, Mulkey e Jody Conradt) in quanto allenatrice imbattuta.

Coach Staley voleva tantissimo questo titolo per la sua squadra quest’anno. Lo voleva soprattutto per le amate matricole del South Carolina: Aliyah Boston, Brea Beal, Zia Cooke, Laeticia Amihere e Olivia Thompson. Proprio quelle che un anno fa non hanno assaggiato il successo per colpa della Clark.

“Non volevo permettere che quest’anno accadesse ciò che era accaduto l’anno scorso” ha detto, riferendosi soprattutto ad alcuni falli fischiati a favore del numero 22 di Iowa State. “E’ pesante. Devi portare con te il fardello di ogni singolo giocatore, di tutti gli allenatori e dei membri dello staff che hanno investito così tanto nella squadra. Ed è un carico pesante”.

Ma il team del South Carolina era troppo per Iowa State. Troppo profonda e troppo avvantaggiata a livello di centimetri.

Ma volete sapere qual è stata la cosa più bella della partita? La fine. Perché, in quel momento, Caitlin Clark ha sorriso. 

Ha ammesso che avrebbe preferito un finale diverso ma, ancora avvolta dalla sua uniforme nera e oro, l’unica emozione che riuscita a provare era la gratitudine.

Clark ha scelto di rimanere nel suo Stato natale per il college, anche se l’Iowa aveva giocato una sola Final Four nel 1993, nove anni prima della sua nascita. Di certo non una grande storia cestistica

Clark credeva di poter aiutare le Hawkeyes a tornare alle Final Four, e ci è riuscita. Due volte. Le Hawkeyes hanno perso le finali contro il South Carolina quest’anno e contro LSU l’anno scorso.

Ma domenica, Clark pensava più alla totalità della sua carriera universitaria.

“Sia per il modo in cui i tifosi mi hanno sostenuto, sia per il modo in cui ho potuto rappresentare lo Stato in cui sono cresciuta, sia per la mia famiglia che ha assistito ad ogni singola partita. Non c’è un solo rimpianto nella mia mente” ha detto. “Potrò dormire ogni notte anche se non ho mai vinto un campionato nazionale. Non mi rattristo per le cose che non sono mai accadute”.

Clark ha fatto tutto ciò che coach Lisa Bluder e lo staff di Iowa State potevano chiederle in queste stagioni.

La sua lista di record è prodigiosa. Ha concluso con più punti (3.951) di qualsiasi altro giocatore, uomo o donna che sia, in Division I. E’ l’unica giocatrice della Division I ad avere più di 3.000 punti e 1.000 assist in carriera, con l’aggiunta di 990 rimbalzi.

“Queste cose sono così difficili da realizzare” ha detto. “Non è mai stata una cosa che mi sono prefissata di fare. Devo dare molto credito a coach Bluder, perché mi ha permesso di essere me stessa. Che si tratti dei miei tiri, del modo in cui gioco. Mi ha permesso di essere me stessa e non so se ci sono così tanti allenatori che mi avrebbero permesso di farlo. Non avrei avuto questo tipo di carriera se non ci fosse stata lei”.

Ed è così che Caitlin Clark lascia il college non solo come la migliore giocatrice nella storia dell’Iowa, ma anche come una delle migliori nella storia dell’NCAA.

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