In una lunga intervista-ritratto per ESPN, Sophie Cunnigham si è attirata delle critiche per una sua opinione sulla possibilità di permettere alle donne transgender di partecipare a campionati e competizioni sportive femminili, un tema dibattuto negli ultimi anni negli Stati Uniti anche a livello politico. Cunningham ha detto nel passaggio “incriminato” dell’intervista “Di aver ricevuto in passato fin troppa negatività per qualcosa che non ho mai detto, ovvero di odiare le persone transgender (…) penso però che occorra essere anche onesti e io voglio proteggere le nostre atlete più giovani, e quelle che potrebbero trovarsi a competere contro chi è biologicamente un uomo“.
Tema talmente delicato da avere mille angolazioni e punti di vista, e impossibile da affrontare – purtroppo – senza connotazioni politiche. Nelle ore successive all’uscita dell’intervista, con la WNBA che si appresta a giocare il suo All-Star Game a Chicago, i media hanno chiesto a Sophie Cunningham di approfondire su questo passaggio. La giocatrice delle Indiana Fever ha ribadito: “Ho detto quel che ho detto e penso si tratti solo di buonsenso. Questa è una cosa in cui crederò sempre, è molto importante proteggere i più giovani e parliamo di ragazze anche molto giovani, che si trovano coinvolte in questa categoria. Per cui difendo ciò che ho detto (…) io non odio e non discrimino nessuno e penso ci sia spazio per amare tutti al mondo, e di essere qui per farlo. Ma sono qui anche per amare chi è biologicamente donna e penso che sia una questione di diritti da difendere. Su questo io non transigo ma questo non significa che io odi la comunità trans, non l’ho mai detto“.
Negli Stati Uniti una sentenza della Corte Suprema ha riconoscito ai singoli stati la libertà di legiferare in materia, e di proibire sul proprio territorio che persone transgender possano gareggiare in competizioni sportive femminili. Negli USA almeno 25 stati hanno leggi specifiche a riguardo e la sentenza di giugno della Corte Suprema riguardava i casi di Idaho e West Virginia. Nel febbraio 2025 il presidente USA Donald Trump aveva emesso un ordine esecutivo per proibire a atlete transgender di gareggiare in competizioni sportive femminili su tutto il territorio nazionale. Ordine applicato dalla NCAA ma su cui il Senato aveva espresso voto negativo nel marzo del 2025, bloccando il procedimento.
“Tra tanta negatività” ancora Sophie Cunningham “Ho visto persone che si sono dette contente che qualcuno abbia finalmente detto la sua a riguardo. A me non importa molto come la pensa chi dice questo, so che riceverò sia odio sia applausi per quello che dico e lo accetto. Io dirò sempre quello che penso“.
Le Indiana Fever hanno diffuso un comunicato dopo l’intervista di Cunningham, in cui rispettano “le opinioni e i punti di vista delle nostre giocatrici, che sono persone adulte e con le loro idee. Le Fever accolgono i fan di ogni estrazione e trattano tutti con rispetto, la nostra linea guida come organizzazione“. Nelle stesse ore una ex giocatrice delle Fever, Brianna Turner, aveva svelato che durante la passata stagione un ex membro dello staff della squadra fosse stato licenziato per molestie sessuali, non meglio specificate. Turner, che oggi gioca per le Las Vegas Aces, stava commentando le parole di Sophie Cunningham e ha citato l’episodio, aggiungendo che dopo aver cacciato il membro dello staff, la squadra avesse chiesto alle atlete “di non parlarne pubblicamente. E penso che questo sia sbagliato“.
Anche in questo caso le Fever sono intervenute con un comunicato, questa volta generico e che sottolinea l’attenzione “verso la professionalità di ogni nostro dipendente“, senza citare il caso specifico citato da Turner.
In una settimana complicata per la WNBA, anche per il caso della sospensione per una partita di coach Sandy Brondello delle Toronto Tempo per una gaffe su Angel Reese delle Atlanta Dream, durante una partita recente, la lega e il sindacato delle giocatrici WNBPA hanno tenuto un meeting, per discutere del problema dei “messaggi d’odio e razzisti, e degli abusi verbali rivolti alle atlete“, soprattutto online e sui social media. Almeno due giocatrici, Alyssa Thomas e Chelsea Gray, hanno denunciato di recente dei messaggi personali rivolti a loro, di stampo razzista e con minacce di morte, e per un insulto social rivolto a Gray e denunciato dalla star delle Aces, un uomo è stato licenziato dalla sua azienda la scorsa settimana.
Le atlete hanno chiesto alla WNBA più sorveglianza e moderazione via social per filtrare i commenti offensivi e discriminatori, anche con l’implemento di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, e metodi di indagine più rapidi quando una giocatrice denunci un fatto, come avvenuto di recente per Gray e Thomas.

