Due giorni di trattative per avvicinare ancora le rispettive posizioni, ma nessun accordo in arrivo per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro tra la WNBA e il sindacato delle giocatrici WNBPA. La stagione 2026 della “W” resta dunque ancora in bilico sebbene l’interesse delle parti sia quello di chiudere.
Al termine della due giorni di colloqui, il sindacato delle giocatrici per voce della presidente Nneka Ogwumike ha dichiarato che ci sono le condizioni “per non lasciare il tavolo” e che “qualcosa si muove (…) anche se ci piacerebbe vedere delle dimostrazioni più robuste di buona volontà dall’altra parte. Noi vogliamo che la stagione si giochi e continueremo a trattare“.
Il sindacato aspettava da settimane la nuova bozza di accordo della WNBA, che accogliesse quanto più possibile le richieste delle atlete. Richieste che la WNBA aveva però di fatto già definito eccessive e persino potenzialmente “dannose” per la salute finanziaria e la sostenibilità della lega. La necessità è quella di trovarsi a metà strada e introdurre elementi di progressività negli anni, il punto focale per le giocatrici e l’aumento della percentuale dei ricavi “basketball related” che finiscono nei contratti.
Al termine dei colloqui di martedì e mercoledì l’ultima proposta della WNBA prevederebbe un salary cap di 6.2 milioni di dollari (di partenza) e un innalzo dei salari minimi a 570mila dollari annui per il primo anno e a salire, e dei salari massimi dagli 1.3 ai 2 milioni di dollari durante tutta la “vita” del nuovo CBA (6 anni). Proposta che la commissioner della lega Cathy Engelbert ha definito “rivoluzionaria“, e che “bilancerebbe la necessità di equilibrio finanziario e le richieste delle atlete“.
Buona volontà e cifre spese a piene mani dunque, ma la vera battaglia sta nei dettagli. La WNBA propone alle giocatrici il 70% dei ricavi “basketball related” netti mentre il sindacato chiede il 26% dei ricavi lordi per tutta la durata del nuovo, ipotetico CBA, e un salary cap decisamente più altro, da 9 milioni di dollari a salire. Numeri che la WNBA ha già bocciato perché a rischio di far saltare il banco.
Tanta strada ancora da fare e alcuni nodi davvero complicati da sciogliere. E la sensazione che una delle due parti alla fine dovrà cedere su alcuni punti ritenuti chiave. La stagione WNBA 2026 partirebbe ufficialmente da metà aprile col draft ma nel frattempo è già saltata tutta la free agency e occorrerebbe tenerla in poche settimane. La regular season partirebbe già l’8 maggio prossimo e con il debutto di due nuove franchigie, le Toronto Tempo e le Portland Fire, bisognerà tenere anche un expansion draft.
La lega aveva stabilito come deadline per iniziare la stagione WNBA in tempo il 10 marzo. Data oltre la quale senza almeno un accordo verbale sarebbe stato impossibile rispettare il calendario già stabilito. Il sindacato ha però voluto “vedere” il bluff della WNBA e pur senza minacciare di abbandonare le trattative e scioperare, ha deciso di trattare a oltranza: “Non abbiamo mai davvero consideraro quella data come una deadline, né come una priorità chiudere entro (il 10 marzo, ndr). Questo perché noi abbiamo sempre trattato in buona fede“, ha detto Ogwumike.
