Si è risolto in un nulla di fatto il primo incontro di persona tra la WNBA, le rappresentanti del sindacato WNBPA e dei proprietari delle squadre da quando il vecchio contratto collettivo della lega è scaduto e le parti stanno trattando sul nuovo CBA.
L’elemento positivo è che le parti hanno ripreso a trattare, e che a questo primo incontro di lunedì ne seguiranno altri, che potrebbero sbloccare finalmente la situazione. Al momento, senza contratto di lavoro collettivo, la WNBA è chiusa e il rischio che la stagione 2026 possa iniziare in ritardo, e persino saltare del tutto, esiste. L’elemento negativo, come sottolineato dalle giocatrici, è invece che la WNBA non è arrivata al meeting con una contro proposta scritta, si è dunque trattato alla meglio di un incontro interlocutorio.
Alla riunione erano presenti la commissioner WNBA Cathy Engelbert, a capo della commissione incaricata di lavorare al contratto collettivo per parte della lega e dei proprietari, di cui fanno parte i dirigenti di Chicago Sky, Seattle Storm, Connecticut Sun, Indiana Fever, Dallas Wings e Atlanta Dream. Tra i presenti anche Sue Bird (co-proprietaria delle Storm), Mat Isbhia (Suns, Mercury) e Clara Wu Tsai (New York Liberty) e oltre 40 giocatrici tra le presenti di persona e collegate via Zoom con Nneka Ogwumike, Kesley Plum, Napheesa Collier e Breanna Stewart.
Le giocatrici e il sindacato avrebbero espresso “disappunto” per la mancata contro proposta della WNBA alle ultime richieste delle atlete, la “speranza” era che si potesse discutere su basi più concrete. La riunone, di oltre tre ore, si è dunque rivelata più un riavvicinamento tra posizioni che restano comunque distanti, e ferme alle proposte di dicembre. Le giocatrici, al termine della riunione, hanno confermato che l’opzione di uno sciopero “resta sul tavolo” e il sindacato ha negato le divisioni interne sull’opportunità di andare al muro contro muro con WNBA e squadre.
Il nodo focale della trattative è la percentuale di “revenue sharing” ovvero degli introiti della WNBA che finiscono nelle tasche delle giocatrici. Il sindacato WNBPA chiede una percentuale maggiore rispetto al passato, la lega ha risposto nelle sue prime bozze d’accordo, tutte respinte, un innalzamento degli stipendi medi e del salary cap ma senza modifiche sostanziali del sistema attuale del sopracitato revenue sharing. La distanza nelle richieste economiche è davvero larga: la WNBA ha proposto alle giocatrici un aumento tra 1.3 milioni e 2 milioni di dollari “entro la scadenza del nuovo CBA” dei contratti al massimo salariale e una media dei salari di 530mila dollari che potranno crescere fino a oltre 700mila. Il minimo salariale sarebbe fissato di partenza a 250mila dollari annui e il salary cap fissato sui 5 milioni di dollari per ogni team.
Le giocatrici hanno chiesto aumenti fino ai 12.5 milioni di dollari per il salary cap (per il solo 2026, e a salire) e uno stipendio medio di 1 milione di dollari con un massimo salariale da 2.5 milioni. Cifre che potrebbero calare nei piani del sindacato qualora la WNBA accettasse percentuali maggiori di divisione del revenue sharing della lega.
