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Piccola grande Slovenia: Finlandia-Slovenia

di Luigi Ercolani
dragic con la slovenia

Nella sfida contro gli anfitrioni del girone A coach Kokoskov rispetto a quella precedente opera un solo cambiamento nello starting five: dentro Cancar per Nikolic, con Doncic a scalare nello spot di guardia accanto all’ovviamente confermato, Dragic, e a competare Muric e Vidmar.

I finnici utilizzano diversi blocchi in area per liberare un uomo che possa tirare smarcato, mentre la Slovenia decide di iniziare puntando su un classico blocco-e-giro centrale all’altezza del post alto con due uomini negli angoli, allo scopo di allargare la difesa nordica e guadagnare dunque maggiore spazio per eventuali incursioni o extra-passaggi per i taglianti, con il torreggiante Vidmar unico faro a centro area. Poi, ovviamente, c’√® la transizione, come quella del 10-5 sloveno che porta al primo time-out chiamato da coach Dettman, dopo il quale la sua squadra cerca due triple che non vanno a segno, prima che dal gomito sia Kotti a sbloccare i suoi.

Nel complesso la tendenza della Finlandia √® quella che a cercare il contropiede primario, mentre i bianco-verdi si affidano a un attacco pi√Ļ ragionato e a una maggiore determinazione su eventuali seconde opportunit√† a rimbalzo d’attacco. In difesa per√≤ mollano un po’ e gli avversari rientrano a -1 con Huff e Koponen, che porta il coach degli sloveni a cercare anche una zona 2-3 e una press a tutto campo per mettere granelli di sabbia negli ingranaggi dei finnici.

A farsi carico dei compagni in attacco è la affinata accoppiata Dragic-Vidmar, che Kokoskov a due minuti dalla fine della prima frazione richiama in panchina per tirare il fiato. Il punto di riferimento in quel caso diventa Randolph, che in attacco però va a sprazzi. Come non succede invece a Salin che con due triple negli ultimi minuti, compreso un buzzer beater, scrive 22 pari dopo i primi dieci minuti.

Quando si ricomincia, si ricomincia nel segno di Markkanen, sensazionale ala scelta dai Bulls al Draft 2017, che scrive otto punti in soli sei minuti. La Slovenia per√≤ sembra essere sempre in controllo, se non aritmetico almeno mentale, e crea non pochi grattacapi agli avversari tanto in attacco, cercando il post basso, quanto in difesa, dove contesta ogni tiro e linea di passaggi nei pressi del ferro, obbligando i rivali a tiri dalla lunga distanza, che fisiologicamente non entrano sempre, o a complicati scambi in un’area volutamente intasata degli uomini del Tricorno.

L’impasse slovena √® spezzata da Dragic, che riporta i suoi in vantaggio segnando da tre, dalla media e dai liberi. Spinti dal suo esempio, i compagni iniziano a portare ognuno il proprio mattone, e nel giro di qualche azione gli uomini di Kokoskov sono avanti di otto punti. Da rimbalzo offensivo Blazic segna il +12, ma con un altro paniere sulla sirena Salin sigla il 52-42 con cui si va alla pausa lunga, dopo la quale la Finlandia attua alcuni accorgimenti. In difesa ogni marcatore segue il proprio uomo, lo marca stretto, e questo li porta intasare il lato forte mentre l’azione in attacco √® rapida, diretta, sfrutta le zone non coperte dalla difesa ed √® sempre in movimento.

Proprio questo permette ai finnici di rientrare, nonostante la squadra bianco-verde protegga bene l’area, a volte aprendosi per mettere pressione sulla palla e tornando a contenere nel momento in cui l’offensiva rivale si avvicina, mettendo fisico e mani per far s√¨ quest’ultima sia difficoltosa. Non basta, per√≤, perch√© Koponen dimostra di essere un leader Dragic-style per la Finlandia e da solo dipinge un parziale favorevole che vale il -2. Che i bianco-azzurri siano una squadra a cui piace il tiro dalla lunga distanza lo dimostrano immediatamente dopo con tre triple tentate, ma nessuna realizzata, che cercano per riguadagnare subito il vantaggio.

Dall’altra parte la Slovenia produce scambi sul lato forte cercando in seguito il lato debole rimasto scoperto, o gioca un pick&roll sul lato forte che porta a un ribaltamento o passaggio sotto: in questo senso √® fondamentale Gasper Vidmar, che pur lontano dai vari Nesterovic e Lorbek del recente passato resta lungo fisico ma mobile e dalle mani educate, il mix ideale che serve per coprire due fenomeni come Dragic e Doncic e allo stesso avere all’occorrenza che possa muoversi in autonomia. Proprio il Golden Boy non sembra in serata, e prima che perda le staffe coach Kokoskov decide di toglierlo, fermandolo e tranquillamente raffreddandone i bollenti spiriti al momento del suo rientro in panchina.

Ancora una volta, malgrado il vantaggio dilapidato i team sloveno sembra perfettamente in controllo, eseguendo i giochi e adattandosi a quanto la difesa concede senza fretta, con lucidit√†. In una sola azione riesce ad alternare la difesa mista e la zona, mentre di l√† √® Prepelic a menare le danze con i due leader in panchina a riposare. Il margine √® risicato, ma c’√®, anche se Markkanen aggiunge alla Finlandia quella bidimensionalit√† che Randolph invece proprio non riesce a mettere in partita.

Per la prima volta nell’incontro gli uomini del Tricorno sono i pi√Ļ veloci ad arrivare al bonus di falli, e anche questo a suo modo √® un segnale delle asperit√† che stanno incontrando. La second unit regge il campo in maniera appena sufficiente pur se in difesa il veterano Koivisto scappa due volte, e in entrambe le occasioni si unisce al tiro a segno e riporta a un possesso, neanche pieno, di distanza le due compagini. Due falli in attacco, uno per parte, fanno s√¨ la Slovenia a trenta secondi dalla fine abbia la palla, ma un attacco fallito per parte sigilla l’ultimo minibreak sul 67-65, dopo il quale la prima azione √® tipicamente slovena nella sua costruzione: pick&roll, passaggio al bloccante, scarico fuori e tripla di Blazic.

Anche i finnici, nel frattempo, hanno abbassato i numeri di giri del motore in attacco. Questo permette di risparmiare energie e cercare di sfruttare i buchi che la stanchezza potrebbe aprire nelle maglie della retroguardia slovena. Markkanen continua a essere un fattore, sia come finalizzatore che come catalizzatore delle attenzioni della retroguardia bianco-verde, che per concentrarsi su di lui si perde Wilson sulla rimessa dal fondo per il canestro che sigilla il -1 finlandese. √ą una fase che vede gli scandinavi allargare il campo per cercare di attivare il proprio talentuoso lungo, che con la sua capacit√† di mettere palla per terra √® in grado di creare problemi, soprattutto per la velocit√† con cui esegue le azioni, oltre ad essere un fattore a rimbalzo difensivo.

In attacco gli sloveni hanno il giusto ritmo, ma non la giusta lucidit√†, e finiscono per sprecare occasioni su occasioni, mentre sull’altro lato del campo quando decidono di concedere il tiro a Wilson a volte va bene e a volte, come in occasione della tripla del pareggio a quota 52 che va asegno a met√† tempo, va male. Su quest’ultima coach Kokoskov chiama un minuto per parlarci su, durante il quale il collega toglie Markkanen per concedergli un po’ di riposo, con il risultato che Dragic, senza avere un rim protector di tale portata a sbarrargli la strada, pu√≤ portare a casa un vitale gioco da tre punti. Due buone difese tenendo il corpo attaccato, smanacciando la ricezione e il tiro avversario.

Dragic e Vidmar, due che si trovano a occhi chiusi, sono l’asse portante dell’offensiva del Tricorno, ognuno individualmente quando non insieme, il primo favorito anche dal giocare guardia, mentre le incombenze della costruzione dei giochi sono affidate a Doncic. Randolph come detto non √® in serata, ma comunque un punto di riferimento in area: occupa intelligentemente lo spazio e costringe la difesa a dover prestare attenzione anche a lui, e con l’esperienza guadagna anche preziosissimi falli a favore. Il margine comunque √® ridottissimo, e bastano quattro punti di fila di Markkanen per rimettere tutto in gioco e infiammare l’arena di casa, che vede il primo vantaggio nel secondo tempo dei propri beniamini, a trentotto secondi dalla fine.

Al quale coach Kokoskov reagisce con la consueta calma. Si torna in campo dopo il time-out, Dragic guadagna un fallo e fa due su due dalla lunetta, ma dopo un attacco inconcludente dei finnici Randolph li grazia, non convertendo i tiri liberi concessi. L’ultimo attacco, con tredici secondi, √® della Finlandia. Il naturalizzato, per√≤, un maestro di intangibles, di quelle piccole cose che non finiscono nelle statistiche. Tipo l’esperienza, che fa s√¨ che non perda il controllo quando il viceversa giovane Markkanen lo punta, tenga gli occhi sulla palla e gliela porti via, andando in contropiede solitario a depositare nella retina opposta il canestro che dice 81-78. Il cronometro segna ancora tre secondi da giocare, la Finlandia spreca e il match si chiude.

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