L’Olimpia Milano è stata protagonista di una stagione sin qui disastrosa, senza usare mezzi termini: la società milanese ha dichiarato ad inizio anno le intenzioni di dare la caccia alle Final Four di Eurolega, ma la realtà ha visto il team italiano fuori addirittura dalla zona playoff da ben prima della metà di regular season. La matematica non condanna neppure oggi, a 10 giornate dalla fine della stagione regolare, la squadra meneghina, ma le cinque vittorie di distacco dall’ottavo posto fanno pensare che uno scenario di rimonta clamorosa sia veramente una mission impossible.
Alla luce di un’Eurolega deludente, l’Olimpia Milano aveva il dovere di portare a casa la Coppa Italia per cercare di raddrizzare la stagione, dando continuità al buon momento di forma avuto dopo l’arrivo di Shabazz Napier. Anche questo, come il sogno Final Four di Eurolega, si è rivelato un vero fallimento, visto che la squadra di coach Ettore Messina ha subito l’eliminazione al primo turno della competizione contro la Germani Brescia, squadra sulla carta inferiore a quella milanese, reduce da sei KO consecutivi e situata in dodicesima posizione in LBA. Il fatto che la squadra allenata da coach Magro abbia poi vinto la competizione, compiendo un miracolo sportivo non indifferente e giocando una Coppa Italia meravigliosa, non toglie nulla alla deludente manifestazione giocata dall’EA7 Emporio Armani Milano.
Olimpia Milano, dopo il disastro in Coppa Italia cosa riserva il futuro?
L’Olimpia Milano si è presentata all’impegno in Coppa Italia dopo 10 giorni di semi-riposo, visto che alla luce dei drammatici avvenimenti in Turchia, la squadra di coach Messina ha visto cancellata la sfida di Istanbul contro il Fenerbahce. Di conseguenza era lecito attendersi un’Olimpia ruggente già nel primo quarto di gioco, una squadra aggressiva e pronta a fare sua questa manifestazione, mettendo subito in chiaro le cose nel quarto di finale. Abbiamo invece assistito ad una squadra che ha approcciato nel peggiore dei modi alla sfida contro la Germani Brescia, andando sotto di 18 punti e, giocando un ottimo terzo periodo, era anche riuscita a mettere la testa avanti. Nel finale di gara sono arrivate però nuove sciocchezze cestistiche: la squadra non ha praticamente fatto più canestro e sono arrivate anche tante palle perse. L’impressione è stata quella di una squadra che avesse paura di prendersi le proprie responsabilità e di vincere la partita.
E allora, quali sono i possibili scenari post Coppa Italia per l’Olimpia Milano? Il popolo milanese, almeno in parte, chiede a gran voce le dimissioni di coach Ettore Messina, ma mettiamo subito in chiaro una cosa: non sarà così. Almeno, non prima del termine di questa stagione. L’allenatore ex Spurs infatti, pur avendo alcune grosse responsabilità in merito al deludente rendimento stagionale, sarà alla guida dell’Olimpia Milano almeno fino al termine della stagione, in cui dovrà cercare di conquistare uno scudetto che, oltre a salvare la faccia della sua squadra, rappresenterebbe uno storico successo per la società milanese, visto che sarebbe lo scudetto della terza stella.
Ci sarà inoltre l’obbligo, non la possibilità, di salvare la faccia anche in Eurolega, terminando la stagione regolare in crescendo e lontana da un ultimo posto che sarebbe umiliante ed inaccettabile alla luce del roster di primissimo livello di cui l’allenatore dell’Olimpia Milano dispone. In sostanza, la squadra milanese dovrà terminare al meglio la propria stagione, possibilmente con uno scudetto che cancellerebbe in parte la disastrosa stagione ad oggi disputata, per approcciare al meglio alla prossima stagione. Ad oggi, 21 febbraio 2023, non ci sono segnali di un addio di coach Ettore Messina, quindi la società starà sicuramente già lavorando al roster della prossima stagione insieme all’attuale proprio allenatore, in attesa di capire quali saranno le sue intenzioni in estate.
Quali sono le “colpe” di coach Ettore Messina?
Coach Ettore Messina ha sicuramente le sue responsabilità riguardo la pessima stagione dell’Olimpia Milano, ma bisogna ricordarsi che in campo ci vanno sempre i giocatori. Di conseguenza, le responsabilità sono condivise da tutti: giocatori, staff ed allenatore, diventa dunque inutile e superficiale invocare a gran voce “la testa” dell’allenatore. Stiamo parlando di uno degli allenatori più vincenti nella storia della pallacanestro europea e, soprattutto, dello stesso allenatore che ah riportato l’Olimpia Milano alle Final Four di Eurolega appena due anni fa. Non si diventa, infatti, “bolliti” nel giro di un anno: coach Messina ha commesso degli errori, senza dubbio, ma bisogna sempre ragionare con criterio quando si parla di un allenatore iconico della pallacanestro europea. Ad ogni modo, come detto in precedenza, qualche errore coach Messina lo ha commesso. Le responsabilità principali che si possono attribuire a coach Messina sono probabilmente due: l’aver costruito un roster senza tener conto delle proprie caratteristiche da allenatore, ed usare spesso e volentieri dei modi “troppo duri” da digerire per molti giocatori.
Infatti nel roster meneghino troviamo alcuni giocatori che, con la filosofia di coach Messina, poco hanno a che fare: Voigtmann, per fare un esempio, è un lungo molto poco mobile, in grado di aprire il campo in attacco (ma non facendo praticamente mai canestro da tre punti in questa esperienza milanese) ma non di difendere nel modo richiesto dal suo allenatore. Coach Messina basa molto del suo sistema difensivo sui cambi difensivi, di conseguenza il lungo tedesco va molto in difficoltà se resta accoppiato con dei piccoli avversari, giocatori molto più veloci di lui. Inoltre, per fare altri esempi, il roster milanese è stato costruito con due playmaker (che poi, Mitrou-Long playmaker puro non è) con caratteristiche prettamente offensive, mentre l’allenatore italiano ha sempre costruito le basi dei propri successi partendo dalla metà campo difensiva. La coppia Sergio Rodriguez-Delaney, vista fino alla passata stagione in quel di Milano, era infatti molto meglio assortita rispetto a quella composta da Pangos e Mitrou-Long, visto che Malcolm Delaney è sicuramente un difensore d’élite.
Infine, il modo di gestire alcuni giocatori non è sicuramente gradito da molti di questi, visto che coach Messina non si fa problemi a panchinare chi non riesce a fare ciò che gli viene richiesto, anche se dovesse trattarsi di una partita e basta. Brandon Davies, ad esempio, che è stato di gran lunga tra i migliori giocatori dell’Olimpia Milano in questa stagione, nel match contro la Germani Brescia non ha visto campo nel secondo tempo, giocando appena 8 minuti complessivi. Questa scelta si può tranquillamente condannare, visto che la squadra milanese negli ultimi minuti di gara aveva un disperato bisogno di un giocatore con punti nelle mani e pronto a prendersi le proprie responsabilità offensive. Non tutti i giocatori reagiscono positivamente dopo tante esclusioni consecutive, quindi molto probabilmente il problema dell’Olimpia Milano in questa stagione è stata anche la fiducia nei propri mezzi di alcuni dei suoi interpreti.
