La semifinale della Western Conference Rockets-Jazz si è rivelata più equilibrata di quanto si pensi e di quanto dice il risultato di 4-1. Infatti, nonostante la pesante assenza del playmaker spagnolo Ricky Rubio, la squadra di coach Quin Snyder ha fornito cinque buone prestazioni tornando a casa con la consapevolezza che, con qualche innesto, il prossimo anno potranno essere ancora più competitivi.
ROCKETS-JAZZ: I PROTAGONISTI
Gli assoluti protagonisti del successo dei texani sono stati Clint Capela e Chris Paul. Il primo ha mostrato che sotto canestro può contenere qualunque giocatore, limitando Rudy Gobert: il francese, per ben tre volte, ha realizzato solo 11 punti. Clint è nettamente cresciuto nel corso della serie, nella quale ha realizzato 18 stoppate complessivamente (di cui 6 solo in gara 4). Per quanto riguarda CP3, il play ha dimostrato che i Rockets non dipendono troppo da James Harden, anzi, in questa serie ha reso molto più lui (soprattutto in gara 5 dove ha realizzato una prestazione di 41 punti e 10 assist). Il numero 3 dei Rockets potrebbe rivelarsi veramente l’uomo che è mancato l’anno scorso alla squadra di coach Mike D’Antoni per arrivare in fondo alla competizione.
Due sono le cose de rivedere in casa Houston se si vuol veramente arrivare alle Finals: la prima sono le prestazioni altalenanti e le percentuali non eccezionali di Harden. Il Barba (dopo aver disputato una regular season di assoluto livello) sta alternando ottime prove a gare dove forza troppe conclusioni. La guardia numero 13 della franchigia texana deve assolutamente ritrovare la miglior forma per la serie di finale della Western Conference. La seconda pecca evidenziata in queste 5 partite e, assolutamente da migliorare, è l’apporto dei giocatori che escono dalla panchina. Se contro i Timberwolves Gerald Green, Nene ma soprattutto Eric Gordon avevano fornito ottime prestazioni (sovrastando la second unit della franchigia di Minneapolis), nei match contro la banda Snyder non hanno inciso come al solito.
DONOVAN MITCHELL E NON SOLO…
Tra le file della franchigia di Salt Lake City sono da sottolineare l’ottima serie sia dell’australiano Joe Ingles sia dell’ex Celtics Jae Crowder (che hanno confermato il buon momento di forma mostrato contro i Thunder); la crescita di Donovan Mitchell che al suo primo anno ha saputo trascinare la sua squadra in tutte le partite e, quando ha realizzato quella brutta prestazione in gara 3, ha avuto un gran senso dell’autocritica riscattandosi in gara 4. Si è messo in mostra pure il giovane Royce O’Neal che è stato addirittura il miglior realizzatore di gara 4 per i Jazz con 17 punti. I Jazz hanno pesantemente sofferto l’assenza di Rubio (causa infortunio) e i mismatch tra i propri lunghi e le guardie dei Rockets.
Ora, dopo la vittoria della semifinale della Western Conference, tra la franchigia di Houston e il titolo di campione della Western Conference ci sono solo i Golden State Warriors. Proprio l’avversario pronosticato, l’avversario più ostico, l’avversario che da tre anni domina a Ovest. Saranno capaci i Rockets di battere KD e compagni?

