Clamoroso quanto successo nella notte in quel di Cleveland: i Cavaliers hanno esonerato David Blatt e scelto il vice di quest’ultimo, Tyronn Lue che, secondo i rumors provenienti dagli Stati Uniti, è fortemente sponsorizzato dal leader dei Cavs, LeBron James. Non è una novità il fatto che “the Chosen One” e l’ex-allenatore del Maccabi Tel Aviv non fossero grandissimi amici, anzi, spesso ci sono state delle incomprensioni che hanno incrinato definitivamente il rapporto. Il licenziamento di Blatt, però, può essere interpretato seguendo due differenti correnti: da una parte chi è a favore e dall’altra, ovviamente, i contrari. In questo articolo cercheremo di sottolineare le ragioni per le quali il coach non andava esonerato o, quanto meno, bisognava attendere il termine della stagione.
- Esonero anticipato? – Era ormai chiaro che al termine della stagione se David Blatt non fosse riuscito a portare in quel di Cleveland il primo anello avrebbe, con molta probabilità, abdicato forzatamente a favore proprio di Lue (lo stesso che Allen Iverson scavalcò goliardicamente dopo la storica tripla in Gara 1 delle Finals 2001). Si può dunque parlare di esonero anticipato ma che probabilmente peserà tantissimo nell’economia della stagione: si, è vero che Lue è un uomo interno alla società ma va pur sempre trovata una nuova alchimia.
- Adattamento ai propri giocatori – Non va dimenticato che Blatt è riuscito a donare un’identità ad una squadra che era per larghi tratti completamente da assemblare visto il ritorno del Re, l’arrivo di Love e gli acquisti di pedine comunque importanti all’interno della squadra. L’ex-tecnico dei Cavs era riuscito a creare un sistema di gioco adattabile agli uomini a disposizione e che, ovviamente, girasse attorno alla superstar LeBron James il quale, però, faceva spesso saltare gli schemi a causa di un possesso esasperato del pallone che portava ad un tiro forzato proprio del numero 23. Quando l’ala piccola penetrava nell’area avversaria, costringendola al collasso, e scaricava all’esterno, si vedeva un buon gioco offensivo perimetrale aiutato anche da Kevin Love che ad allargare il campo e prendersi tiri dalla lunga distanza (specialmente dall’angolo) è probabilmente tra i migliori numero 4 dell’intera NBA.
- Discreto motivatore – Piccolo Flashback. Finals 2015. I Cavs, decimati, vengono sconfitti dagli Warriors 4-2, uscendo comunque a testa altissima. Se credete che il merito delle due vittorie della franchigia dell’Ohio sia solamente del numero 23 vi invitiamo a leggere l’altro articolo nel quale parliamo del perché fosse giusto licenziare Blatt. I Cavaliers sono riusciti a centrare questo risultato nonostante le assenze importantissime di Love ed Irving grazie ad una meticolosa preparazione alla sfida di Blatt. L’apporto incredibile di Dellavedova e Thompson non è un qualcosa di fantascientifico ma di ben studiato: l’attenzione degli Warriors era, giustamente, focalizzata su LBJ e JR Smith, da qui si torna al punto precedente. La difesa collassa e LeBron scarica al limite dell’area dove deve esserci per forza un tiratore, il play australiano ha si un discreto tiro dalla lunga distanza ma va responsabilizzato: ci pensa ovviamente Blatt che regala fiducia ad un ragazzo che, fino a quel momento, sembrava di passaggio nella lega. Lo stesso discorso è estendibile a TT che oltre all’innata abilità a rimbalzo è stato aiutato dall’allenatore ed è diventato, in quella serie, un dominatore a rimbalzo.
Tante piccole cose che per qualcuno, forse, non incidono ma l’apporto di Blatt che, va sottolineato, era un rookie è stato utilissimo e lo vedremo anche nei Cavs del futuro, targati Byronn Lue.
Fonte foto: espn.com

