Dinastia Spurs

di Marco Tarantino

Quando parliamo dei San Antonio Spurs stiamo parlando dell’unica franchigia nella storia ad aver eluso il perfetto sistema di “riciclo” della lega formato da salary cap-draft, che ha costretto allo stop franchigie storiche come i Lakers ed i Celtics creando un continuo e salutare cambiamento delle gerarchie NBA (però ha anche creato il tank, di cui i Cavs sanno qualcosa).

Spurs, i Big 3

Spurs, i Big 3

 

 

C’è un uomo, in Texas, la cui fama è direttamente proporzionale alla longevità degli Speroni, quest’uomo è nato ad East Chicago ed il suo nome è Gregg Charles Popovich.

Pop comincia la sua carriera sportiva a 22 anni, come vice allenatore (perché lui, a giocare, non ci ha mai pensato) e, dopo un po’ di gavetta(durata 18 anni) diventa General Manager e Vicepresidente dei San Antonio Spurs, raggiungendo anche il ruolo di head coach  nella stagione 1996-97 esonerando Bob Hill.

Nel 1987 i San Antonio scelgono alla prima David Robinson, the Admiral.
Nel 1997 dopo stagioni tra alti e bassi invece chiamarono alla numero 1 Tim Duncan.
Due giocatori incredibili. Insieme.

Del primo incontro tra Popovich e Duncan qualcosa si sa: si sa che è stata una nuotata. “Coach, ci facciamo una nuotata in mare aperto?” “Io sono un ex agente di polizia, non ho paura di nulla!” e poi dopo un poco di giri Tim si accorge che Popovich, 20 anni più grande, gli nuota ancora dietro “complimenti coach” “te l’ho detto , non ho paura di nulla!” “allora coach, facciamo un altro giro” “certo!”.

Tim è laureato in psicologia, è un nuotatore, parla poco, Popovich è un stratega, un ex poliziotto , parla poco, Robinson è un ammiraglio, un bigman e parla poco. Così nacquero i San Antonio Spurs: un nuotatore, un poliziotto ed un ammiraglio.

Effetto Manu Ginobili:

Passano 2 anni ed arriva il primo titolo, battuti i Knicks in finale, per un secco 4-1, The Big Foundamental, MVP delle finali. Ma il vero evento del 1999 è un altro: “With the 57th pick of the NBA draft, the , San Antonio Spurs select: Emanuel Ginobili”

Manu, insieme a Gortat,  è l’unico giocatore scelto alla 57esima ad esser rimasto per più di 10 anni nella lega, guardia versatile e totale, una delle più grandi “Steal of the draft” della  storia, debutterà con i San Antonio nel 2003, ma non corriamo troppo, perché nel 2001 Popovich decide di puntare su un playmaker francese alto 188 cm e pesante 84 kg, tale William Anthony “Tony” Parker , scegliendolo alla 28esima scelta.

Arriveranno altri 2 titoli,nel 2003 (alla stagione da rookie di Ginobili) battendo i New Jersey Nets e nel 2005, regalando un’ultima soddisfazione a “the Admiral” al suo ultimo anno, facendogli sollevare l’NBA in faccia ai Pistons che speravano in un clamoroso Back-to-back.

“No Admiral No party” si pensava, ma la prima regola degli speroni è: non si ricostruisce, mai.

Passano due anni, ma, grazie a Parker e Manu finalmente maturi, gli Spurs ritrovano il titolo, con il play francese MVP delle finals, in cui a farsi sopraffare sono stati i Cavaliers per 4-0. Poi si ha un periodo di silenzio, che porta all’ultima grande steal di questi San Antonio.

Sorpresa Kawhi Leonard

Indiana vuole George Hill, giocatore a cui gli Spurs sono talmente affezionati da aver proposto Tony Parker al suo posto, ma alla fine hanno accontentato i Pacers, la trade funzionava così: se al draft rimane un nome fino alla 15esima e lo scegliete la trade va in porto, altrimenti non si fa nulla. Il nome non si dice, ci si limita ad un “siamo vivi” ad ogni giocatore scelto, si arriva alla 15, ed è rimasto un giocatore che, stando ai Mock Draft doveva esser scelto alla 5 o alla 6, tale Kawhi Leonard.

Chiamata di Popovich ad Hill sarà andata più o meno così : “Hill, mi dispiace, parti ad Indiana”.
Quello che accade ai San Antonio con Leonard, è storia che continua tuttora.

“Il momento più sentimentale nella carriera di Popovich è stato la chiamata ad Hill” si dice tutt’ora nello staff nero argentato, ma nessuno ha mai rimpianto il suo addio, poiché ha portato quello che è il miglior difensore della lega, versatile, tiratore, penetratore, un giocatore che in silenzio e con le sue mani enormi si sta prendendo la lega, trascinando i San Antonio al quinto titolo dell’era Popovich, ed allora , lo possiamo dire, di nuovo, come dopo ogni anno:

GOOD JOB POP!

Per NBAPassion,
Emanuele Durante

 

 

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1 commento

Cristina 18 Novembre 2016 - 17:42

Bell’articolo, ragazzo, hai una bella penna!

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