Che cos’è la pallacanestro se non un vortice di emozioni dietro l’altro dovuto ai rapidi ribaltamenti di fronte, una palla a spicchi che batte sul parquet producendo un suono simile al battere del cuore, un sentimento per qualcuno o qualcosa che abbiamo potuto anche solo sfiorare e ci ha lasciato indelebili sensazioni?
Il lettore chiude l’ultima pagina di “Cinque piedi e un funerale” e non può che fermarsi un attimo sovrappensiero a riflettere sul basket che era, che è e che viene, e sul perché questo sport (sport… arte giocata, più che altro) è e non può non essere, o in alcuni casi non è e non può essere.
Chiara Zanini ci racconta l’Allen Iverson che ti aspetti e quello che non sospetti. Ce lo racconta in maniera così tanto coinvolta ed emotiva che viene il sospetto (peraltro ben supportato) che questo volume sia una dichiarazione d’amore sotto spoglie neanche troppo mentite lunga pagine duecentottantuno. Ognuna di esse trasuda un sentimento viscerale, in cui Chiara sembra stata trascinata, “hooked on a feeling”, verrebbe da pensare riferendoci alla canzone del 1974 dei Blue Swede, guarda caso due anni prima che la nostra aeda (ma si può dire?) venisse alla luce. Nota a margine sulla canzone: in realtà la prima incisione è del ’68, anno di rivoluzioni e rivoluzionari, e dell’ultima categoria l’autrice è discreta vessillifera.
Chiara Zanini forma ed informa, rifinisce e regola, illumina il passato di The Answer per chi l’ha visto e per chi non c’era, e per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera. Chiara Zanini la sua chimera l’ha inseguita, raggiunta, forse persino abbracciata: alta abbastanza per fare la differenza su un campo da basket senza essere uno di quei mostri di culturismo moderni e postmoderni, Iverson è stato un po’ la chimera e il sogno di tutti per il suo palleggio diabolico, la sua velocità elettrica, l’audacia che lo portava a non aspettare più di tanto, a cucire il tempo e a portarti di là, dove diceva lui.
Chiara, sempre citando Lucio Dalla, ha un materasso di parole scritte apposta per Allen Iverson. Duecentottantuno pagine. Tutte da leggere.
“Cinque piedi e un funerale” di Chiara Zanini: la recensione
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1 commento
adoro Iverson e il modo ineguagliabile in cui giocava contro professionisti di taglia e di fama doppia rispetto a lui, come accendeva gli spalti e i sogni dei tifosi. purtroppo per molti di noi giocatori e appassionati questo libro e’ introvabile …ti pareva…mai una gioia…