Che Andre Drummond sia uno dei migliori centri della lega non è in discussione. Per lui parlano le statistiche, che chiamano 17.3 alla voce punti e 15.4 a quella dei rimbalzi. Se in più ci mettiamo le numerose partite con almeno 20 punti e 20 rimbalzi,si ha la sensazione di avere a che fare con qualcosa di mai visto prima.
La verità, però, come spesso accade, e ben lontana dall’essere così rosea. L’allarme lo lancia Zach Lowe, direttamente da ESPN: “Le prestazioni di Drummond nella metà campo difensiva lasciano a desiderare, anche per quanto riguarda la poca durezza del suo gioco. Perde facilmente l’uomo sui blocchi, non effettua cambi decenti, ed è incline a saltare in ritardo, così da perdere la possibilità di sfruttare il suo atletismo per le stoppate”
Quello che emerge dalle parole del buon Zach è però un quadro eccessivamente allarmista, data la giovane età del centro dei Detroit Pistons, 22 anni, e le impressionanti doti fisiche, che fanno ben sperare gli addetti ai lavori.
Certo, un vero smacco per un giocatore in maglia Pistons essere etichettato come ‘soft‘, data la nomea di squadra dura per eccellenza della franchigia dell’ormai rimpianta Motor City.
Se per quanto riguarda la difesa e la presa di coscienza dei propri mezzi la soluzione sembra a portata di mano, inquietante quasi sembra la scarsa propensione dell’ex Huskie a lavorare su un vero e proprio bug nel suo repertorio: i tiri liberi.
Negli anni, abbiamo assistito a vere e proprie cacce all’uomo ai danni di tiratori mediocri dalla linea della carità. Si è passati dall’Hack-a-Shaq all’Hack-a-DeAndre (Jordan) e la preoccupazione numero uno in casa Pistons è che la credibilità duramente acquisita dalla rediviva franchigia del Michigan, che sembra veleggiare verso un approdo ai playoff dopo 7 anni di assenza, possa essere minata da questa falla nel sistema. Sistema che non può fare a meno di uno dei suoi uomini franchigia, ma che allo stesso tempo si espone, lasciandolo in campo, ad uno sciacallaggio avversario.
Storica infatti, e preoccupante, la prestazione poco felice di Drummond contro gli Houston Rockets che fa segnare 23 errori. Se si pensa che Steph Curry finora ne ha sbagliati solo 22, la situazione diventa clamorosa.
Potrà essere l’anello debole per i playoff, ma difficilmente si sarebbero rotti 7 anni di vacche magre senza l’aiuto del numero zero. Rincuorerà inoltre i tifosi ricordare che coach Stan Van Gundy nel 2009 ha portato alle finali NBA gli Orlando Magic, che come centro schieravano un certo Dwight Howard; altro discutibile tiratore di liberi.
Non ci resta, insomma, che aspettare, e se Hack-a-Drummond sarà, almeno lo sarà in un palcoscenico nuovo, e che lui ha contribuito in maniera dominante a raggiungere. Basta avere pazienza e fede, quella tatuata sull’avambraccio destro, e aspettare.
Allarme in casa Pistons: Drummond troppo soft in difesa
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