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Around The Garden: i Boston Celtics proseguono col vento in poppa

di Nicola Bogani

Il primo quarto di stagione va in archivio e i Boston Celtics continuano a destare un’ottima impressione generale, suffragata da un record 15-5 che li mette al momento in seconda posizione ad Est, con un ritmo che li porterebbe in proiezione finale a sfondare il muro delle 60 vittorie stagionali.

Tutto un altro mondo rispetto al 10-10 che aveva segnato l’inizio della problematica stagione passata. Sappiamo già che sarà difficile mantenere questi ritmi, e che i momenti duri nella NBA arrivano per tutti, ma questa squadra sta dando l’idea di non lasciare mai nulla al caso, e che anche nelle serate storte cerca sempre di lottare e restare in partita sino all’ultimo.

Non è così un caso che delle 5 sconfitte patite solo nella prima, a Philadelphia, gli uomini di coach Stevens non abbiamo comunque avuto la concreta possibilità di vincere la gara sino agli ultimi istanti.

Quattro sconfitte (Kings, Clippers, Nuggets e Nets) che in tutto hanno avuto un passivo negativo di -13 punti, dato che la dice lunga sull’incertezza che ha dominato quelle partite. Nemmeno la sfortuna che perseguita la squadra di Stevens da inizio stagione è riuscita a bloccare la crescita di un gruppo che ha mostrato da subito di essere coeso e pronto a seguire tutti i dettami del coach.

Ad oggi Stevens, cosa incredibile, non ha mai avuto l’intero roster a disposizione, se non per rarissimi momenti, il che da un lato accresce il rammarico per quello che poteva essere, ma dall’altro intriga ancora di più nell’ottica di quello che potrà avvenire quando rientrerà Gordon Hayward.

Celtics, l’attacco nelle mani di un trio

Le fortune di questa squadra non legate a diversi fattori. Fondamentale l’apporto dei tre principali violini offensivi, che sino ad oggi sono riusciti nel non facile compito di restare equilibrati in attacco, per volume di conclusioni tentate: Kemba Walker con 21.9 punti e 17 tiri di media a partita, Jayson Tatum con 21 punti e 19 tiri, e Jaylen Brown con 19.9 punti e soli 15 tiri di media, dimostrano come l’equilibrio tra le tre bocche da fuoco sia stabile. Dato corroborato dal fatto che coach Stevens non schieri mai quintetti senza almeno 1 o 2 dei tre giocatori in campo.

Questo permette ai tre di mantenersi sempre nel vivo del gioco in più fasi della partita.

Jaylen Brown resta ad oggi probabilmente quello più equilibrato tra i tre in attacco: 55\39\56 percento le sue percentuali al tiro, con il 71% ai tiri liberi che dimostra come il prodotto di California abbia migliorato anche uno dei suoi storici talloni di Achille.

Per Tatum e Walker c’è sicuramente da lavorare sulle percentuali realizzative, che li vedono appena sopra il 40%. Numeri che devono assolutamente salire con il prosieguo della stagione. Entrambi sembrano soffrire l’assenza di Gordon Hayward, ed il peso di dover portare palla in attacco e prendere decisioni a volte forzate: nulla di drammatico, ma sarà interessante con il rientro dell’ex Utah Jazz vedere come si possano migliorare questi aspetti del gioco.

Resta comunque incredibilmente positivo l’apporto di Jayson Tatum, che sta giocando una media di 38 minuti a partita, e che detiene il terzo differenziale plus\minus dell’intera NBA con un fantastico +193, cifra che parla abbondantemente dei progressi fatti dal giocatore, anche in difesa.

C’è ancora tanto ancora da migliorare per i Boston Celtics

Tutto bene dunque? No, ci sono tante cose da migliorare per poter proseguire su questi livelli. Innanzitutto le partenze dei primi quarti che vedono spesso la squadra di coach Stevens annaspare nel tentativo di trovare un ritmo offensivo sufficiente.

Al momento, i Boston Celtics sono 29esimi per punti segnati nel primo periodo, dietro solo ai derelitti Knicks.

Altro aspetto che preoccupa è la produzione offensiva della panchina, che anche qui si classifica al 29esimo posto: troppi i giocatori che faticano ancora a trovare il fondo della retina, come Grant Williams che dopo 24 tentativi non  ha ancora trovato il suo primo tiro da tre punti in stagione, e come Carsen Edwards che sembra aver perso molta fiducia nelle sue capacità offensive.

Un discorso a parte invece per Enes Kanter, che sembra oggi un pesce fuor d’acqua nel sistema di Stevens. 15 minuti di media a gara, che producono poco più di 7 punti a partita ma molto momenti di pausa, e la sensazione che in difesa il turco fatichi tremendamente ad adattarsi al sistema.

Per fare un ulteriore passo in avanti, i Celtics avranno un bisogno disperato di sistemare molte di queste piccole cose, mantenendo il resto.

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