Jimmy Butler Butler-Minnesota il bilancio per i TWolve è totalmente negativo? E’ trascorso più di un anno da quel 22 giugno 2017, data in cui i Chicago Bulls e i Minnesota Timberwolves ufficializzarono la prima trade di quella off-season: Jimmy Butler a Minnesota, Kris Dunn, Zach Lavine e la settima scelta del draft, Lauri Markkanen, nella Windy City. I T-Wolves erano pronti a dare battaglia ai Warriors per il trono della Western Conference mentre Chicago si preparava ad una lenta rebulding dopo aver fallito l’esperimento dei big-three (Rondo-Wade-Butler). L’opinione pubblica si schierò allora con i T-Wolves idolatrando il G.M Layden per l’eccelso mercato condotto quell’estate, ma oggi è ancora cosi?
Butler-Minnesota: Timberwolves e l’Eterno Ritorno
Nella passata stagione i Minnesota Timberwolves hanno centrato per il rotto della cuffia la postseason dopo 14 anni di astinenza. La loro corsa al titolo però si è arrestata al primo turno per mano degli Houston Rockets. Il bilancio finale non può certo dirsi soddisfacente viste le alte aspettative nutrite da fan e dirigenza. La difesa, marco di fabbrica delle squadre di Thibodeau, non è mai pervenuta, come mostra anche la pessima efficienza difensiva (111.9 punti in media subiti a partita, terz’ultima franchigia della lega). Il sistema di gioco, per nulla solido e poco efficace, ha sortito poi un attacco sterile, finalizzato quasi esclusivamente dalle principali bocche di fuoco della squadra. A gettare ulteriore benzina su fuoco ci hanno pensato i malumori e dissidi interni, come quello che ha visto contrapporsi Wiggins e Butler, incapaci di coesistere sul rettangolo di gioco. In estate l’ex Bulls ha chiesto la cessione mandando in fumo i già precari equilibri dello spogliatoio. Butler è stato accontentato e spedito a Philadelphia mentre i T-Wolves hanno dovuto ricominciare l’ennesimo ciclo con gli innesti di Dario Saric e Robert Covington. Friedrich Nietzsche sosteneva con l’Eterno Ritorno che il tempo è circolare e che quindi ogni azione è destinata a tornare al punto di partenza. Considerati i continui spostamenti degli ultimi anni, si direbbe che nessuno avrebbe potuto interpretare questa dottrina meglio di Minnesota.

Butler-Minnesota, i Chicago Bulls si godono LaVine
Al grido di “perdere e perderemo” i Chicago Bulls hanno iniziato la passata stagione con 9 sconfitte consecutive. Il fondo della Eastern Conference è stato evitato grazie ai rientri di Nikola Mirotic e Bobby Portis, ma i playoff non sono mai stati realmente alla loro portata. Malgrado ciò i nuovi innesti non hanno tradito le attese: Khris Dunn e Zach Lavine, una volta superati i rispettivi infortuni, si sono rivelati leader emotivi e tecnici della squadra, Lauri Markkanen invece si è guadagnato un posto nell’All-Rookie Team a suon di prestazioni fenomenali. L’estate scorsa ha portato in dote Jabari Parker e la sesta scelta Wendell Carter Jr., rendendo Chicago una delle franchigie più futuribili della lega. Una tempesta di infortuni si è pero abbattuta sulla Windy City: Dunn, Markkanen, Portis e Valentine non sono mai scesi in campo dall’inizio della regular season e ne avranno ancora per qualche settimana. In compenso è nata la stella di LaVine. 26.5 punti, 5.2 rimbalzi e 4.1 assist bastano a testimoniare una crescita superlativa del numero 8 che si è definitivamente tolto l’etichetta di “semplice schiacciatore”. LaVine ha perfezionato il suo tiro da fuori (34% da oltre l’arco) e alzato il livello difensivo, come dimostrano le 1.2 steals a partita. Nelle passate stagioni non aveva mai superato quota 0.8. Inoltre è diventato il primo Bulls dai tempi di Micheal Jordan a segnare almeno 20 punti nelle prime 15 gare. Se la stagione dovesse finire oggi, avrebbe la 12° miglior media punti nella storia della franchigia (le altre 11 appartengono ad His Airness). Nella speranza che i lungodegenti tornino più forti di prima, i Chicago Bulls si coccolano il loro nuovo franchise-player.
In conclusione i T-Wolves hanno perso tre giovani di belle speranze, portando a casa un’All-Star tanto forte quanto capricciosa che ha tolto il disturbo dopo solo una stagione. I Chicago Bulls invece hanno guadagnato una futura All-Star e hanno messo in piedi un core di giovani che, infortuni a parte, nei prossimi anni potrebbe occupare i vertici della lega.

