Male male, i Toronto Raptors. Steccano ancora per l’ultima volta. E di nuovo contro il Re, contro LeBron Raymone James. Il problema? Un solo uomo destinato a cambiare le sorti di una squadra e perché no anche ad avvicinare il popolo miscredente.
Partiamo dalla terza e praticamente decisiva sfida della serie: gara 3 ci ha servito un DeMar DeRozan inguardabile, gioco soft da bar per lui e 12.5% al tiro ad un certo punto della partita. Dopo averlo parcheggiato in panchina i Raptors si alzano e dicono no a LeBron James: Kyle Lowry si arma di abilità e determinazione, tira fuori il coraggio e convince Serge Ibaka a provare a vincerla . Ci provano: pareggio di OG Anunoby quando mancano sul cronometro solo 6 secondi. Da lì cambia tutto. Palla a LeBron. Jordan, per la seconda volta in poco tempo, alza gli occhi al cielo e passa il testimone a questo superuomo akroniano di oltre due metri, dall’espressività poco delicata. Anche se poi fuori dal campo sembra un lord inglese dell’ottocento. Sir LeBron James. Entra con calma, tiro a caso sfruttando l’altezza, elegantissimo, palla che colpisce la tabella. È dentro.
Infine l’ultimo atto della serie, gara 4. E’ un totale massacro: probabilmente non c’è mai stata una vera partita. LeBron è risultato implacabile. Gira tutta la squadra e anche soldatini come Kyle Korver, George Hill e JR Smith sanno che devono solo fare da spotter a un alzatore di 150 kg di panca. Un alzatore che la panca potrebbe saltarla ad occhi chiusi atterrando in equilibrio su una fitball caduta li per caso. Si sciolgono tutti: nonostante un ottimo Jonas Valanciunas, top scorer di Toronto, DeRozan, frustrato come un fidanzato tradito che perde il lavoro per uno sbaglio, decide di atterrare Jordan Clarkson senza pietà probabilmente rendendosi conto di non essere mai entrato nella serie, avendo dovuto affrontare tutti i suoi purtroppo deludenti limiti. Cleveland a bordo del LeBron James Express a lievitazione magnetica vince la serie a 500km/h.
LEBRON JAMES FUORI DA OGNI LOGICA
E’ sempre lui. The King, il Prescelto, the Chosen One. Qui si sta scrivendo davvero qualcosa. Non si sa ancora cosa. Ma tutti la sentiamo, l’aria frizzantina che sta cambiando: come quando arriva l’odore della pioggia; non lo sapresti descrivere ma sai che sta per cambiare qualcosa. Lui è come Achille quando la madre andò da lui e gli disse che se avesse dovuto andare a Troia sarebbe morto ma sarebbe stato ricordato per sempre. Lui guerriero come Achille. Alla fine ci è andato a Troia nonostante non abbia mai avuto un cavallo per entrare. Anche se poi l’interpretazione di David Benioff è diversa dalla storia scritta. Ma LeBron il cavallo non l’ha proprio voluto. Lui la porta l’ha sfondata a colpi di fadeaway e aggressioni al ferro. Porta il 23 per far vedere che può essere più forte di tutti anche degli Dei passati. Magari è un’esagerazione perché il 23 la sua leggenda l’ha conclusa e di certo non può essere raggiunto a livello di numeri vincenti, almeno fino adesso. Ma questo energumeno senza pietà, con il mantello di Superman e la L stampata sul petto sta scrivendo la sua leggenda, stoppando anche i suoi quasi 34 anni. Si perché il signorino venuto da Akron è stato in grado di schiacciare posando il suo sguardo, senza un briciolo di arretramento, su proprio quel 23 di cui ancora oggi abbiamo tutti la maglia in un cassetto, magari sopra quella di Derrick Rose che è ancora nuova immacolata. Che sia stato un gesto per far capire al mondo che forse noi, non simpatizzanti di LeBron, ci stavamo sbagliando?
Che di storia ancora si dovrà parlare? Che ancora la leggenda si sta scrivendo? Non ci sono ancora risposte a queste domande. Ma la si può vedere così: “È in piedi davanti a tutti con il peso del mondo sulla schiena e anche così riesce a schiacciarti la palla addosso e a insegnarti qualcosa.”
I CAVALIERS E LE FINALI DI CONFERENCE
Obiettivo? Puntare alle Finals ora senza troppi problemi: JR Smith, munito di maglietta, ha negli occhi già la sfida contro Boston. Peccato per il talento di Philadelphia: una squadra delle scuole superiori del basket all’esame di maturità. Ma contro i laureati gestiti da un genio in panchina, è dura, davvero dura. E poi c’è anche lui, il solito nerd incompreso che ha saltato la primina, Tatum. Certo questo 3-1 ha riaperto la serie, o forse no. Ed intanto, il Re aspetta…
di Giacomo Zoli


