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Gli Indiana Pacers vogliono diventare grandi

di Andrea Indovino

28-16, dice l’attuale record degli Indiana Pacers. Al giro di boa, oltrepassato ormai da una manciata di partite. Sesti ad Est, ad un nulla da Toronto, Boston e Philadelphia, rispettivamente terza, quarta e quinta forza di una Conference pazza come non mai. Esame superato per la franchigia di Indianapolis, almeno quello di metà stagione. Certo, di difficoltà ce ne sono state, ed anche errori, ne sono stati commessi. Perchè ci sono stati giorni in cui non sono stati in grado di soddisfare tutto il loro smisurato potenziale.

Errori di crescita. Nel complesso, il bilancio è più che positivo. Sette pieno in pagella. Voto alto, perchè gli Indiana Pacers hanno dovuto registrare tanti infortuni, più o meno gravi, finora. Victor Oladipo, l’unico giocatore del roster ad aver partecipato ad un All-Star Game, è a una settimana (e poco più) dal debutto programmato. Malcolm Brogdon, prima donna al Bankers Life Fieldhouse, leader in campo nella prima fase di stagione, ha saltato dodici gare. Giocandone qualcuna a mezzo servizio. Myles Turner ha alzato bandiera bianca in otto occasioni, mentre Domantas Sabonis, più ‘fortunato’, ne ha saltate solo tre. Attuale quinta piazza ad Est, ma con attenuanti, e possibilità di migliorarsi, non appena coach Nate McMillan sia in grado di poter lavorare con tutti i suoi effettivi.

Indiana Pacers: una squadra camaleontica

McMillan-Pacers

Nate McMillan, coach degli Indiana Pacers.

Sarebbe stato necessario un periodo di ‘rodaggio’, per una squadra rimodellata dall’off-season 2019. Ma non si è mai potuta esprimere al completo. E l’inizio è stato duro: subito 0-3, poi però c’è stata la pronta reazione con la vittoria di 7 delle successive 8 partite. Perdendo soltanto all’overtime contro Charlotte. Gara non di certo da circoletto rosso, prima del via. La squadra di Larry Brown, per intenderci, ha iniziato 1-6, e quella di Larry Bird un pochino meglio, ma comunque con un rivedibile 2-5. Partenze da tartarughe, prima che gli ingranaggi iniziassero a girare in un certo modo. Entrambe quelle squadre hanno poi raggiunto i playoffs. Appuntamento ormai di routine per Indiana, che però è dal 2014 che non riesce a ‘scollinare’ il primo turno. Una sorta di magia nera, che vogliono assolutamente scacciare nell’Hoosier State.

La serie di infortuni ha continuamente richiesto cambi di starting five, e modifiche alle rotazioni. Ciò minacciando sempre chimica di squadra ed atteggiamenti in campo. Sono ben 12 i giocatori che hanno iniziato almeno una partita, da starter. Edmond Sumner, JaKarr Sampson, e Goga Bitadze, a turno titolari. In altalena tra NBA e G-League con i Fort Wayne Gian Ants. Fa specie non trovare in questa speciale griglia Doug McDermott, sesto uomo. Che ha sempre presenziato in panchina alla palla a due. T.J. Leaf, che ‘role player’ lo ha scritto anche sul suo documento d’identità,  è stato lasciato inizialmente in panchina in 20 occasioni, ma l’unica volta che ha iniziato una partita, ha colorato il suo tabellino con una doppia doppia da 13 punti e 15 rimbalzi. Quindi, Indiana è una squadra molto difficile da decifrare, e potrebbe esserlo ancora di più con il debutto, ormai programmato per il 29 gennaio, di Oladipo. Vale la pena notare che la squadra ha un record di 15 vittorie e 5 sconfitte quando tutti i titolari ‘del momento’ (Lamb, Brogdon, Warren, Sabonis, Turner) sono scesi insieme in campo.

I punti di forza

Indiana è ventinovesima per numero di palle perse. Significa che fa meglio di 28 squadre, dato che viene alimentato dal pace, il ritmo di gioco. Non corrono tanto, come si vede spesso fare in NBA oggi, a molte franchigie. Ma muovono bene la palla. Solo cinque squadre contano più canestri assistiti rispetto ai Pacers. Ognuno recita attentamente il suo spartito. Coach McMillan, seppur fino ad oggi privo della sua superstar, è riuscito a mettere su un impianto di gioco estremamente organizzato. L’attacco, salvo qualche battuta d’arresto che ha visto Indiana non superare i 100 punti segnati, viaggia a 108.3 di media, con ben cinque giocatori in doppia cifra. Tra i quali spiccano i 18 di Sabonis, i 17.8 di Brogdon e la produzione di T.J. Warren che supera i 18 di media. 18.2 precisamente

L’attacco degli Indiana Pacers, nella maggior parte dei casi, è abbastanza fluido.

Nessuno oltre i 20, in attesa di Oladipo. Che non sarà presente, ovviamente, all’All-Star Game. Dove però conta di esserci Sabonis. Da tutti ormai non considerato più soltanto il figlio di Arvydas, ma un giocatore solido su entrambi i lati del campo. Ha abituato i tifosi alle doppie doppie, 32 su 41 gare disputate. Una double-double machine, dicono di lui negli Stati Uniti. Solo Giannis Antetokounmpo e Andre Drummond fanno meglio del lungo lituano figlio d’arte. Domenica notte, ha anche impreziosito il suo ruolino di marcia con la prima tripla doppia in carriera in NBA: 22 punti, 15 rimbalzi e 10 assist in 41′ d’impiego, nel successo esterno in casa dei Denver Nuggets. E con Turner, rim protector e stoppatore ‘con i fiocchi’, Sabonis compone uno dei frontcourt più assortiti, dinamici, ed efficienti dell’intera lega.

I punti deboli

Migliorare il tiro da 3 punti, innanzitutto. Brogdon, Warren, Lamb e Turner stanno tirando tutti peggio che nella passata stagione. Compensano, le percentuali buone, intorno al 40% , di McDermott e dei fratelli Holiday, protagonisti in second unit. La squadra di McMillan tende ancora spesso ad appoggiarsi ai due lunghi, ed esplorare spesso il gioco in post. Il midrange, in casa Pacers, non è considerato ancora ferro vecchio, da disfarsene. Ma nell’NBA dei ‘tre punti sono meglio di due‘, Indiana deve cercare di imprimere un’accelerata dal punto di vista del gioco perimetrale.

McDermott è una delle poche garanzie dei Pacers per quanto riguarda il gioco perimetrale.

 

Essendo una squadra che predilige ritmi bassi, ed il gioco interno, con conclusioni nel pitturato, staziona molto poco in lunetta, non avendo poi neanche grandi penetratori, ad eccezione del ‘Professore’ Brogdon. La percentuale di realizzazione dalla linea della carità, d’altronde, sfiora l’80%, settima migliore della lega, ma i tentativi sono davvero troppo pochi.

Gli indiana Pacers dell’immediato futuro

In conclusione, cosa dobbiamo aspettarci dagli Indiana Pacers nel breve termine? La presenza in post-season, e questo è fuori discussione. Perchè oggi il vantaggio sulla nona è bello corposo, 12 gare. Il vero obiettivo sarà quello di riuscire a conquistare almeno il quarto posto, ora di proprietà dei Boston Celtics, per poter così giocare il primo turno playoffs con il vantaggio del fattore campo. E la quarta piazza è proprio lì, a mezza gara. Ad un tiro di schioppo.

Non è un’utopia neanche tentare l’assalto al gradino più basso del podio. Specie con il ‘maschio alpha’ Oladipo in più nel motore. Ma intanto, non vanno fatti voli pindarici, passi più lunghi della gamba, in casa Indiana Pacers. In fondo, per una franchigia che non supera il primo turno playoff da 6 anni, farsi un bel viaggetto in semifinale, e poi azionare la modalità ‘vada come vada’, sarebbe già un considerevole traguardo. Il ‘road trip’ ad Ovest, non è iniziato nel migliore dei modi con la scoppola subita lunedì notte contro i coriacei ed infuocati Utah Jazz. Ora sotto con Denver, Phoenix, Golden State e Portland, un poker che meglio ‘peserà’ la reale forza di questo gruppo, che ha in mente soltanto di stupire. Gli Indiana Pacers vogliono diventare grandi.

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

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