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Heat, archiviata la stagione 2020 il futuro porta a Giannis? Non necessariamente

di Lorenzo Brancati

Le Finals 2020 si sono concluse con una sconfitta per 4-2, ma l’esperienza nella bolla NBA dei Miami Heat non può che far sorridere per il futuro. Quella che sembra una considerazione meramente retorica è però la rappresentazione più calzante della realtà di una franchigia che è solo all’inizio di un nuovo ciclo. E che è già riuscita a sovvertire le aspettative.

Il fatto che la stagione appena passata sarà ricordata per la sua unicità rimane innegabile, tuttavia questo non significa che arrivare alle finali NBA sia stato più facile che in passato. Anzi, per stessa dichiarazione dei protagonisti, l’ambiente di Orlando ha presentato una sfida mentale in più, se possibile. Ecco che dunque fatte le giuste premesse possiamo inoltrarci nell’analisi delle prospettive per il futuro dei Miami Heat guidati da Jimmy Butler, arrivati alla conclusione del proprio atto primo. 

Miami Heat, il percorso stagionale

finali nba gara 5

Jimmy Butler affronta LeBron James nelle Finals NBA

Quanto successo sul parquet negli ultimi 12 mesi, si parlava di fatiche mentali, lascia a coach Erik Spoelstra la consapevolezza di avere un gruppo estremamente unito, seppur ancora in crescita. Lascia, altresì, la certezza di un giocatore totale quale è stato Butler in queste Finals, forte di prestazioni da consegnare agli annali. Quanto dimostrato, anche quando i suoi due compagni più importanti erano costretti a bordo campo, ne certifica lo status di giocatore franchigia, una pietra d’angolo su cui continuare a costruire questo ciclo di Miami.

Parlando di compagni importanti fermati da guai fisici, a soli 23 anni Bam Adebayo si è rivelato per tutti i playoffs una spalla ideale. L’unica macchia della sua stagione è rappresentata però proprio da un approccio non troppo felice alle Finals, anche se l’infortunio non deve aver aiutato. In ogni caso, il centro si candida a un ruolo importante per il futuro, forte delle sue caratteristiche di lungo moderno.

miami heat

Gli Heat dopo la vittoria delle finali di Conference

Diverse uscite a vuoto nelle Finals dei giovani Tyler Herro, Duncan Robinson e del reintegrato Kendrick Nunn testimoniano anche la loro prima apparizione su un palcoscenico tanto importante, e non potranno fare altro se non accelerare lo sviluppo di tre ragazzi rispettivamente di 20, 26 e 25 anni che tanto hanno convinto per il resto della stagione.  Infine, veterani come Goran Dragic, Andre Iguodala, Jae Crowder e Kelly Olynyk hanno sempre dato il loro con prestazioni anche importanti. Decisiva, almeno nelle primissime gare della serie finale, l’assenza dal campo della point-guard slovena a causa di una noia fisica ad un piede. 

Miami Heat, cosa prospetta il futuro?

Al netto di quanto dimostrato dagli effettivi di Miami in questo 2020, non tutti avranno un posto assicurato a roster per la prossima stagione. Dei giocatori fin qui citati, infatti, Jimmy Butler, Andre Iguodala, Bam Adebayo, Tyler Herro, Kendrick Nunn e Duncan Robinson sono a libro paga per il 2020/2021. Gli ultimi due con accordi non del tutto garantiti, ma che si presume gli Heat saranno lieti di confermare.

Se Kelly Olynyk poi si appresta a godere di un’opzione da 12 milioni di dollari, altri giocatori diventeranno invece free-agents: Goran Dragic e Jae Crowder su tutti, ma come loro Solomon Hill, Derrick Jones Jr, Meyers Leonard e Udonis Haslem. Al di là di quest’ultimo, che dovesse tornare come assistente di coach Spoelstra avrebbe poi lo stesso ruolo rivestito in questa stagione, Dragic e Crowder saranno senz’altro i nomi più caldi dell’off-season di Miami. Anche per diretta dichiarazione d’amore di Butler nei confronti dello sloveno.  

Con 22 milioni di dollari circa come margine di manovra, anche in attesa di novità riguardo il salary cap, Pat Riley dovrà muoversi con attenzione. Riportare a bordo Dragic sarebbe cosa giusta anche a livello di spogliatoio, ma di certo non alle cifre del suo accordo appena scaduto: circa 18 milioni annuali. L’età di 34 anni e una tenuta fisica non impeccabile lo renderebbero un investimento avventato. Ma Riley non è di certo un novellino, e senza dubbio si muoverà come meglio per l’interesse dei suoi. Discorso diverso per Crowder, che nella sua carriera non ha mai guadagnato stipendi annuali a due cifre, ma che alla soglia dei 30 anni e dopo dei mesi di livello a Miami potrebbe essere alla ricerca di un ultimo contratto di un certo peso. Anche qui, l’attenzione dovrà essere massima.

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Goran Dragic e Bam Adebayo alle Finals 

E se i più consiglierebbero a Miami di conservare il proprio spazio salariale per tenere aperte le porte della free-agency 2021 al sogno proibito Giannis Antetokounmpo, con quei soldi ci sarà prima da rinnovare l’accordo da rookie di Bam Adebayo. Il lungo, chiamato al Draft 2017, è infatti ancora nel pieno del suo primo contratto NBA, del quale gli Heat hanno esercitato le due opzioni annuali fino al 2021 ma che non hanno rinnovato. E così quei 5 milioni ad oggi così leggeri se confrontati all’apporto di Adebayo tra circa un anno tenderanno molto probabilmente quantomeno a quadruplicarsi

Detto questo, tra membri illustri da confermare e strategie verso la free-agency 2021, nulla vieterebbe a Miami di guardarsi intorno già nel 2020. Una classe di free-agents tutto sommato povera di nomi altisonanti potrebbe comunque nascondere affari molto interessanti. Soprattutto qualora dovesse saltare il ritorno di Jae Crowder, il mercato è pronto ad offrire diverse ali di qualità: il super tiratore da 42% dall’arco Davis Bertans, l’italiano Danilo Gallinari fresco di due stagioni da 19 punti di media e il grintoso Serge Ibaka da 38% da tre saranno tutti free-agents senza restrizioni. Infine, un altro lungo versatile e molto interessante, in grado anche di ricoprire il ruolo di centro moderno nelle rotazioni sarebbe Chris Wood: fresco di stagione rivelazione ai Detroit Piston sarà anche lui sul mercato senza restrizioni. Per lui medie da 23 punti, 10 rimbalzi, 2 assist e 1 stoppata dopo la partenza di Andre Drummond. 

La mossa estrema

Infine, un’ultima opzione che guarderebbe più all’immediato che al futuro degli Heat potrebbe essere quella di far tornare di moda un affare per Chris Paul. E’ chiaro, Miami andrebbe a caricarsi sul groppone un contratto da 41 milioni per la prossima stagione e con un’opzione da 44 per il 2021/2022. E’ altrettanto chiaro che si andrebbero così parzialmente a vanificare i discorsi riguardo l’attenzione al salary cap verso il 2021. Il pacchetto da sacrificare sarebbe importante, ma forse meno di quanto gli OKC Thunder chiedessero un anno fa, considerando la strada della ricostruzione ormai evidentemente intrapresa. Si tratterebbe di una mossa estrema, ma probabilmente suffragata dai fatti, considerando quanto bene Butler abbia girato al fianco di una point-guard intelligente come Dragic. E quando si parla di intelligenza e comprensione del gioco CP3 non avrebbe eguali. 

In ogni caso, che si punti a confermare l’organico centrale della stagione 2020 o che se ne vadano a sostituire alcuni effettivi, le prossime off-season degli Heat saranno continue partite a scacchi, in equilibrio tra la squadra competitiva costruita fin qui e la necessità di guardare comunque al futuro

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