L’Iowa non è semplicemente Midwest. L’Iowa è il Midwest. Quello più puro, l’unico stato a stelle e strisce i cui confini ad est ed ovest sono stabiliti dai fiumi, rispettivamente Missisipi e Missouri.
Non solo. L’Iowa è considerato il cuore pulsante del cuore pulsante degli Stati Uniti per la sua tradizionale economia, basata su agricoltura ed allevamento. Un territorio che potrebbe tranquillamente rientrare nel famoso racconto Elegia Americana, libro che giusto nel 2026 compie il suo primo decennale. L’autore, come noto, è J.D. Vance, l’attuale vice-presidente degli Stati Uniti, il volto più conosciuto del nuovo corso repubblicano.
Ciò che per fortuna impedisce all’Iowa di rientrare completamente nella dura critica espressa da Vance è la cosiddetta “Midwestern Nice”. Si tratta, in poche parole, di una forma di cortesia e disponibilità tipica delle zone rurali di questo stato, del Minnesota e del Nebraska.
La storia dell’Iowa, per il resto, è all’insegna di un sano pragmatismo rurale. A lungo si è infatti cercato di bilanciare un’anima profondamente conservatrice con la vocazione progressista presente sin dai tempi di Abraham Lincoln.
Qui, come in altre zone del Midwest, vi era una classe operaia bianca composta da immigrati originari del Nord Europa. E ciascuno di questi differenti gruppi etnici ha dato portato il proprio contributo per costruire l’Iowa così come lo conosciamo oggi.
La forte componente tedesca, ad esempio, ha dato impulso all’agricoltura ed all’architettura delle piccole città. Così come gli scandinavi, molto presenti nel nord dello Stato, hanno influenzato la politica progressista e cooperativa delle origini.
Come sarà facile intuire, un tempo questa middle class era legata al Partito Democratico. Di recente, tuttavia, la bussola si è orientata maggiormente verso tendenze repubblicane.
Tale spostamento ha avuto luogo quando questa fetta di elettorato si è sentita abbandonata dai dem.I quali hanno abbracciato in toto le progressiste e globaliste tipiche delle coste, trascurando le istanze delle zone agricole.
Non deve essere un caso, in questo senso, che il coach che sta portando la squadra di Iowa State a vette mai toccate prima sia proprio un uomo del Midwest. Coach T.J. Otzelberger è infatti nativo del Wisconsin, anche se il suo cognome richiama origini tedesche, presumibilmente bavaresi.
Otzelberger ha iniziato ad allenare appena terminato di evoluire come point guard nell’ateneo di Wisconsin-Whitewater, Division III. E dopo soli cinque anni di apprendistato, è stato chiamato sulla panchina dei Cyclones già nel 2006, in qualità di assistente.
È rimasto in tale ruolo fino al 2010, quando è giunta una promozione ad associated head coach. Dopo un triennio, una breve esperienza ai Washington Huskies ed un breve ritorno ai Cyclones gli hanno aperto le porte della prima esperienza come capo in solitaria.
Tre anni a South Dakota State e due a UNLV sono stati infine sufficienti per convincere il front office di Iowa State a riportarlo a casa. Una mossa benefica, per entrambe le parti in causa.
Da una squadra che aveva portato a casa solo due vittorie, infatti, già nella sua prima stagione i Cyclones sono stati capaci di ottenere un record di 22-13. Le Sweet Sixteen del 2022 sono state ripetute due anni dopo, con l’aggiunta della vittoria nel torneo di Conference della Big 12.
Il 2025 si è invece rivelato alla fine deludente, con l’uscita al secondo turno contro Ole Miss. E questo nonostante il 13 gennaio dell’anno passato Iowa State abbia toccato il secondo posto nel ranking degli atenei stilato da Associated Press, prima volta nella storia dei Cyclones.
Un passo falso imprevisto, chiaramente. Ma allo stesso tempo, forse, la necessaria premessa di quanto il team oro-granata sta costruendo da novembre in qua.
A determinare le fortune di Iowa State in campo è soprattutto Joshua Jefferson. Ala di 2.06, atletico, dotato di ball handling, grande coordinazione, ragguardevole repertorio di finte e conclusione efficace il nativo di Las Vegas è un giocatore a cui non è facile trovare una risposta.
In questo senso fa il paio con Milan Momcilovic, che, a dispetto del cognome, è del Wisconsin. Le ascendenze serbe però si vedono tutte, specie nel suo tiro pulito, compatto, mortifero e dal range discretamente ampio.
La front line si completa poi con Blake Buchanan. Non un super talento, ma un lungo ingombrante solido nei blocchi e che si fa valere a rimbalzo, sia difensivo che offensivo.
La terza punta della squadra è invece Tamin Lipsey. Un play brevilineo, che si dimostra però spavaldo nelle incursioni in area, sgusciando nel traffico e reggendo bene i contatti, per poi depositare la palla in fondo al canestro.
Anche il francese Killian Touré è assai abile nel farsi largo nel traffico. La sua arte si estrinseca però soprattutto in difesa, mettendo pressione all’avversario grazie ad atletismo e a rapidi riflessi.
A guadagnarsi spazio come esterno di riserva tra i due è Nate Heise. Un figlio del Minnesota, quindi sempre Midwest, che ha nei movimenti senza palla e nel tiro piazzato la sua arma privilegiata.
A completare la batteria dei piccoli c’è Jamarion Batemon. Si tratta di un freshmen che spicca per la sua qualità di palleggio e per la varietà di tiri che è in grado di prendersi.
Come cambio dei lunghi, infine, vista la storia dell’Iowa non poteva che esserci un tedesco. Dominykas Pleta, da Gotha, capoluogo della Turingia, è un 2.11 filiforme che sa indifferentemente mettere palla per terra, attaccare la linea di fondo o giocare spalle a canestro.
T.J. Otzelberger può dunque contare su un manipolo di uomini relativamente ristretto ma dal rendimento sicuro. Tuttavia questo potrebbe anche rivelarsi un bene, in quanto, nel corso della stagione, le gerarchie si sono via via stabilizzate, e dunque ognuno conosce il proprio ruolo.
L’idea di basket del coach del Wisconsin è per certi versi la naturale traduzione in campo della forma mentis dell’Iowa. Continuità, duro lavoro, condivisione della palla, rifiuto di primedonne da one-and-done hanno fatto infatti da filo conduttore alla sua gestione dei Cyclones.
È tramite tale ricetta che l’allenatore vuole portare gli oro-granata a risultati finora mai raggiunti, come la Final Four. E pazienza se, per riuscirci, sarà necessario mettere da parte almeno per un po’ la Midwestern Nice.
