Marco Belinelli, sinonimo di garanzia | Nba Passion
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Marco Belinelli, sinonimo di garanzia

Marco Belinelli

Marco Belinelli, sinonimo di garanzia

Sul valore di Marco Belinelli non ci sono mai stati dubbi. Dai fugaci ma significativi esordi in maglia Virtus, passando per l’esplosione di talento in casa Fortitudo, siamo ormai arrivati a parlare di un veterano della Nba, giunto alla sua undicesima stagione nella Lega più competitiva del pianeta.
A livello personale il Beli non ha mai mancato di mettere in mostra le sue indiscusse capacità, come successo peraltro agli altri 2 italiani (Bargnani e Gallinari, ovviamente) scelti nei draft del trienno di grazia 2006-08.
Ma su un aspetto il bolognese (scelto dai Warriors alla 18 nel 2007) ha surclassato i suoi 2 compagni di nazionale: la capacità di adattarsi alle diverse situazioni capitategli nel corso della carriera.
Marco ha avuto l’intelligenza di mettersi completamente a disposizione, trovando in ogni nuova realtà il ruolo più congeniale nei meccanismi del roster, aspettando per diventare protagonista, per poi magari tornare in un apparente ma temporaneo anonimato senza mai colpo ferire.

Dopo 7 stagioni caratterizzate da un continuo ma lento crescendo, frutto di una maturità sempre maggiore e di opportunità sempre più stimolanti (Bulls e Spurs in primis), l’ex stella Fortitudo ha intrapreso alla soglia dei 30 anni delle nuove sfide legate a delle possibilità contrattuali migliori, oltre che a contesti lavorativi più complicati e in divenire.
Qui si spiegano le due stagioni a Sacramento e Charlotte, nelle quali – tra mille difficoltà – è riuscito comunque a raggiungere la doppia cifra di media in circa 140 partite totali.
La nuova sfida raccolta in questo 2017/18 è invece quella di accompagnare i giovani Hawks a quella che si appresta con buona probabilità a diventare la prima stagione di transizione per Atlanta dopo 10 apparizioni consecutive ai playoffs.
E con il 32° compleanno a pochi mesi di distanza, Belinelli non sembra intenzionato ad alzare il piede dall’acceleratore: nelle prime 7 presenze con la nuova maglia viaggia a 14.6 punti a partita (miglior dato in carriera) frutto di un meraviglioso 55% da oltre l’arco, dato destinato a calare, ma non per questo meno sbalorditivo. Anche perchè stiamo parlando di un giocatore che oramai, seppur conosciuto e rispettato dalle difese avversarie, è comunque capace di costruirsi un tiro affidabile. Al momento siamo al career high anche per quanto riguarda assist (2.6) e palle recuperate (1 a partita), ma evidentemente non è abbastanza. Gli Hawks sono infatti ultimi a est con il non invidiabile record di 1-6, e si appigliano alla verve del tedesco Schroder e a poco altro.
Marco sta facendo ampiamente il suo (2° miglior marcatore della squadra in meno di 28′ sul parquet, partendo per giunta sempre dalla panchina), ma gli ostacoli che la squadra sta trovando sulla sua strada rischiano di diventare insormontabili montagne.
L’approccio di un veterano come Marco potrebbe idealmente rappresentare la scossa per dare una svolta alla stagione.

Paolo Sinacore
lebj23@gmail.com
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