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Mavericks preview 2019/20: anno uno (post Nowitzki)

di Carlo Bommarito

Cosa possiamo attenderci dalla nuovissima versione della franchigia texana? Cerchiamo di capirlo attraverso questa Mavericks preview 2019/20. Di certo l’approdo a Dallas di Kristaps Porzingis risulta essere sicuramente uno dei fattori più interessanti della prossima stagione. Sia per valutare se il grave infortunio patito ormai una stagione e mezza fa possa avere un impatto anche sul gioco futuro dello stesso giocatore lettone, sia per capire cosa può creare insieme la spina dorsale europea formata dall’unicorno, da Luka Doncic e da Boban Marjanovic, nel primo anno senza il leggendario Dirk Nowitzki.

Cosa è successo nella stagione 2018/19

  • Record: 33-49
  • Piazzamento: seed #14, Western Conference
  • Offensive rating: 108.9
  • Defensive rating: 110.1
  • Team leaders: Luka Doncic (21.2 PTS), DeAndre Jordan (13.7 REB), Luka Doncic (6 AST)
  • Numero chiave: 32.7% (percentuale da tre punti di Luka Doncic).  In una prima stagione sensazionale per il Wonder Boy sloveno, contornata da ottime medie, dal record di triple doppie per un 21enne e da prestazioni e giocate talvolta impensabili per un rookie, il tiro da tre è stato uno dei pochi punti stonati. Nonostante la scelta del tiro sia spesso abbastanza oculata, certe notti Doncic ne ha abusato, intestardendosi la maggior parte delle volte dopo diversi errori. L’arrivo di Porzingis forse toglierà allo sloveno una piccola parte delle responsabilità avute lo scorso anno, per cui è quasi naturale prevedere scelte più varie e costruite. E questa decisamente non è tra quelle…

Mavericks preview 2019/20: I movimenti estivi

Tirando le somme della off-season, i movimenti dei texani sono stati abbastanza risicati e circoscritti al completamento di un roster giovane ma comunque già piena di ottime speranze.

Dopo un draft passato quasi totalmente alla finestra e che ha visto la firma della quarantacinquesima scelta Isaiah Roby (che tra l’altro ha siglato il contratto più ricco della storia per un rookie scelto al secondo giro, un quadriennale da 6.7 milioni di dollari totali) ecco rispuntare Seth Curry, tornato a Dallas dopo l’esperienza comunque positiva di un paio di anni fa, quando meritò di staccarsi di dosso l’etichetta di “Fratello di…”.

Seth Curry.

Interessante l’aggiunta di Delon Wright,  point guard proveniente da Memphis in cambio di due seconde scelte future. Necessaria infine la firma di un centro come Boban Marjanovic. L’ex Sixers, Spurs e Pistons potrebbe finalmente rivestire un ruolo centrale in una posizione lasciata scoperta  da DeAndre Jordan dopo la trade che portò Porzingis a Dallas, e che fu ricoperta dal ruspante Dwight Powell, giocatore esplosivo ma ancora con bisognoso di ritrovare costanza.

Quest’ultimo che ha anche siglato un prolungamento di contratto, cosi come Maxi Kleber e Dorian Finney-Smith, nell’ottica della continuità rispetto a quanto fatto nell’ultima stagione.

Mavericks preview 2019/20: il gioco

L’impostazione tattica dei Dallas Mavericks 2019/20 dipenderà tantissimo dalla salute di Kristaps Porzingis, preso da Mark Cuban per far fare il salto di qualità alla squadra. Con un roster presumibilmente ancora da sfoltire, i Mavs si affacciano al tip-off della nuova stagione con diverse frecce nella faretra di coach Rick Carlisle e quindi con diverse soluzioni tattiche da poter individuare.

L’azione comincerà dalle mani sapienti di Luka Doncic, capace lo scorso anno, da semplice rookie, di espiantare dal ruolo (e successivamente dalla squadra) Dennis Smith Jr prendendo le redini del gioco della franchigia texana (da point guard), mentre ci sarà l’imbarazzo della scelta per completare il backcourt al suo fianco: resta solo da capire chi tra Hardaway Jr,  Seth Curry, Wright e Lee riuscirà a dare le migliori garanzie tecniche. Coach Carlisle potrebbe anche valutare una soluzione che preveda il doppio playmaker con J.J. Barea (al ritorno dal grave infortunio) ad affiancare il talento sloveno: in questo caso in posizione tre potrebbe scalare proprio Hardaway Jr, contenendo il posto che altrimenti spetterebbe di diritto a Dorian Finney-Smith, soprattutto dopo la partenza di Harrison Barnes sponda Sacramento.

Due le possibili soluzioni per quel che riguarda chi aggredirà il pitturato. The Unicorn Porzingis potrà infatti svariare, a seconda delle esigenze richieste dalla partita, tra gli spot di ala grande e centro. Quest’ultimo presumibilmente sarà il ruolo predefinito almeno nelle prime partite, con a fianco lo strapotere di un Dwight Powell fresco di rinnovo a lungo termine. Per Powell l’anno scorso prima vera importante stagione, che ha mostrato agli addetti ai lavori di esser pronto a prendersi la scena. In alternativa occhio a Maxi Kleber, miglioratosi anche lui la scorsa stagione e capace di intercambiarsi con il lungo lituano nel frontcourt. Senza tralasciare la presenza di Marjanovic, che molto spesso potrebbe vedere il suo nome nello starting five.

Palla in mano, Doncic è in grado di creare superiorità in modalità quanto più diversificate, grazie alla sua imprevedibilità e alla capacità di saper attirare e leggere in maniera superba i raddoppi (pazzesco anche solo pensare ciò di un giocatore che approccia il suo secondo anno da pro NBA). Una delle sue più grandi capacità è la sua propensione all’adattamento al tipo di difesa che gli si oppone.

 

Doncic decide di non completare il pick and roll e di sorprendere la difesa avversaria con una tripla.

Lo sloveno aspetta il bloccante per il più classico dei pick and roll, ma piuttosto che attaccare la profondità compie il suo classico step-back in preparazione al potenziale tiro da tre. Le difese quest’anno potrebbero però risultare più reattive e chiudere anzitempo la porta (il che non significa che Doncic non proverà ugualmente a piazzare la bomba). Ed è qui che il ruolo (da bloccante) di Porzingis diventerà fondamentale: dallo scivolamento difensivo possono svilupparsi interessanti corridoi in pitturato, ma allo stesso tempo il lettone potrebbe liberarsi allargandosi sul perimetro e sfruttare lo spazio vuoto dovuto al raddoppio su Doncic.

Le potenzialità dall’arco di Porzingis potrebbero anche creare un altro interessante scenario.

 

Nonostante la stazza, the Unicorn è un giocatore che può risultare utile anche negli uno vs uno.

La grande padronanza di palleggio e il buon movimento di piedi del lettone potrebbe essere di grande impatto nel playbook di coach Carlisle e trarre in inganno qualunque difesa, che difficilmente si aspetta tali abilità da un 2 metri e 16. Ricevendo sul perimetro, Porzingis può mettere palla a terra, superare sul primo passo il marcatore diretto e avere due, se non tre, soluzioni: arresto dai 5 metri e successivo scarico in pitturato o nuovamente fuori su un possibile raddoppio, l’arresto e tiro dolce, o la penetrazione completa fino al ferro, una delle soluzioni più viste (e cercate) in maglia Knicks.

Diffusi saranno inoltre isolamenti o giochi che vedranno imprevedibili protagonisti, in quanto Rick Carlisle si è sempre dimostrato capace di far buon basket con qualsiasi uomo in campo. Le penetrazioni del toro J.J. Barea e le abilità di Tim Hardaway Jr saranno come sempre una spina nel fianco di tutte le difese, specialmente nelle prime rotazioni della partita, laddove c’è bisogno di effettuare un primo strappo al punteggio, oppure di mantenere a galla i texani prima del ritorno in campo dei titolari. E’ infatti la panchina una delle armi più importanti (già dallo scorso anno) di coach Carlisle, con bocche da fuoco come Brunson, Wright, Curry, Finney-Smith e Kleber sempre pronti e in costante crescita.

Un potenziale fattore: Kristaps Porzingis

Kristaps Porzingis con la casacca dei New York Knicks.

Fosse sano, non potrebbe essere considerato nella categoria potenziali fattori. Un infortunio come il suo (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro) richiede però un lungo percorso di recupero che spesso non risulta nemmeno totale. Il percorso del big man si è ultimato già sul crepuscolo della stagione passata, ma i Mavericks preferirono non rischiare di buttarlo subito nella mischia, aspettando quindi un’estate di lavoro completo che possa presentarlo alla prima palla a due del 2019/20 completamente ristabilito ed in forze.

Se quindi Porzingis riuscisse a tornare sui livelli pre-infortunio mostrati in maglia Knicks, la sua aggiunta nel roster già talentuoso e interessante di Dallas potrebbe risultare determinante per l’approdo ad una post-season che manca ormai per i texani da 3 stagioni (mentre è dalla stagione dopo l’anello che la franchigia non supera il primo turno).

Dove possono arrivare i Mavericks?

Considerando quanto detto nel paragrafo precedente, il possibile andamento di Dallas non può che risolversi in un grande punto di domanda, relativo alle condizioni del ginocchio sinistro di Porzingis.

Di certo la base di partenza sarà il quasi 50% raggiunto prima della scorsa trade deadline, momento cardine nella stagione scorsa dopo il quale la squadra texana ha alzato dichiaratamente bandiera bianca iniziando ad inanellare prestazioni sotto la media passando da un record quasi in parità (25-28, 47,2%) ad un record decisamente negativo (33-49, 40%).
È troppo ipotizzare un possibile ritorno ai playoffs a maggio 2020? Al campo la sentenza.

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