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Cosa sta succedendo alla mente degli atleti NBA?

di Mattia Ciancarella

Poche settimane sono passate da quando DeMar DeRozan, il 25 febbraio, ha dichiarato pubblicamente di aver affrontato un periodo nel quale ha lottato contro la depressione: oggi siamo qui a chiederci, cosa succede alla mente degli atleti NBA?

 

Lo stesso giocatore riconosce che la causa principale della depressione nasce dal muro che erigiamo tra noi e i nostri sentimenti.
Siamo convinti che tenendoli chiusi in questa teca siamo più forti e meno esposti al dolore.
Il concetto di maschio alpha, l’uomo che deve tenere tutto per lui per tutelare se stesso e la sua famiglia.
Resosi conto dei danni che questa omertà stava causando a se stesso DeMar DeRozan ha capito l’importanza di diventare ambasciatore di questa situazione diventando qualcosa di più di un semplice giocatore di basket.
Così ha deciso di raccontare la sua storia sperando di poter essere una fonte di ispirazione per altri che stanno passando le medesime difficoltà.

DeMar non è il primo atleta a portare alla luce questo problema, basti ricordare Larry Sanders, promettente centro dei Milwaukee Bucks ritiratosi per problemi personali nella stagione 2015 (con una breve parentesi lo scorso anno ai Cavs).
A differenza di DeMar DeRozan, Larry è un personaggio meno celebre e il discorso attorno al quale ruota il suo discorso è che si sente molto più di un “semplice” giocatore di basket oltre all’ansia e allo stress causato dall’essere un giocatore NBA.

 

L’obiettivo di DeMar DeRozan è quello di spronare giocatori con questo tipo di problemi a fare una sorta di coming out che gli permetta di affrontare questo fantasma a viso aperto, evitando di lasciare a questo demone il fianco scoperto e lasciarsi letteralmente mangiare da dentro.
Dopo pochi giorni rispetto alla pubblicazione della storia di DeMar DeRozan, Kevin Love, ha raccontato la sua storia, della crisi di panico di cui ha sofferto durante una partita lo scorso Novembre e del percorso che ha dovuto fare per comprendere la causa di questa malattia.

Come egregiamente raccontato attraverso le colonne del The Players Tribune, Kevin racconta la sua esperienza e di come ognuno sulla faccia della terra “is going Through something”.
Questo aspetto deve portare le persone a comportarsi in modo completamente diverso nei confronti del prossimo assumendo un atteggiamento più disponibile ed empatico.
Kevin racconta di come ci si sente sollevati dopo che i sentimenti vengono tirati fuori ed è così che ha deciso di impegnarsi ad aiutare tutti quelli che affrontano problemi simili.
Le reazioni che sono seguite alla pubblicazione di questa lettera sono state molto importanti e tutto il mondo ha capito la serietà della questione.

cosa succede alla mente degli atleti NBA e non

In Europa Per Mertesacker e Andre Gomes hanno pubblicamente dichiarato di avere problemi nella gestione dell’ansia e dello stress.
Il centrale tedesco ha dichiarto di essere disgustato dal calcio e di non vedere l’ora di potersi ritirare mentre Andre Gomes ha parlato di come questo senso di inadeguatezza lo abbia portato ad una chiusura totale, tanto dal sentirsi a disagio nell’uscire da casa sua.

In un certo senso potremmo dire che DeMar DeRozan ha rotto il vaso di Pandora e Kevin Love ha usato la sua piattaforma per dare portata mondiale alla notizia.

Penso sia evidente agli occhi di tutti il fatto che le personalità sportive di oggi sono profondamente cambiate rispetto a quelle degli anni 80-90.
Super atleti che da tenerissima età vivono in una teca di cristallo, con decine di persone che ti dicono cosa fare e come farlo.
In questo modo la crescita di uno sportivo è valutata solo dal punto di vista della performance atletica, sottovalutando l’importanza di avere un carattere ed una personalità forte, che permetta di affrontare a viso aperto le difficoltà che si affrontano.
A questo va aggiunta la pressione mediatica a cui sono soggetti gli atleti che ha raggiunto negli ultimi anni dei livelli altissimi, quasi intolleranti.
Profili di giocatori assaltati da insultatori professionali che non fanno altro che riversare la propria rabbia e frustrazione su dei poveri ragazzi che hanno come uniche colpe quelle di fare uno dei lavori più belli al mondo ed essere profumatamente pagati per fare questo. Non si vuole capire che un atleta è una persona che ha dedicato la sua vita allo svolgimento di quella attività e questo percorso è ricco di rinunce e sacrifici, ci si sofferma troppo sugli stipendi pensando che guadagnare 20 milioni l’anno ti renda la persona più felice del mondo.
Tutti dovremmo riflettere su questi aspetti e sforzarci di cambiare le cose, cambiando atteggiamento nei confronti di noi stessi e degli altri.

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