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NBA 2k20: aspettando il nuovo colossal ecco NBA 2k19, The Resume

di Gabriele Melina

Essendo NBA 2K20 alle porte, è giunto quel momento in cui si guarda indietro all’anno videoludico appena concluso, analizzando i pro e i contro del prodotto fornito dalla 2K Sports.

NBa 2k19 è stato il 20esimo capitolo della saga videoludica di pallacanestro di maggior successo nell’ultimo decennio, e la software house americana ha deciso di coronare questo traguardo consegnando alla sua grande fetta di pubblico il gioco più venduto nella storia della serie “NBA2k”. Il gioco, uscito lo scorso 11 settembre 2018, ha visto Giannis Antetokounmpo vestire la cover della Standard Edition (l’edizione di base del gioco) e LeBron James la “20th Anniversary Legend Edition”, quest’ultima ricca di bonus nel caso il gioco fosse stato pre-ordinato, tra cui anche un poster e un braccialetto riportanti alcuni dei momenti più significativi nella carriera del numero 23 in maglia gialloviola.

Lebron-James figlio-lakers-point-guard-lebron-senza-palla

NBA 2k19, il My Team

Una volta installato e avviato il gioco, l’utente si trova davanti a una prima configurazione del proprio modello di giocatore, e successivamente è libero di esplorare il gioco da cima a fondo.

NBA 2K19, come le precedenti edizioni della saga, si basa principalmente su tre modalità chiave: MyTeam, la Mia Carriera e MyGm.

Primo fra tutti, Il My team è una modalità dove si ha la possibilità di creare la propria squadra con giocatori del presente e del passato, potendo poi competere in varie sfide, offline, e online contro altri utenti.

La 2k Sports ha svolto un ottimo lavoro nel tenere continuamente aggiornata la modalità, inserendo giornalmente nuove ed inedite carte. Alcuni aspetti deteriori riguardanti la Mia Squadra sono però: l’ingente somma di monete virtuali da dover spendere per ottenere le carte migliori, e la scarsa qualità del match making online, il quale molte volte accoppiava squadre zeppe di leggende All-Time a rose con giocatori di poco valore, rendendo le varie partite un monologo a senso unico.

Il tema delle micro-transazioni, ovvero tutte quelle volte in cui l’utente ricorre al proprio portafoglio per acquistare monete e vantaggi all’interno di un videogioco, è un argomento frequentemente affrontato dalla community di NBA 2K, la quale giustamente critica l’invasione di questi meccanismi pay-to-win.

La Mia Carriera, dalla Cina all’MVP

La seconda modalità chiave di NBA 2k19 è stata la Mia Carriera, dove ciascun utente ha visto il proprio avatar partire dal massimo campionato cestistico cinese, la CBA, per poi affrontare la G-League – la lega di sviluppo succursale della NBA – e solo in un secondo momento passare alla NBA. La storia sviluppata da 2k che ha accompagnato questo viaggio intercontinentale è risultata poco attraente e dotata di un realismo quasi inesistente (com’è possibile che nel solo corso di un anno un giocatore possa potenzialmente passare dal campionato cinese all’MVP della lega americana?), mentre la svariata quantità di match 2 contro 2, 3 contro 3 e 5 contro 5 giocabili online è riuscita ad attirare e tenere incollati allo schermo molti utenti fino alla fine del corso di NBA 2K19 (di solito questi capitoli sportivi annuali perdono interesse e gran parte del pubblico verso il mese di giugno).

Terza ed ultima modalità chiave di quest’anno è stato il MyGm, nel quale si ha la possibilità di gestire una qualsiasi franchigia nelle vesti di un general manager. Questa sfumatura videoludica, a conti fatti, è risultata sufficientemente intrigante, grazie alla possibilità di gestire i giocatori e il loro morale, formulare scambi e proporre contratti, gestire le spese della squadra, i minuti e le rotazioni, l’intensità degli allenamenti, ed per ultima ma non meno importante cosa, la possibilità di affiancare un mentore ad un altro giocatore per migliorare certi aspetti del suo gioco.

 

NBA 2k19, pregi e difetti

In conclusione, NBA 2K19 non ha peccato dal punto di vista della varietà dei contenuti e del loro continuo aggiornamento, ma ha invece mancato certi obiettivi riguardanti le basi di un videogame, come un gameplay solido, il corretto movimento e posizionamento dei giocatori (in precedenza non ho citato le varie compenetrazioni viste in campo e i movimenti più che irreali di qualsiasi giocatore NBA).

Inoltre, come detto sopra, anche le micro-transazioni si sono rivelate un gran problema della saga NBA 2k, ma questa tematica, ahimè, è presente anche in altri titoli e sembra non avere via d’uscita. Detto ciò, avendo anche osservato i  trailer riguardanti il nuovo capitolo, NBA 2k20, che avrà Anthony Davis dei Los Angeles Lakers in copertina per la Standard Edition, mentre per l’edizione limitata la leggenda dei Miami Heat appena ritiratasi Dwyane Wade, non ci rimane che sperare in un gioco equilibrato e coinvolgente.

Siamo nelle mani del Team di sviluppo di 2k Sports!

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