Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNBA rookies: impatto immediato, chi ha fatto meglio tra i meno noti?

NBA rookies: impatto immediato, chi ha fatto meglio tra i meno noti?

di Giandamiano Bovi
NBA rookies

NBA rookies alla riscossa: i giovani nella lega come si stanno comportando? Andiamo a puntare la nostra lente d’ingrandimento su alcune tra le matricole meno note e celebrate.

La stagione NBA è ormai entrata nel vivo e il campione di partite disponibile è sufficiente per trarre le prime analisi. Oggi ci interessiamo alla classe rookie 2018/2019, soffermando la nostra attenzione su alcuni giovani che sono riusciti a entrare in rotazione in squadre attualmente in zona playoff. Come spesso accade, le prime scelte del Draft tenutosi il 21 giugno 2018 sono finite in squadre dal record negativo nella scorsa stagione e fuori dalle prime otto in quella appena iniziata: Ayton ai Suns (record attuale 2-10), Bagley III a Sacramento (un sorprendente 9-6 che li piazza al nono posto nella Western Conference), Young ad Atlanta (3-10), Doncic a Dallas (4-8).

In franchigie con meno concorrenza e ambizioni non troppo elevate è più semplice mettere insieme cifre rilevanti in qualsiasi categoria statistica. Oggi esamineremo invece l’impatto di alcuni rookies scelti in squadre che puntano ai playoffs e non possono permettersi il lusso di far entrare in rotazione giocatori al solo scopo di farli crescere. I minuti dei rookies di cui parleremo sono conquistati sul campo e non concessi a priori.

In particolare, ci soffermeremo su cinque giovani che si sono dimostrati subito capaci di ritagliarsi spazio nonostante una concorrenza agguerrita: Jaren Jackson Jr (Mephis Grizzlies, 4° scelta), Shai Gilgeous-Alexander (Los Angeles Clippers, 11° scelta), Miles Bridges (Charlotte Hornets, 12° scelta), Donte DiVincenzo (Milwaukee Bucks, 17° scelta), e infine Landry Shamet (Philadelphia 76ers, 26° scelta). Riusciranno a dare il loro contributo nelle rotazioni per tutto l’anno, superando il cosiddetto rookie wall?

NBA rookies: Jaren Jackson Jr. – Memphis Grizzlies, 7-4

Il prodotto di Michigan State è stato scelto da Memphis con la speranza di rinnovare un pacchetto lunghi scarno, il cui perno rimane il 33enne Marc Gasol. Nei piani della franchigia del Tennessee, Jackson occuperà la posizione di ala grande titolare, giocando anche qualche minuto da centro in quintetti più piccoli. Fino a questo momento, Jackson è riuscito a mantenere uno spazio considerevole nelle rotazioni (24.9 minuti di impiego medio) nonostante non stia riuscendo a sfruttare una delle armi che lo rendevano appetibile al Draft, il tiro dalla lunga (solo il 19%). L’ex Spartans si sta rendendo utile in difesa e a rimbalzo, grazie al suo tempismo in aiuto (1.5 stoppate a partita) e nel controllo dei tabelloni (7.5 rimbalzi di media, di cui 3 offensivi). Jackson è parso ancora piuttosto acerbo per essere uno tra i principali terminali offensivi della squadra, e ha mostrato un rendimento altalenante, con un picco di 24 punti contro Atlanta ma anche alcune partite di scarsa precisione dal campo. Jackson rimarrà presumibilmente un elemento chiave della rotazione, anche per mancanza di alternative credibili nello spot di 4, ma dovrà migliorare la sua qualità offensiva se i Grizzlies vogliono avere reali chances di raggiungere i playoffs, un miraggio a inizio stagione.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

For The City‼️

Un post condiviso da Shai Gilgeous-Alexander (@shai) in data: Nov 11, 2018 at 7:09 PST

NBA rookies: Shai Gilgeous-Alexander – Los Angeles Clippers, 7-5

Il play-guardia uscito dalle cure di John Calipari si è ritrovato in uno dei reparti guardie più affollati dell’intera lega. I Los Angeles Clippers possono contare sulla coppia titolare Beverley-Bradley e su alternative di valore come Lou Williams e Milos Teodosic, oltre che sull’altro rookie Jerome Robinson. Nonostante l’affollamento del backcourt dei Clippers, Gilgeous-Alexander sta giocando quasi 27 minuti di media, producendo 9.6 punti, 3 rimbalzi e 3 assist. L’ex Kentucky si è inizialmente reso utile soprattutto per le sue doti difensive, derivanti dalla sua abilità negli scivolamenti difensivi e alla capacità di sfruttare le sue lunghe leve. Nel mese di novembre ha aumentato la propria produzione offensiva, stupendo tutti coloro che non lo ritenevano NBA ready fin dalla prima stagione. Qualora i Clippers dovessero veder sfumare la prospettiva di partecipare alla post-season, non sono escluse trades che liberino ulteriori spazi e responsabilità per Gilgeous-Alexander.

NBA rookies: Miles Bridges – Charlotte Hornets, 7-6

La scelta del più giovane dei fratelli Bridges da parte di Charlotte è stata accolta inizialmente con un certo scetticismo: il dubbio maggiore riguardava il suo ruolo in NBA, ovvero il fatto che Miles sia un tweener, a metà tra i due ruoli di ala. Bridges sta ora occupando in pianta stabile le rotazioni di Borrego venendo utilizzato come cambio del 4, garantendo 7.8 punti e 4 rimbalzi di media in 20 minuti di gioco, con il 55% dal campo. Bridges è riuscito anche a riportare qualche attenzione dei media su una franchigia abitualmente snobbata, grazie a qualche giocata finita nelle top 10 di giornata. La sua esplosività ricorda quella di un giovane Blake Griffin; ovviamente, il classe ’98 ha ancora una lunga strada da percorrere, ma nel frattempo è diventato parte integrante di un gioco divertente ed efficace che sta per ora consentendo agli Hornets di mantenersi tra le prime 8 a Est.

<div style=”width:100%;height:0px;position:relative;padding-bottom:56.250%;”><iframe src=”https://streamable.com/s/tixzm/cvedrf” frameborder=”0″ width=”100%” height=”100%” allowfullscreen style=”width:100%;height:100%;position:absolute;left:0px;top:0px;overflow:hidden;”></iframe></div>

 

NBA rookies: Donte DiVincenzo – Milwaukee Bucks, 10-3

Ritenuto uno dei più pronti al salto tra i pro, DiVincenzo ha convinto immediatamente coach Budenholzer a schierarlo nella second unit dei Bucks e ad affidargli diverse responsabilità. The Big Ragù arrivava in NBA come all-around, giocatore capace di fare qualsiasi cosa sul parquet ma soprattutto dotato di un elevato q.i. cestistico. DiVincenzo gioca principalmente con la second unit, fungendo da portatore di palla secondario e da tiratore sugli scarichi. Per veder aumentare i suoi minuti, il rookie campione uscente Ncaa da Villanova dovrà aumentare le proprie percentuali dall’arco, ora ferme al 25%. I Bucks sembrano una delle potenze emergenti a Est. Il semplice fatto di giocare in una squadra che ambisce almeno al fattore campo al primo turno di playoffs dimostra quanto DiVincenzo sia stimato dal suo coach e dallo staff. Rispetto ai giocatori di cui abbiamo parlato sopra, possiede forse meno potenziale, ma l’ex Villanova sembra capace di stabilirsi in una rotazione NBA di alto livello.

NBA rookies: Landry Shamet – Philadelphia 76ers, 8-6

Le guardie tiratrici sono merce sempre più ricercata in NBA: con questo ruolo si presentava Shamet al Draft 2018. L’ex Wichita State occupa ormai stabilmente le rotazioni dei 76ers come cambio di J.J. Redick, mettendo a referto poco più di 7 punti in 21 minuti di media. Shamet ha scalzato immediatamente Furkan Korkmaz, ritenuto più pronto a inizio anno ma ormai trascurato da coach Brown. È possibile che il suo ruolo cambi con il recentissimo arrivo di Jimmy Butler, abituato a rimanere sul parquet per gran parte delle partite. Butler giocherà principalmente da ala piccola, ma non è escluso che dia anche respiro a Redick come guardia, togliendo minuti a Shamet. Nonostante ciò, il rookie può contare su una buona tecnica di tiro: il 33% dall’arco è ingannevole e destinato ad aumentare se il giocatore mantenesse la fiducia. Tale caratteristica sarà vitale in una squadra che ha perso uno spot-up shooter in Covington e un lungo capace di far male dall’arco come Saric.

You may also like

Lascia un commento