Inside the duel: Nuggets-Trail Blazers

Lillard e Stotts sulla difesa Nuggets

Denver Nuggets e Portland Trail Blazers sono le due squadre che hanno maggiormente sorpreso nel primo turno di playoff. Si troveranno di fronte nella imminente serie di Semifinali di Western Conference: chi prevarrà, potrà sfidare la vincente di Warriors-Rockets.

Damian Lillard contro Jamal Murray, CJ McCollum contro Gary Harris, Nikola Jokic contro Enes Kanter ma non solo: se Portland si è scrollata il peso della scottante eliminazione dello scorso anno, battendo i più quotati Thunder per 4-1, Denver è uscita vincitrice da una serie di 7 gare contro Gregg Popovich e i San Antonio Spurs.

Il maggior dubbio riguardante i Nuggets, la scarsa esperienza ai playoff, sembra ormai fugato. Lillard ha invece dominato la serie contro Russell Westbrook e compagni, grazie a un controllo mentale oltre che tecnico sulle 5 gare. Ora, la semifinale sembra più equilibrata che mai: chi riuscirà a prevalere?

Il saluto di Lillard ai Thunder è ormai diventato virale.

LO SCORE AI PLAYOFF

Denver Nuggets

  • First round: 4-3, vs San Antonio Spurs
  • Offensive rating: 115
  • Defensive rating:  113
  • Team leaders: Nikola Jokic (23 PTS), Nikola Jokic (12 REB), Nikola Jokic (9 AST)

Portland Trail Blazers

  • First round: 4-1, vs Oklahoma City Thunder
  • Offensive rating: 111.4
  • Defensive rating: 105.6
  • Team leaders: Damian Lillard (33 PTS), Enes Kanter (10.2 REB), Damian Lillard (6 AST)

NUGGETS-TRAIL BLAZERS: IL DUELLO

Per iniziare, una domanda cruciale, la cui risposta potrà definire l’esito della sfida: chi sarà il miglior giocatore della serie? Damian Lillard o Nikola Jokic?

Qualsiasi appassionato di NBA sa che i playoff sono decisi dalle superstar. Le rotazioni si stringono, le responsabilità aumentano e carattere e freddezza sono imprescindibili elementi per il successo. Damian Lillard ha giocato una prima serie clamorosa sia per cifre (33 punti, 6 assist con il 46% dal campo e il 48% da tre) sia per controllo mentale sugli avversari. La sua capacità di incidere sui finali di partita facendo le scelte giuste si è rivelata l’arma in più per la squadra di Terry Stotts.

Il canestro che ha mandato a casa i Thunder rimarrà negli annali della NBA.

La superstar di Denver è Nikola Jokic, capace di crescere nel corso della serie contro gli Spurs fino a diventare dominante nelle ultime tre gare. Contro i Blazers in regular season Jokic segnò il suo career high di 40 punti, conditi con 10 rimbalzi e 8 assist. Nelle 4 sfide stagionali, per il centro serbo si parla di 25.7 punti, 9.7 rimbalzi, 8 assist con il 62% dal campo. Tutto questo nonostante la marcatura di un Jusuf Nurkic alla sua miglior stagione in carriera. Ora, Nurkic non sarà della serie per il terribile infortunio che lo ha costretto a terminare la stagione. Nemmeno Enes Kanter sembra essere al meglio, a causa di un problema alla spalla occorso in gara 5 nel primo turno. Chi marcherà Jokic se il turco non riuscirà a partecipare alle prime gare? Tornare da Denver sotto per 0-2 sarebbe quanto meno problematico per i Blazers. Meyers Leonard e Zach Collins non sembrano sufficienti a fermare Jokic nel pitturato. Senza Kanter, la serie rischia di rivelarsi più breve del previsto.

Infine, bisogna almeno menzionare i giocatori che non sono superstar, ma hanno saputo dare il loro contributo nella prima serie disputata. Se di McCollum ormai conosciamo pregi e difetti, Enes Kanter ha stupito tutti. Contro Steven Adams, il centro turco è stato non solo un efficace terminale offensivo, ma anche un difensore nella media. Da sempre indicata come sua più grande lacuna, la difesa di Kanter su Jokic e compagni sarà una chiave di questa sfida.

Nikola Jokic

Continuando a trattare di difesa, non si può fare a meno di citare Gary Harris e Torrey Craig. Entrambi vedersela a turno proprio con McCollum: la sfida interna tra Harris e la guardia di Portland potrà stabilire chi sia la miglior giovane guardia della Western Conference.

NUGGETS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Nikola Jokic, #15
  • Paul Millsap, #4
  • Will Barton, #5
  • Gary Harris, #14
  • Jamal Murray, #27
  • Mason Plumlee, #24
  • Monte Morris, #11
  • Torrey Craig, #3
  • Juan Hernangomez, #41
  • Malik Beasley, # 25
  • Trey Liles, #7
  • Isiah Thomas, #0
  • Michael Porter Jr., #1
  • Tyler Lydon, #20
  • Jarred Vanderbilt, #8

 

TRAIL BLAZERS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Al-Farouq Aminu, #8
  • Zach Collins, #33
  • Seth Curry, #31
  • Maurice Harkless,#4
  • Rodney Hood, #5
  • Enes Kanter, #00
  • Skal Labisssiere, #17
  • Jake Layman, #10
  • Meyers Leonard, #11
  • Damian Lillard, #0
  • CJ McCollum, #3
  • Jusuf Nurkic, #27
  • Anfernee Simons, #24
  • Gary Trent Jr, #9
  • Evan Turner, #1

 

NUGGETS-TRAIL BLAZERS STREAMING

Nuggets-Trail Blazers in streaming, cercate questo? La serie è visibile in due modi diversi. Ecco quali:

  1. streaming su Sky Go
  2. streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoff su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone, tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC, tabletcellulare.

Road to Vitoria: CSKA Mosca – KIROLBET Baskonia Vitoria-Gasteiz

La stagione di Eurolega si avvicina alla sua fase cruciale. Dopo le 30 partite di Regular Season, il Fenerbahce di Melli e Datome ha prevalso sul CSKA Mosca per il primo posto nella classifica generale.

Per il CSKA si prospetta quindi una sfida alla meglio delle 5 gare con la settima qualificata, il Baskonia Vitoria-Gasteiz. Nel doppio confronto di stagione regolare, ciascuna squadra ha prevalso sul parquet casalingo. Finì 76-73 per il Baskonia in Spagna in dicembre, 82-78 per il CSKA a Mosca nell’ultimo turno, il 4 aprile.

Prima di analizzare nel dettaglio le chiavi tecniche della contesa, forniamo un elenco dei roster delle due squadre.

CSKA MOSCA, 2°, 24 W – 6 L

1 DE COLO, NANDO G 1.96
3 BOLOMBOY, JOEL F 2.04
4 KHOMENKO, ALEXANDER G 1.92
5 PETERS, ALEC F 2.06
7 UKHOV, IVAN G 1.93
9 GAVRILOV, ALEXANDER G 1.95
11 ANTONOV, SEMEN F 2.02
12 ERSHOV, ALEKSANDR G 1.97
13 RODRIGUEZ, SERGIO G 1.91
20 VORONTSEVICH, ANDREY F 2.07
21 CLYBURN, WILL F 2.01
22 HIGGINS, CORY G 1.96
23 HACKETT, DANIEL G 1.93
28 LOPATIN, ANDREI F 2.08
30 KULAGIN, MIKHAIL G 1.91
41 KURBANOV, NIKITA F 2.02
42 HINES, KYLE C 1.98
44 HUNTER, OTHELLO C 2.03
Head coach: ITOUDIS, DIMITRIS

KIROLBET BASKONIA VITORIA GASTEIZ, 7°, 15-15

1 PENAVA, AJDIN C 2.06
3 VILDOZA, LUCA G 1.91
5 GONZALEZ, MIGUEL G 2.01
7 VOIGTMANN, JOHANNES C 2.14
8 SEDEKERSKIS, TADAS F 2.00
9 HUERTAS, MARCELINHO G 1.90
11 JANNING, MATT G 1.93
12 DIOP, ILIMANE C 2.11
15 GRANGER, JAYSON G 1.89
17 POIRIER, VINCENT C 2.13
20 RAIESTE, SANDER F 2.04
21 JONES, JALEN F 2.01
23 SHENGELIA, TORNIKE C 2.06
29 GARINO, PATRICIO F 2.01
31 SHIELDS, SHAVON F 2.01
32 HILLIARD, DARRUN F 1.98
47 KURUCS, ARTURS G 1.90
Head coach: PERASOVIC, VELIMIR

VINCE IL CSKA SE…

La squadra allenata da Itoudis è una delle grandi favorite alla vittoria finale. Una sconfitta ai playoff contro il Baskonia sarebbe un evento clamoroso e significherebbe sicuramente esonero per l’allenatore e rivoluzione in estate. Hackett e compagni non vogliono nemmeno considerare questa eventualità.

Il CSKA si piazza al secondo posto in Eurolega per punti segnati a partita, 87,  dietro all’Olimpia Milano ormai eliminata. Il Baskonia è sesto con 82 di media: già da questa prima statistica è facile stabilire a quale delle due squadre spetti il primato in termini di potenzialità in attacco. I meccanismi offensivi dei moscoviti sembrano a tratti inarrestabili. Nel corso di sfide equilibrate, il parziale capace di porre fine alle velleità avversarie è sempre dietro l’angolo. Il dato riguardante i punti segnati per partita non varia qualora si tenga conto delle sole partite in trasferta: il CSKA è una squadra esperta e difficilmente influenzabile dall’ambiente in cui si trova a giocare.

Itoudis può legittimamente sperare di violare la Fernando Buesa Arena di Vitoria. Le prime due partite si giocheranno a Mosca, in un palazzo dove il CSKA ha perso solo una volta in stagione. Anche in caso di sconfitta casalinga, la squadra russa potrà raddrizzare le sorti della sfida in Spagna, data la freddezza e l’esperienza dei suoi giocatori.

Il reparto esterni del CSKA è clamoroso: se nel primo quintetto l’attacco passa per lo più per le mani di De Colo, affiancato da Hackett e Kurbanov, dalla panchina si alzano il ‘Chacho’ Rodriguez, Cory Higgins e Will Clyburn. I due americani della squadra di Itoudis sono candidati al miglior quintetto della stagione. Higgins è uno dei giocatori più clutch della lega, possibile MVP della competizione e giocatore di impatto anche difensivo. Clyburn è inarrestabile in avvicinamento a canestro e sarà il più grande rebus per la difesa di Vitoria.

Will Clyburn tende a battere l’avversario diretto in palleggo…

Il CSKA dovrà trovare il modo di limitare  i lunghi avversari nel pitturato. Poirier, Voigtmann e il redivivo Shengelia costituiscono un reparto in grado di mettere in difficoltà i pari ruolo moscoviti. Itoudis privilegia i cambi sui blocchi in difesa, ma potrebbe rivedere questa tattica in particolare contro Shengelia, difficile da contenere per le guardie.

Daniel Hackett, ormai divenuto elemento chiave delle rotazioni, sarà importante per mantenere alta l’intensità difensiva su Vildoza e Huertas. Il giovane italo-argentino tende a perdere molti palloni se pressato con continuità. Limitando lui, Hackett potrebbe bloccare l’attacco del Baskonia. La coppia di americani e il talento di Nando De Colo faranno il resto.

VINCE IL BASKONIA SE…

Conditio sine qua non: il pieno recupero di Tornike Shengelia. Nella vittoria casalinga  contro il CSKA del 7 dicembre, Shengelia segnò 15 punti conditi con 8 rimbalzi e 3 assist. Pur limitato da un infortunio che lo ha tenuto fermo gran parte della stagione, il georgiano può essere il giocatore in grado di mettere in difficoltà i russi. L’unica, piccola falla della difesa del CSKA può essere proprio in ala grande: Bolomboy è inadeguato, Vorontsevich sempre infortunato, Peters leggero per un Shengelia sano.  Itoudis cercherà forse di limitarlo con la fisicità di Antonov, ma il russo non può contenere Shengelia per molti minuti senza incorrere in problemi di falli.

Se Shengelia è davvero ristabilito, il Baskonia ha una chance.

Il reparto lunghi del Baskonia può rivelarsi superiore a quello della squadra di Mosca, non solo sulla singola sfida ma anche nel corso di una serie. Per provare a strappare una partita fuori casa, coach Perasovic avrà bisogno del dominio a rimbalzo di Poirier e Voigtmann. Il francese è uno dei giocatori più migliorati in questa stagione e sancì con i suoi 18 punti e 8 rimbalzi la vittoria della Fernando Buesa Arena.

Il reparto guardie dei baschi non dovrà farsi stritolare dalla pressione difensiva che i russi cercheranno di imporre fin dai primi minuti. Vildoza è chiamato a un ulteriore step in avanti nella sua ottima stagione, Marcelinho Huertas dovrà guidare i suoi con esperienza e il ritorno dell’infortunato Janning potrebbe togliere parte del peso offensivo dalle spalle dei due play.

Ultimo fattore che può arridere ai baschi è l’incredibile supporto dei tifosi. Vitoria ospiterà le Final Four di Eurolega 2019. Se i ragazzi di Perasovic riuscissero a portare a termine l’upset ai danni del Cska, avrebbero concrete possibilità di vincere il titolo data l’atmosfera rovente che si verrebbe a creare a Vitoria-Gasteiz tra il 17 e il 19 maggio. Con il pubblico dalla propria parte, il Baskonia potrebbe sopperire ai limiti tecnici nei confronti delle squadre più quotate e rivelarsi difficile da battere.

Per prima cosa bisognerà però pensare a ribaltare il fattore campo vincendo un’improba sfida con il CSKA a Mosca.

PRONOSTICI E STREAMING

La prima palla a due della contesa si alzerà il 16 aprile alle 19 italiane. Tutte le gare saranno visibili in streaming live e on demand sulle piattaforme di Eurosport Player e Euroleague.tv. Le prime due partite si svolgeranno a Mosca, la terza e l’eventuale quarta a Vitoria, mentre si ritornerà in Russia per la possibile quinta partita.

I favori del pronostico sono tutti dalla parte del CSKA. In particolare, saranno fondamentali gara 1 e gara 3. Il Baskonia cercherà subito il colpo grosso, per poi confidare sull’aiuto dei suoi tifosi. Tuttavia, il CSKA difficilmente si farà sorprendere: se dovessimo azzardare un pronostico, diremmo 3-1 in favore della squadra di Itoudis, con una reazione di orgoglio dei baschi in gara 3 e un trionfo russo in gara 4, con gli avversari allo stremo di energie fisiche e mentali.

 

 

Inside the Duel: Nuggets-Spurs

nikola jokic mondiali

Per i Denver Nuggets di coach Malone è giunto il momento della verità. Dopo una fantastica stagione da 54 W e il raggiungimento del 2° posto della Western Conference, i Nuggets affronteranno i San Antonio Spurs. I neroargento hanno chiuso al settimo posto con il record di 48-34.

Entrambe le squadre hanno sorpreso in positivo. Nessuno avrebbe scommesso su un secondo posto dei Nuggets, arrivati noni lo scorso anno con roster molto simile a quello odierno. Pochi avrebbero creduto fermamente nei playoff di San Antonio, specialmente dopo il terrificante infortunio incorso a Dejounte Murray in preseason.

Raggiunta la post-season, le due squadre si trovano accoppiate in quella che sembra la sfida più equilibrata del’intero tabellone. Molti credono che gli Spurs possano compiere l’unico upset del primo turno. Sarà così? Prima di addentrarci in disquisizioni tecniche, andiamo a presentare brevemente roster e stagione delle due squadre.

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Denver Nuggets

  • Record: 54-28, seed#2 nella Western Conference
  • Offensive rating: 113
  • Defensive rating: 108.9
  • Leaders: Nikola Jokic (20.1 PTS, 10.8 REB 7.3 AST)

San Antonio Spurs

  • Record: 48-34, seed#7 nella Western Conference
  • Offensive rating: 112.9
  • Defensive rating: 111.2
  • Leaders: DeMar Derozan (21.3 PTS, 6.2 AST), LaMarcus Aldridge (9.2 REB)

NUGGETS-SPURS IL DUELLO

La stella dei Denver Nuggets è senza ombra di dubbio Nikola Jokic. Candidato al primo quintetto All-Nba, Jokic ha continuato la sua crescita arrivando anche a partecipare al suo primo All Star Game. Il centro serbo segna 20 punti a gara, con il 57% da due e il 31% da tre. I rimbalzi sono quasi 11 a partita, ma il numero eccezionale riguarda gli assist: con 7.3 si piazza ampiamente al primo posto tra i lunghi e ottavo nell’intera lega. Ricordiamo, Jokic gioca da centro.

Il giocatore chiave ai playoffs è invece Gary Harris. Se Jamal Murray è stato continuo nell’arco della stagione, non si può dire lo stesso di Gary Harris, guardia titolare di Denver. Rallentato dagli infortuni, Harris sembra aver compiuto un piccolo passo indietro rispetto agli scorsi anni. Il numero 14 segna 12.9 punti, con il 46% dal campo e il 36% da tre. Ci sarà bisogno del suo miglior contributo per battere gli Spurs e fare strada nella Western Conference.

Dall’altra parte, la star è LaMarcus Aldridge. A 33 anni il numero 12 è un giocatore esperto e capace di trascinare i suoi in una serie playoff. Nelle 80 partite giocate ha registrato 21 punti di media con 9 rimbalzi e 2.4 assist. Insieme al poco utilizzato Bertans, Aldridge è la minaccia offensiva del reparto lunghi Spurs. La sua capacità di tirare dal midrange dalla parte sinistra del campo costringe gli avversari al raddoppio e consente di avviare la famosa circolazione di palla di San Antonio.

Il giocatore chiave nei playoffs è invece DeMar DeRozan. L’ex Toronto non dovrà più affrontare l’incubo LeBron James ai playoff. Sarà perciò necessario scrollarsi di dosso la nomea di giocatore che trema quando conta: gli Spurs avranno bisogno di alcune prestazioni da superstar da parte di DeRozan per battere i Nuggets. Popovich lo ha sfruttato per quelle che sono le sue caratteristiche migliori (gioco nel pitturato e tiro dal midrange), causando però un passo indietro in termini di fiducia dall’arco.

La sfida si deciderà sui dettagli e sugli aggiustamenti nel corso della serie. La sfida sarà molto più equilibrata di quanto uno scontro tra 2° e 7° seed possa far pensare. Il fattore campo avrà il suo valore: entrambe le squadre hanno fatto decisamente meglio nei palazzetti amici (34 vittorie casalinghe su 54 per Denver, 32 su 48 per gli Spurs).

Nei 4 scontri stagionali, ha sempre prevalso la squadra di casa. In una sfida back-to-back a fine dicembre, prevalsero gli Spurs 111-103 nella prima gara, Denver nella seconda per 102-99. La seconda sfida a San Antonio fu una vittoria per un punto dei padroni di casa: 104-103. Infine, a Denver il 4 aprile una roboante vittoria Nuggets, per 113-85.

Le chiavi della contesa saranno essenzialmente due: il contenimento di DeMar DeRozan da parte delle guardie dei Nuggets, e la forma fisica di Nikola Jokic, apparso in lieve calo nell’ultimo periodo.

I Nuggets hanno un roster più lungo degli Spurs e nel corso di una serie faticosa avranno un vantaggio in questo senso. Tuttavia, ai playoff lo star-power è fondamentale. Senza il miglior Jokic, sarà dura per i Nuggets far valere il fattore campo. Il serbo potrebbe essere un rebus insolubile per i lunghi di San Antonio, ma è necessaria una forma fisica quanto meno discreta.

L’asse Jokic-Murray sembra funzionare alla perfezione. Sarà così anche ai playoff?

Per limitare Aldridge, coach Malone disporrà di due buoni difensori come Paul Millsap (l’unico Nugget con buona esperienza playoff) e Mason Plumlee. DeRozan potrebbe invece causare più problemi: sulle sue tracce ci saranno Gary Harris, Will Barton e Torrey Craig. Tutti e tre ottimi difensori sulla palla, potrebbero però subire la superiore forza fisica della stella di San Antonio.

Ultimo fattore decisivo sarà costituito dalle percentuali dall’arco. San Antonio, anche grazie alla sua circolazione palla, è la migliore squadra NBA in questo senso. Riuscirà a mantenere l’efficienza ai massimi livelli anche ai playoff?

Un semplice esempio di circolazione di palla targata Spurs.

Dall’altra parte, il giovane e ben amalgamato reparto guardie di Denver dovrà dimostrare di saper reggere la pressione quando la posta in palio è elevata. Jamal Murray sta giocando la sua miglior stagione in carriera, ma chi potrebbe ulteriormente sorprendere è Monte Morris. Grazie alla sua capacità di giocare il pick & n’roll, Morris potrebbe mantenere alto il livello dell’attacco quando Jokic siede in panchina, innescando parziali a favore di Denver.

ROSTER DENVER NUGGETS

Jamal Murray e Nikola Jokic.
  • Nikola Jokic, #15, C
  • Paul Millsap, #4, PF
  • Will Barton, #5, SF
  • Gary Harris, #14, SG
  • Jamal Murray, #27, PG
  • Mason Plumlee, #24, C
  • Monte Morris, #11, PG
  • Torrey Craig, #3, SF
  • Juan Hernangomez, #41, SF/PF
  • Malik Beasley, # 25, SG
  • Trey Liles, #7, PF
  • Isiah Thomas, #0, PG
  • Michael Porter Jr., #1, SF
  • Tyler Lydon, #20, PF
  • Jarred Vanderbilt, #8, PF

COACH: Mike Malone

ROSTER SAN ANTONIO SPURS

Gregg Popovich e DeMar DeRozan
  • Derrick White, #4, PG
  • Marco Belinelli, #18, SG
  • DeMar DeRozan, #10, SG/SF
  • LaMarcus Aldridge, #12, PF/C
  • Rudy Gay, #22, PF
  • Jakob Poeltl, # 25, C
  • Dejounte Murray, #5, PG (out)
  • Patty Mills, #8, PG
  • Davis Bertans, #42, PF
  • Bryn Forbes, #11, SG
  • Lonnie Walker, #1, SG
  • Dante Cunningham, #33, SF
  • Quincy Pondexter, #3, SF
  • Chimezie Metu#7, PF
  • Drew Eubanks, #14, C
  • Donatas Motiejunas, #28, PF

COACH: Gregg Popovich

NUGGETS-SPURS STREAMING

I match tra Denver Nuggets e San Antonio Spurs sono visibili in due modi diversi. Ecco quali:

  1. Nuggets-Spurs streaming su Sky Go
  2. Nuggets-Spurs streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoffs su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone , tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC; tablet, cellulare. Insomma cosa state aspettando? i Playoffs sono in arrivo.

Il tempo dei simpatici siparietti tra Malone e Popovich (espulso dopo 63 secondi nell’ultima sfida tra Denver e San Antonio) è finito.

Ora è tempo di PLAYOFF!

Nikola Milutinov: la scuola europea in NBA

nikola-milutinov-profilo-giocatore

La Nba moderna guarda con sempre maggiore interesse ai centri di scuola europea. Nikola Milutinov è il più forte centro militante in Eurolega e non ancora transitato in NBA. Riuscirà a sviluppare la sua carriera anche in America?

Milutinov è un serbo classe ’94, attualmente in forza all’Olympiacos, squadra greca allenata da David Blatt. Ormai al suo quarto anno in Grecia, Milutinov sembra ormai pronto per passare al di là dell’oceano il prossimo anno. I suoi diritti sono detenuti dai San Antonio Spurs, che lo hanno scelto con la chiamata numero 26 al Draft 2015.

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This is the way to start the year #weareolympiacos

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Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le caratteristiche tecniche del giocatore, riflettendo poi sul suo possibile impiego in NBA.

MILUTINOV IN EUROLEGA

La caratteristica più importante di Nikola Milutinov agli occhi di un qualsiasi scout non è tecnica, né fisica. L’attitudine al lavoro e al miglioramento costante è ciò che lo contraddistingue come giocatore. Appena arrivato all’Olympiacos quattro anni fa, non era in grado di tenere il campo in Eurolega. Oggi, si può parlare del centro più dominante presente in Europa, Vesely permettendo. Milutinov è primo per rimbalzi offensivi (3.4 di media), settimo per rimbalzi difensivi (4.5), quarto in Eurolega per valutazione (dato clamoroso per un centro) e sesto per percentuale reale dal campo.

Il suo progresso è stato lento ma costante negli anni ad Atene. Durante la stagione 2015/2016, veniva impiegato per poco più di 10 minuti di media tra Eurolega e campionato, producendo solo 4 punti di media. All’epoca, Milutinov era impiegato per lo più come ancora difensiva: la tattica dell’Olympiacos con il serbo in campo consiste, oggi come 3 anni fa, nel condurre l’attaccante verso l’aiuto. I 213 cm di Nikola possono fare il resto.

 

In questo caso la difesa “fondo” dell’Olympiacos spinge Mike James contro Milutinov. Il serbo lascia Tarczewski e va a stoppare il portatore di palla.

I dati non parlano di uno stoppatore formidabile, ma non rendono onore alla presenza decisiva di Milutinov nella metà campo difensiva. Il serbo è disciplinato, tende a non cercare la stoppata e rimane verticale, rendendo difficili le conclusioni avversarie senza rischiare di spendere falli.

Milutinov rimane verticale contro l’attaccante del Baskonia e non gli viene fischiato fallo a sfavore.

Le capacità difensive del serbo non sono limitate all’aiuto sulle penetrazioni. Qualità necessaria per giocare nel basket moderno è la capacità di contenere giocatori più piccoli sui cambi difensivi. Milutinov ha affinato negli anni questo fondamentale tecnico. Mentre nelle stagioni passate tendeva a caricarsi di falli se affrontato dai piccoli in penetrazione, ora muove le gambe così rapidamente da non dover ricorrere all’uso delle braccia, spesso punito dagli arbitri. Ormai entrato nella maturità cestistica, Milutinov ha grande forza e reattività nella parte inferiore del corpo.

Isolato contro Kuzminskas, attaccante di livello NBA, il serbo se la cava egregiamente.

I MIGLIORAMENTI OFFENSIVI DI MILUTINOV

Nella metà campo offensiva Milutinov ha fatto progressi ancora più notevoli. Parliamo ora di un giocatore che segna 11 punti e cattura 8 rimbalzi di media in Eurolega, con una valutazione media di 20 (Doncic lo scorso anno aveva una valutazione media di 21). Nella migliore competizione europea è necessario essere prima di tutto efficaci. Nikola Milutinov è inarrestabile quando riceve nei pressi del ferro. La mano è educata, la forza nelle gambe gli consente di non abbassare il pallone e l’altezza è superiore a quella di molti pari ruolo. Se nelle prime due stagioni all’Olympiacos il serbo era usato solo come ancora difensiva, oggi si tratta del più pericoloso attaccante della squadra.

Sebbene non sia rapidissimo nel breve, Milutinov è in grado di correre il campo per sfruttare mismatch in transizione. Dalla lunetta le percentuali sono buone ma migliorabili (75%). 

La migliore partita della stagione europea è arrivata in casa contro il Panathinaikos. 18 punti e 18 rimbalzi a referto per un totale di 41 di valutazione. I rivali di Atene, che hanno prevalso sull’Olympiacos negli ultimi due campionati, non sono riusciti a limitare il centrone serbo.

Riflettiamo ora sul possibile impatto di Nikola Milutinov nella lega americana.

NIKOLA MILUTINOV IN NBA

Il profilo dipinto fino a questo momento pare definire un giocatore capace di farsi spazio anche in America. Probabilmente tale ipotesi si avvererà, ma rimangono alcuni dubbi sull’adattamento in Nba di Nikola Milutinov.

In primo luogo, il serbo dovrebbe irrobustirsi fisicamente per poter reggere contro avversari più potenti rispetto a quelli europei. Milutinov rimane un giocatore dalla stazza imponente anche a livello Nba, ma potrebbe faticare contro lunghi più grossi di lui. Meno problematico invece l’incontro con i centri rapidi della lega. Milutinov è in grado di occupare le giuste posizioni difensive grazie alla sua intelligenza cestistica, che gli consente di colmare il gap in termini di velocità.

Gli americani sono scettici riguardo le possibilità del centro serbo classe ’94 per un motivo specifico: la sua riluttanza a tirare da tre punti, una dote ormai richiesta anche ai centri delle squadre Nba. Solo una tripla in Eurolega per Milutinov in questa stagione, seppur segnata. D’altra parte, la mano morbida potrebbe consentirgli di colmare questa lacuna con un buon lavoro estivo.

Un secondo dubbio riguarda la tenuta di Milutinov sui cambi, ovvero il contenimento di guardie più rapide e tecniche di quelle che frequentano l’Eurolega. Come abbiamo evidenziato, la sua mobilità di piedi è ottima a livello europeo, ma potrà bastare anche al di là dell’oceano?

L’ultima perplessità sul giovane centro consiste nella necessità di adattarsi a un ruolo offensivo meno importante rispetto a quello svolto attualmente all’Olympiacos. D’altra parte, per almeno un paio d’anni Milutinov ha accettato il ruolo di comprimario in Europa per mantenere un ruolo in rotazione in una delle squadre più forti d’Eurolega.

Per concludere, è opportuna una breve riflessione sul contesto Spurs in cui presumibilmente Milutinov verrà a trovarsi.

MILUTINOV NEL SISTEMA SPURS

Il serbo condivide ormai da quattro anni il front-court con Printezis. Il greco è giocatore capace di aprirsi sull’arco dei tre punti, ma preferisce giocare in post. Così come LaMarcus Aldridge agli Spurs. Milutinov parrebbe dunque un buon fit con la stella di San Antonio, essendo abituato a occupare l’area insieme a un altro giocatore, senza inficiare lo spacing della squadra. I giochi di alto-basso tra il serbo e Aldridge potrebbero risultare letali: entrambi sono difficili da fermare se ricevono vicino al ferro.

L’unico timore sull’impatto di Milutinov agli Spurs resta il gradimento di Popovich stesso verso il giocatore. Anche un elemento dalla tecnica eccelsa come Davis Bertans ha faticato a trovare continuità sotto Popovich. Per Milutinov, stella dell’Olympiacos e probabilmente parte del primo quintetto Eurolega, sarebbe difficile accomodarsi in panchina per lunghi periodi per poi contribuire immediatamente una volta chiamato in causa.

L’intelligenza cestistica, i valori tecnici e infine la predisposizione al miglioramento mostrata da Milutinov potrebbero renderlo una pedina importante anche in Nba, una volta superate le prime naturali difficoltà.

 

La corsa ai playoff della Western Conference

Los Angeles Clippers

Dopo la pausa per l’All Star Game, inizia l’ultimo tour de force per le squadre in lotta per la post-season. Oggi analizziamo la situazione della corsa playoff nella Western Conference: è bagarre tra la sesta posizione, attualmente detenuta dai Jazz, e la decima occupata dai Lakers di LeBron James.

Non sembrano certi al 100% dei playoff nemmeno i Rockets di Paul e Harden, attualmente quinti con 34 vittorie e 25 sconfitte. Houston però sembra aver ormai trovato il giusto equilibrio dopo un inizio travagliato e la pericolosità offensiva della coppia di guardie garantirà presumibilmente un piazzamento. Solo in caso di malaugurati infortuni potremmo vedere i Rockets fuori dai playoff. Per questo motivo, non ci soffermeremo oltre su di loro.

Per motivi opposti non analizzeremo nel dettaglio la situazione di Minnesota, attualmente undicesima con il record di 28-31. I Wolves, martoriati da diversi infortuni, non sembrano sufficientemente solidi e attrezzati per entrare in una striscia tale da farli arrivare in ottava posizione. Dopo l’apparizione ai playoff 2018, si prospetta un’esclusione a causa della fortissima concorrenza a Ovest.

Iniziamo ora a descrivere situazione e calendario delle squadre che rimangono in lotta per un piazzamento: Utah Jazz, San Antonio Spurs, Los Angeles Clippers, Sacramento Kings e Los Angeles Lakers.

UTAH JAZZ: 33-26

Donovan Mitchell, sophomore e leader offensivo dei Jazz.

L’esclusione di Rudy Gobert dall’All Star Game ha motivato ulteriormente un gruppo che pare molto coeso e deciso a prendersi una posizione nella griglia playoff. I Jazz però rimangono una squadra storicamente rallentata da numerosi infortuni (Favors e Exum sono solo due dei giocatori injury prone) e dotata di un talento offensivo limitato. Le penetrazioni di Mitchell muovono le difese avversarie, spesso incapaci di impedire a Gobert di dominare a rimbalzo offensivo. Le rotazioni rimangono però corte, la qualità non eccelsa: in caso di calo di forma da parte dei Jazz, le rivali saprebbero approfittarne. Attualmente la presenza dei Jazz ai playoff è probabile, a condizione che il livello di concentrazione difensiva rimanga sempre altissimo. Il calendario dei Jazz appare piuttosto favorevole:

vs Clippers, @ Denver, vs Bucks, vs Pelicans,@ Pelicans, @ Memphis, vs Thunder,@ Suns, vs Timberwolves, vs Nets, @ Wizards, @ Knicks, @ Atlanta,@ Bulls, vs Suns, vs Lakers, vs Wizards, vs Charlotte, @ Suns,vs Kings, @ Lakers, vs Denver, @ Clippers.

(in grassetto le partite contro squadre fuori dalla corsa playoff).

SAN ANTONIO SPURS: 33-27

Mai scommettere contro Gregg Popovich (in foto). L’ultima esclusione degli Spurs risale al 1997. Ogni anno i nerargento partono contro i favori del pronostico per poi sovvertirlo e ricordare a tutti che uno degli 8 posti spetta a loro. DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge sono due giocatori esperti, solidi sani e capaci di portare un contributo fisso ogni partita. Difficile che gli Spurs possano avere un calo tale da uscire dall’ottava posizione, ma anche nel loro caso il talento non è così sfavillante da lasciarli tranquilli.

Il calendario non pare particolarmente favorevole agli Spurs, che dovranno mantenere il vantaggio acquisito:

@ Knicks,@ Nets,vs Pistons,vs Thunder,vs Denver,@ Atlanta,vs Bucks,@ Mavericks,vs Knicks,vs Portland,vs Warriors,vs Miami,@ Rockets,@ Celtics,@ Charlotte,vs Cavs,vs Kings,vs Atlanta,@ Denver,@ Wizards,@ Atlanta,vs Mavericks

LOS ANGELES CLIPPERS: 33-27

Danilo Gallinari farà di tutto per accedere ai playoff. La cessione alla deadline di Tobias Harris, Marjanovic e Bradley ha certamente indebolito la squadra, garantendo però una notevole quantità di asset per il futuro. Arrivare ai playoff sarebbe un successo straordinario considerando le prospettive d’inizio stagione e l’indebolimento causato dalle trade. I Clippers sembrano sulla carta la squadra che può scivolare fuori più facilmente: Gallinari dovrà innalzare il livello del suo gioco per consentire ai losangelini di non farsi scalzare dai Lakers o da Sacramento.

Il calendario prevede diverse sfide con dirette concorrenti per i playoff nella Western Conference:

@ Denver,vs Mavericks,@ Utah,@ Sacramento,vs Knicks,@ Lakers,vs Thunder,vs Celtics,vs Portland,vs Bulls,vs Nets,vs Indiana,@ Cavs,@ Knicks,@ Timberwolves,@ Bucks,@ Cavs,@ Memphis,vs Rockets,vs Lakers,@ Warriors,vs Utah

Da segnare sul calendario le sfide con Utah (due volte), Sacramento e Lakers (due volte).

SACRAMENTO KINGS: 31-28

I Kings hanno fatto un notevole passo in avanti grazie al mercato: Harrison Barnes e Alec Burks possono aiutare i giovani agli ordini di Joerger nella loro corsa. La vittoria contro i Thunder ha dato nuova speranza ai Kings, che ora vedono davvero realizzabile un obiettivo che appariva molto distante a inizio stagione. Fox, Hield, Bogdanovic e Bagley III: questo il nucleo di una Sacramento che diverte gli spettatori e gli addetti ai lavori. Raggiungere la post-season significherebbe sperimentare un livello di gioco ancora superiore e spingere i giovani oltre i loro limiti. Sebbene un 4-0 contro la Golden State di turno appaia inevitabile, i Kings hanno più volte dimostrato di poter stupire tutti. I playoff sono a un passo, la rincorsa ai Clippers è iniziata e Sacramento è in ascesa.

Il calendario prevede anche in questo caso diverse sfide contro le dirette concorrenti: i Clippers ormai nel mirino, poi in ordine Lakers, Spurs e Jazz. Per raggiungere la post-season i Kings dovranno vincere qualche sfida con avversari sulla carta superiori, come le big dell’Est o i Rockets di Harden.

@ Timberwolves,vs Bucks,vs Clippers,vs Knicks,vs Celtics,@ Knicks,@ Wizards,@ Celtics,@ Philadelphia,vs Bulls,vs Nets,vs Mavericks,vs Suns,@ Lakers,@ Mavericks,@ Pelicans,@ Rockets,@ Spurs,vs Rockets,vs Cavs,@ Utah,vs Pelicans,@ Portland.

LOS ANGELES LAKERS: 29-30

Volete voi scommettere contro un uomo chiamato LeBron James? 

Per una volta, la risposta pare affermativa. I Lakers hanno perso malamente contro dei Pelicans rimaneggiati, mostrando le solite lacune difensive. LeBron ha criticato ancora una volta i compagni, colpevoli di eccessiva arrendevolezza. Il sistema difensivo di Walton pare inesistente e le aspettative derivanti dall’approdo del Re sembrano destinate a essere disilluse. Se LeBron dovesse inserire la playoff mode e vincere molte partite da solo, potremmo vedere i Lakers nella postseason. In caso contrario, si rischia una clamorosa esclusione: chi avrebbe detto che Clippers e Kings potessero essere davanti ai Lakers a questo punto della stagione?

L’infortunio di LeBron James ha penalizzato i Lakers oltre misura. Ora bisogna correre ai ripari e inserire le marce alte.

Questo l’elenco delle partite rimanenti:

@ Memphis,vs Pelicans,vs Bucks,@ Suns,vs Clippers,vs Denver,vs Celtics,@ Bulls,@ Raptors,@ Pistons,@ Knicks,@ Bucks,vs Nets,vs Sacramento,vs Wizards,@ Utah,vs Charlotte,@ Pelicans,@ Thunder,vs Warriors,@ Clippers,vs Utah,vs Portland

 

Visto il finale in salita, sarà fondamentale vincere le prossime partite per rimanere in scia e provare l’assalto finale ai playoff della Western Conference.

Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

Il mercato da playoff dei Sacramento Kings (e non solo): l’analisi

Divac su Joerger

I Sacramento Kings sono stati uno dei team più attivi nell’ultimo giorno di mercato. I due rinforzi portano il nome di Harrison Barnes e Alec Burks, giocatori che potranno essere decisivi per la corsa ai playoff dei giovani Kings.

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le due trade imbastite dal GM Vlade Divac, la prima e più importante con i Dallas Mavericks, la seconda con Houston e Cleveland.

L’ARRIVO DI HARRISON BARNES 

 

I Kings hanno sfruttato l’occasione di mercato costituita da un Barnes ormai indesiderato a Dallas, portando a casa l’ala piccola necessaria per completare il quintetto. Per farlo, il prezzo da pagare è stato decisamente basso: il classe ’95 Justin Jackson e il contratto di Zach Randolph. Nella sua esperienza ai Kings, Jackson è stato capace di buone prestazioni ma non ha mai avuto la continuità necessaria per proporsi come titolare nello spot di ala piccola. Randolph era invece fuori dalle rotazioni di coach Joerger e costituiva un contratto in scadenza da scambiare a franchigie desiderose di liberare spazio.

Sacramento non si è fatta problemi ad assorbire il pesante contratto di Harrison Barnes, immeritato per quanto fatto vedere a Dallas. I 25 milioni di player option per la prossima stagione non impediranno ai Kings di avere spazio salariale in estate, dal momento che gran parte del roster è composta da giocatori in rookie scale. Barnes sarà per lo più impiegato cometiratore sugli scarichi e  difensore sugli esterni: non dovrà più essere la prima scelta offensiva come nei primi anni a Dallas, ruolo evidentemente non adatto a lui. In una squadra che gioca su ritmi alti, Barnes potrà sicuramente costituire una risorsa affidabile per Joerger.

Nella sua prima partita, ha giocato 37 minuti producendo 12 punti e 7 rimbalzi. Barnes è rimasto in campo anche nel concitato finale contro gli Heat, cavandosela con disinvoltura nonostante il pochissimo tempo per ambientarsi. Una singola partita non può essere che un indizio, ma pare che Barnes possa diventare rapidamente un elemento chiave nelle rotazioni dei Kings.

LATO DALLAS: LA RICERCA DI SPAZIO SALARIALE

Agli occhi di Mark Cuban e della dirigenza Dallas, Barnes era solo un peso eccessivo a libro paga, ormai fuori dal progetto tecnico della squadra. Il piano dei texani consiste nell’offrire un ricchissimo rinnovo a Kristaps Porzingis, recentemente arrivato da New York, ed eventualmente attirare un altro grosso free agent in estate. Assorbiti i terribili contratti di Hardaway Jr. e Courtney Lee, Dallas doveva liberarsi di Barnes per non ingolfare eccessivamente il cap. Inoltre, Hardaway Jr. e Barnes occupano circa le stesse zone di campo: vendendo Barnes, si cercherà di valorizzare Hardaway Jr. anche nell’ottica di trade future.

Tuttavia, Dallas ha ricevuto davvero troppo poco per un giocatore forse strapagato ma certamente meritevole di uno spazio in molti quintetti NBA. Jackson è una magra soddisfazione, mentre Randolph verrà tagliato a breve. L’ideale sarebbe stato ricevere scelte in cambio di Barnes, dato che gran parte delle opportunità al draft in futuro sono state pregiudicate dalla trade per Porzingis. Probabilmente, Dallas ha ottenuto Porzingis e i piani della franchigia sono cambiati molto rapidamente: da una remota eventualità playoff a un tentativo di salvare la prima scelta 2019, destinata agli Hawks ma protetta in top 5. Per questo motivo, non c’è stato il tempo necessario per trovare una contropartita valida per Harrison Barnes, che  è stato svenduto ai Kings.

VOTI ALLA TRADE

Sacramento esce vincitrice dallo scambio e potrà forse puntare a una delle ultime piazze ai playoff nella Western Conference. I Clippers usciranno sicuramente dopo aver ceduto Tobias Harris, perciò i Kings lotteranno con Lakers, Spurs e Jazz per gli ultimi 3 posti validi per la postseason. Il contratto di Barnes è oneroso ma scadrà nel 2020 e non costituisce un grosso impedimento per i piani estivi dei Kings. Voto 9.

Dallas libera spazio ma finisce per svendere uno dei pochi giocatori che avessero valore sul mercato. Se in estate riuscisse a raggiungere una terza stella o alcuni ottimi comprimari da affiancare a Doncic e Porzingis, Cuban avrebbe raggiunto il suo obiettivo. Voto 6.

LO SCAMBIO A TRE CON CAVS E ROCKETS

Vlade Divac ha ricevuto un discreto giocatore come Alec Burks insieme a una seconda scelta nell’ambito di una trade a tre squadre che ha coinvolto Cavaliers e Rockets. Burks si è subito messo in luce con 9 punti e una buona presenza in campo nella vittoria sofferta contro Miami. La guardia ex Cavs completerà le rotazioni dei ruoli di guardia e ala piccola, accontentandosi dei minuti lasciati da Hield, Bogdanovic e Barnes. Il prezzo per raggiungerlo è stato Iman Shumpert, ottimo nella stagione in corso ma non più necessario dopo l’acquisizione di Harrison Barnes. La seconda scelta proveniente da Houston è pur sempre un piccolo asset ricevuto da Divac.

Iman Shumpert andrà a inserirsi nelle rotazioni degli esterni di Houston: l’ennesimo 3&D che va ad aiutare Harden e Chris Paul nella loro lotta per le vette della Western Conference. A Houston si è recentemente liberato lo spazio occupato da James Ennis, finito a Philadelphia. Shumpert occuperà i suoi minuti. Nella trade, Houston ha ceduto anche Brandon Knight e Marquese Chriss ai Cavs, pagando con una prima scelta la necessità di liberarsi dei due pessimi contratti. Houston risparmia sulla luxury e aggiunge un giocatore di esperienza come Shumpert, che potrà rivelarsi utile ai playoff.

I Cleveland Cavaliers giocano a perdere in questa stagione e accettano di cedere i loro giocatori migliori (Alec Burks, ovvero uno scarto di Utah) per accumulare scelte future. La prima scelta di Houston sarà presumibilmente molto alta, ma potrebbe ugualmente rivelarsi utile per i Cavs desiderosi di ricominciare dopo l’addio di LeBron James.

VOTI ALLA TRADE

Si tratta di una trade minore ma interessante e vantaggiosa per tutte le parti in causa. Sacramento pare la vincitrice, perché acquisisce un giocatore tutto sommato simile a Shumpert e riceve una seconda scelta. Voto 7.

Houston aveva necessità di liberarsi dei contratti di Chriss e Knight per ragioni economiche: una prima scelta alta è un prezzo da pagare in questi casi. Voto 6.5.

I Cleveland Cavs accumulano scelte e vendono Burks, che in ogni caso non avrebbe fatto parte del progetto. Voto 7.

 

Porzingis a Dallas: chi ha vinto la trade tra Mavs e Knicks?

Porzingis Dallas

La prima, profonda scossa nell’immobilismo del mercato NBA arriva sull’asse New York-Dallas. Kristaps Porzingis è stato speditoai Dallas Mavericks di Luka Doncic insieme a Tim Hardaway Jr., Trey Burke e Courtney Lee. Ai Knicks vanno invece Dennis Smith Jr., DeAndre Jordan e Wesley Matthews, oltre a due prime scelte future.

New York si è liberata dei terribili contratti di due giocatori non più nei piani della dirigenza: per Hardaway si tratta di 18 milioni di dollari il prossimo anno e 19 nella stagione 2020/2021; per Lee, fuori dalle rotazioni a New York, altri 12 milioni da percepire nella prossima stagione. Sono evidentemente due tra i peggiori contratti NBA, anche se Hardaway Jr. potrebbe migliorare la sua efficienza in un contesto più organizzato dei Knicks attuali.

Per liberarsi di questi due contratti, New York ha dovuto cedere il suo miglior giocatore, Porzingis, fermo dallo scorso anno dopo la rottura del legamento del ginocchio sinistro. In cambio, ha ricevuto una giovane guardia in Dennis Smith Jr., che fu passato al Draft 2017 in favore di Frank Ntilikina. Oltre a Dennis Smith Jr., i Knicks ottengono i contratti in scadenza di DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Presumibilmente entrambi saranno tagliati e lasciati liberi di firmare con altre squadre.

A un primo sguardo, la reazione di un tifoso Dallas a questa trade dovrebbe essere simile a questa:

Mark Cuban, proprietario di Dallas, mostra i muscoli.

La prospettiva del tifoso medio Knicks viene assunta invece in maniera eloquente da Joel Embiid, stella dei 76ers:

Andiamo ora ad analizzare più nel dettaglio questo scambio, per scoprire se le prime impressioni siano corrette.

DALLAS MAVERICKS: UNA NUOVA DINASTIA?

Luka Doncic e Kristaps Porzingis si sfidarono durante gli Europei 2017, e si troveranno ora a indossare la stessa divisa. Agli Europei, prevalse la Slovenia di Doncic (27 con 9 rimbalzi), nonostante un Porzingis stellare ma gravato di problemi di falli (34+6).

Fu una delle partite più entusiasmanti del torneo. Porzingis e Doncic sfoderarono grandiose prestazioni.

Doncic e Porzingis si salutano dopo la recente sfida tra Dallas e New York.

A Dallas, i due dovranno coesistere in campo, verosimilmente a partire dalla prossima stagione, data la lungodegenza di Porzingis. Un asse potenzialmente letale quello messo nelle mani di coach Carlisle: se Doncic sta dimostrando di essere già una stella NBA, andando oltre ogni più rosea aspettativa, Porzingis è un essere sovrannaturale anche in una lega come la NBA. Il lettone è un lungo di 2 metri e 20 abbondanti, capace di segnare da qualsiasi posizione, combinando precisione dal perimetro a potenza e tecnica nel pitturato. Un giocatore più unico che raro, un Unicorn, come viene soprannominato oltre oceano. Ci si dimentica di quanto fosse forte il lettone prima dell’infortunio al ginocchio: forse il terzo lungo più forte della lega insieme a Embiid e Davis. L’incognita rimane ovviamente la ripresa della piena forma fisica dopo un infortunio devastante come quello subito da Porzingis. Nessuno può avere una risposta certa a questo punto interrogativo, se non forse i medici che lo stanno seguendo nel percorso di riabilitazione.

La NBA moderna è dominata dai giochi a due tra i migliori giocatori di ogni squadra. Un talento completo come Doncic potrebbe diventare inarrestabile qualora accompagnato da un lungo dalla doppia dimensione come Porzingis. Fin troppo semplice per un giocatore dalla visione di Doncic penetrare nel cuore dell’area per cercare uno scarico verso il lunghissimo Porzingis, non arginabile in avvicinamento e temibile dalla media distanza.

IL PROBLEMA DEL RINNOVO

La trade che ha portato Porzingis a Dallas nasconde però alcune insidie. Il lungo lettone vedrà terminare il suo contratto da rookie in estate e diventerà restricted free agent. Pare tuttavia che Porzingis valuti l’ipotesi di firmare la qualifying offer (un’estensione del contratto da rookie che le squadre possono proporre ai giocatori per renderli restricted).

Qualora firmata, questa clausola consentirebbe a Porzingis di rimanere un altro anno a Dallas, divenendo però unrestricted free agent nel 2020. Il lettone diventerebbe così pieno padrone del proprio destino e in grado di firmare liberamente per qualsiasi squadra.

Un’ipotesi decisamente poco gradevole per Mark Cuban e la dirigenza Dallas. Bisognerà attendere la prossima estate per avere sviluppi sulla vicenda. Dallas offrirà ovviamente un super rinnovo a Porzingis, confidando nel suo rientro in piena forma dopo l’infortunio. Rimane da capire se Luka Doncic e Dirk Nowitzki (alla sua ultima stagione?) riusciranno a convincere Porzingis a rimanere a Dallas a lungo termine.

NEW YORK KNICKS: LA RINASCITA IN FREE AGENCY

Analizziamo ora la trade dalla prospettiva dei Knicks. Per comprendere il significato di questo scambio, è fondamentale notare che Porzingis non era più per New York ciò che può diventare per Dallas. Mi spiego meglio. L’amore tra il lettone e i Knicks non è mai sbocciato definitivamente, tra i primi fischi nella notte del Draft, i malintesi con la dirigenza e la volontà dei Knicks di tankare per puntare al Draft 2019. Si dice che la dirigenza spingesse per non farlo tornare in questa stagione per non vincere troppe partite e inficiare le chance di prima scelta. Porzingis avrebbe invece voluto giocare per riprendersi più rapidamente dall’infortunio.

Porzingis commenta così misteriosamente la trade.

Per i Knicks, il valore di Porzingis era decisamente più basso rispetto a quello che assume ora per Dallas. Il rinnovo del lettone era tutt’altro che certo, alto invece il rischio di perderlo per nulla nel 2020. Con questa prospettiva bisogna analizzare la mossa della dirigenza di New York, che si è liberata di due contratti scomodi accumulando asset per il futuro.

Le scelte di Dallas potrebbero essere alte, se Porzingis tornasse dall’infortunio forte come prima, ma anche in lottery, se il lettone non si ristabilisse completamente o addirittura non rifirmasse con Dallas. Per quanto riguarda la stagione attuale, liberarsi di Tim Hardaway Jr. significa privarsi dell’unico giocatore che potesse portare qualche vittoria di troppo a New York. Matthews e Jordan saranno molto probabilmente tagliati. Con pochissime possibilità di vittoria, incrementano le percentuali di una prima scelta al Draft 2019, che potrebbe portare al Madison Square Garden Zion Williamson.

Williamson sulla possibilità di andare ai Knicks.

Zion Williamson sembra il prototipo di giocatore capace di esaltarsi in un ambiente come quello di New York, oltre che un elemento su cui fondare i successi futuri.

LA FREE AGENCY 2019

New York libera tantissimo spazio salariale per dare l’assalto a un grosso free agent in estate. La trade Porzingis potrà quindi essere giudicata in tutte le sue sfaccettature all’inizio della prossima stagione. I Knicks offriranno il contratto al massimo salariale a Kevin Durant e/o a Kyrie Irving. Tuttavia, i Knicks avranno un roster privo di qualsiasi attrattiva per chiunque voglia vincere subito, in quanto Dennis Smith Jr., Kevin Knox, Robinson e Ntilikina non sembrano pronti per competere ad altissimo livello. L’unica possibilità di competere subito si presenterebbe solo se i free agent firmati fossero due e di altissimo livello, come appunto Irving e Durant.

I free agent più corteggiati potrebbero però scegliere altre squadre più pronte all’assalto al titolo. In quel caso, i Knicks dovranno ripiegare su seconde scelte come Butler, Kemba Walker o Tobias Harris. Tutti ottimi giocatori, ma non trascinatori tali da poter trasformare i giovani Knicks in una contender. Strapagare una coppia come Walker-Harris significherebbe condannarsi ad anni di playoff senza grandi chanche di raggiungere le Finals.

Concludendo, i Knicks si sono liberati di contratti terribili cedendo un giocatore ormai in rotta con la franchigia. Il cap vuoto dovrà però essere utilizzato nel modo corretto, e solo dopo l’estate si potrà dare un voto alla dirigenza di New York.

Rinforzi low cost per le contender: i tagli NBA. Le possibili occasioni per le contende

La trade deadline si avvicina e le squadre NBA preparano le ultime mosse di mercato in vista della post-season. I rinforzi possono arrivare non solo grazie alle trade, che richiedono risorse spendibili come scelte o giovani promettenti. In alcuni casi, le contender possono rinforzarsi firmando giocatori tagliati da squadre non più in corsa per i playoff. Spesso le dirigenze decidono di accordarsi con giocatori indesiderati per risparmiare qualche dollaro e consentire ai giocatori di continuare a competere. Una win- win situation per giocatori e dirigenze. Talvolta, i tagli sono dovuti alla necessità di perdere più partite possibili per puntare a scelte alte al draft. Veterani capaci di portare alcune vittorie diventano così paradossalmente dannosi, e possono essere tagliati. Le contender o squadre in corsa per un piazzamento nella griglia playoff tentano di afferrare tali occasioni usando lo spazio libero a cap (eventualità rara) o firmando i veterani al minimo salariale.

Elenchiamo qui alcuni dei possibili tagli che potrebbero costituire rinforzi validi per le squadre da playoff.

JR SMITH, CLEVELAND CAVALIERS

JR SMITH

La guardia dei Cavs è uno dei giocatori più controversi del panorama NBA. Detestato da molti fan, è calato decisamente durante lo scorso anno, ma resta un veterano che può vantare numerosissime apparizioni alle Finals, al fianco di LeBron. JR Smith è spesso stato sguinzagliato su formidabili attaccanti come Durant o DeRozan, non offrendo un contributo costante ma finendo per essere imprescindibile nella squadra di James. Se avesse ancora voglia di competere, la sua difesa e la sua capacità dall’arco (altalenante, certo, ma pur sempre rispettabile) potrebbero aiutare diverse squadre. Smith è l’unico giocatore del nostro elenco ad avere contratto anche per la prossima stagione: bisognerà capire se Cleveland sia disposta a tagliare un giocatore che si troverebbe a cap ancora a lungo.

Possibili destinazioni: Houston Rockets, Los Angeles Lakers, Philadelphia 76ers.

ROBIN LOPEZ, CHICAGO BULLS

Robin Lopez.

 

Il centro dei Bulls potrebbe rivelarsi una delle migliori aggiunte se fosse tagliato dalla franchigia di Chicago. Per ora, il front office si è detto scettico su tale possibilità, ma dopo la deadline tenere a roster un Lopez in scadenza non avrebbe molto senso. I Bulls devono infatti liberare spazio per Wendell Carter Jr., Bobby Portis e dare un senso al terribile contratto di Felicio.

Lopez è un obiettivo noto dei Golden State Warriors, ma potrebbe anche romanticamente tornare al fianco di LaMarcus Aldridge o dare respiro a Joel Embiid.

Possibili destinazioni: Golden State Warriors, San Antonio Spurs, Philadelphia 76ers.

JABARI PARKER, CHICAGO BULLS

Jabari Parker.

L’ex seconda scelta al Draft dei Milwaukee Bucks è stata una delle grandi scommesse della dirigenza di Chicago. Dopo il chiaro fallimento della prima parte di stagione e la sicura declinazione della team option estiva, i Bulls potrebbero optare per tagliare Parker consentendogli di firmare con altre squadre.

Anche in questo caso, c’è la suggestione romantica che porta a Milwaukee, che pare però poco probabile: non idilliaco il rapporto tra giocatore e dirigenza.

Possibili destinazioni: Milwaukee Bucks, Brooklyn Nets, Utah Jazz.

ENES KANTER, NEW YORK KNICKS

Enes Kanter
Enes Kanter.

Anche Kanter potrebbe essere uno dei grandi bersagli delle contender in caso di taglio. Le sue lacune in difesa sono note, ma la sua propensione a rimbalzo (soprattutto offensivo) e la voglia di competere dopo il periodo buio a New York potrebbero renderlo una scommessa vincente.

Ancora una volta ci facciamo prendere dalla nostalgia: potrebbero ricostituirsi le Twin Towers Adams-Kanter a Oklahoma? Il rapporto con il leader Westbrook e gli ex compagni sembra essere idilliaco; l’arma del doppio lungo aveva fatto male perfino a Golden State nella serie (persa) del 2016.

I Sacramento Kings si sono interessati al centro turco. Piuttosto che spendere asset per acquisirlo via trade, potrebbero attendere un eventuale taglio, rischiando però di vederlo scegliere altre squadre.

Probabili destinazioni: Oklahoma City Thunder, Los Angeles Clippers, Sacramento Kings

JEREMY LIN, ATLANTA HAWKS

Jeremy Lin in azione.

Lin sembra uno dei giocatori più ambiti sul mercato in questo momento. L’ex stella Knicks si è ormai riciclata come play di riserva, un ruolo fondamentale da coprire per qualsiasi squadra punti in alto ai playoffs. Sacramento sembra la squadra più interessata, ma anche in questo caso Vlade Divac potrebbe scegliere di rischiare, offrendo a Lin più soldi (i Kings sono una delle pochissime squadre con spazio a cap) e la certezza di avere un ruolo nelle rotazioni fino a fine anno. D’altro canto, Lin potrebbe preferire firmare al minimo con una squadra con reali chances in postseason.

Possibili destinazioni: Sacramento Kings, Indiana Pacers, New Orleans Pelicans, Miami Heat

DEWAYNE DEDMON, ATLANTA HAWKS

Dewayne Dedmon

In casa Hawks potrebbe esserci una svendita dei pochi veterani in squadra. Dedmon ha già esperienza ai playoff con la maglia degli Spurs e garantirebbe presenza sotto canestro e grinta a chiunque voglia puntare su di lui. Il suo contratto è decisamente favorevole per una trade, e alte sono le chances che si muova prima della deadline. In caso contrario, potrebbe anch’egli diventare un prezioso cambio di Embiid o tornare sotto la guida di Popovich.

Possibili destinazioni: Philadelphia 76ers, San Antonio Spurs, Houston Rockets

CARMELO ANTHONY, CHICAGO BULLS

Melo-lebron
LeBron James e Carmelo Anthony.

Anthony è stato recentemente tradato ai Bulls dopo la brevissima e sfortunata esperienza a Houston. Chicago lo taglierà immediatamente, consentendogli di firmare altrove. Molto probabilmente Carmelo Anthony potrà raggiungere LeBron ai Lakers, oppure lanciarsi in una sfida più accattivante, in una squadra che abbia un posto in rotazione per lui. Difficile che questo accada: Anthony vorrà tentare un ultimo sussulto in carriera e chi più di James può dare garanzie di successo ai playoff?

Possibili destinazioni: Los Angeles Lakers, Portland Trail Blazers, Miami Heat

Klay Thompson – la guardia perfetta

Klay Thompson è il prototipo della guardia perfetta nella NBA moderna: tiro dalla lunga, difesa, QI, disponibilità al sacrificio ed efficienza. Tuttavia, pare in dubbio la sua partecipazione all’All Star Game 2019. Perché?

LA STAGIONE 2018/2019

Noto per la sua massima efficienza al tiro, Klay Thompson ha iniziato la stagione con alcuni problemi proprio sotto questo aspetto. Nel mese di ottobre, a stagione appena iniziata, il 31% al tiro dalla distanza fece pensare a un Thompson ancora arrugginito dopo la off season. In novembre la percentuale salì al 36%, per poi scendere di nuovo in dicembre.

Durante l’assenza di Steph Curry, Klay non è riuscito a garantire a Kevin Durant un aiuto tale da mantenere i Warriors ai vertici della Western Conference. Nonostante lo shooting slumpThompson non si è detto preoccupato delle sue difficoltà al tiro. Giocatore ormai esperto, sa che la stagione è lunga e i periodi di forma altalenanti sono fisiologici. Dopo la terribile performance di Natale contro i Lakers, la sua produzione offensiva è tornata sui livelli abituali grazie anche al ritorno di Curry. Le difese avversarie devono preoccuparsi dell’infinito range di tiro dell’ex Mvp e finiscono per lasciare più spazio a Klay Thompson.

Con il rientro a pieno regime di tutti gli infortunati, DeMarcus Cousins compreso, è facile prevedere che la produzione both ends di Thompson avrà un’impennata in senso positivo. La suddivisione di tiri e responsabilità offensive potrà forse diminuire i punti segnati, ma farà crescere le percentuali, dato che maggiori saranno gli spazi concessi dalle difese.

In fin dei conti, Klay Thompson ha ormai dimostrato di essere perfettamente efficace lontano dalla palla:

In questa partita contro i Knicks, Thompson ha segnato 43 punti palleggiando solo 4 volte nel corso dell’intero match. Solo 4 volte. Avete presente il numero di palleggi di una normale guardia NBA ogni azione?

LE PROSPETTIVE FUTURE

Klay Thompson finirà forse per partecipare all’All Star Game. Le sue medie parlano di 21 punti, 4 rimbalzi e 2 assist, nonostante il difficile inizio di stagione. I fan lo posizionano al quinto posto nelle loro preferenze, che incidono per il 50% nella selezione dei giocatori. Media e giocatori stessi costituiscono il resto della percentuale: difficile pensare che Thompson rimanga fuori, considerato il suo status nella lega.

Le maggiori riflessioni in casa Thompson e Golden State riguardano invece la possibilità di rinnovare il contratto in scadenza in estate. I Warriors sono consapevoli del valore di Thompson sul mercato e stanno offrendo un quadriennale da quasi 100 milioni di dollari. Thompson ha più volte dichiarato di voler rimanere nella Baia, e questa rimane al momento la soluzione più probabile. I Warriors dovranno rinunciare a qualcuno in estate per evitare di pagare una luxury tax mostruosa, ma Thompson sembra indirizzato verso la permanenza.

D’altra parte, tutte le 29 squadre NBA lo vorrebbero firmare in estate, e molte saranno disposte a offrire un contratto al massimo salariale da 139 milioni in 4 anni.

Una delle maggiori indiziate sarebbero i Lakers, che potrebbero puntare tutto su Thompson se fallissero l’assalto a Durant e Leonard:

Un altro caso di recruiting proibito da parte di LeBron James?

Il destino di Klay Thompson è strettamente legato a quello di Golden State. In caso di addio, potrebbe forse chiudersi la finestra vincente per la squadra di Kerr, che farà di tutto per trattenere una delle guardie più efficaci dell’intera lega.

Portland Trail Blazers: una prigione dorata

Portland Trail Blazers

I Portland Trail Blazers di Damian Lillard sono attualmente al quinto posto della Western Conference con il record di 22-16. Poco distanti sia la vetta della classifica, occupata dai Nuggets con 24-11, che la penultima piazza, detenuta dai Pelicans con 17-21. Proprio quei Pelicans che distrussero Portland negli scorsi playoffs con un secco 4-0.

Portland sembra però rinchiusa da anni in una prigione dorata che vede la franchigia dell’Oregon sfavillare in regular season per poi svanire appena arrivano i playoffs. La squadra di Damian Lillard rimane nel limbo delle squadre abbastanza esperte e attrezzate per raggiungere la postseason ma senza reali chances di vincere il titolo.

Nurkic
Jusuf Nurkic

I PUNTI DI FORZA

La colonna portante della squadra di Terry Stotts è il duo Lillard – McCollum, guardie capaci di crearsi un tiro in qualsiasi momento. La coppia è temuta da ogni difensore quando in giornata di grazia in attacco. Damian Lillard è stato inserito nel primo quintetto All-NBA della scorsa stagione. Tale premio certifica il raggiungimento definitivo dello stato di superstar, spesso reclamato invano in carriera. Lillard detiene la maggior parte di possessi della sua squadra (30% Usg), ma vanta la capacità di coinvolgere maggiormente i compagni rispetto a McCollum. Le statistiche al tiro rimangono ottime per un giocatore al centro delle attenzioni avversarie: 26.7 punti di media con il 45% dal campo e un buon 39% da tre, oltre alla solita affidabilità ai liberi (90%).

La soluzione offensiva più utilizzata nel playbook di Stotts riguarda appunto Lillard e il centro Jusuf Nurkic. Il bosniaco è un eccellente bloccante, un lusso in una squadra di tiratori dietro ai blocchi. L’ex Nuggets è passato ai Blazers perché oscurato dal talento emergente di Nikola Jokic, ma condivide ancora con quest’ultimo l’abilità nel gioco in post alto.

L’alternativa principale alla creazione di vantaggi per le guardie grazie ai blocchi è dunque lo sfruttamento di Nurkic come passatore. Il centro può ricevere palla dalle sue guardie per poi osservare un vortice di tagli e blocchi lontano dalla palla e trovare opzioni semplici in backdoor o tiratori liberi.

Un esempio della visione di gioco del centrone bosniaco.

Gli altri punti forti dei Blazers riguardano la struttura generale della squadra. La franchigia dell’Oregon ha cambiato molto poco nell’ultimo anno e i suoi giocatori più importanti sono nel prime della carriera, esperti ma non logori. L’esperienza è dimostrata da un incredibile dato che parla di un’imbattibilità dei Blazers qualora inizino in vantaggio il quarto periodo. La statistica evidenzia anche l’importanza di avere a roster un giocatore clutch come Damian Lillard.

In un gruppo affiatato e coeso possono emergere giovani che hanno voglia di migliorarsi come Meyers Leonard (stretch five con il 42% dall’arco), autore di una crescita anche fisica notevole, o talenti offensivi come Seth Curry. Il fratello di Steph contribuisce dalla panchina con la licenza di tirare appena libero. Infine, sembra esserci un saldo legame tra la stella Lillard e il coach Terry Stotts, in odore di licenziamento dopo il 4-0 subito dai Pelicans ma salvato, si dice, proprio dalla guardia di Oakland.

Rockets-Blazers
Turner, Lillard e Nurkic

I PUNTI DI DEBOLEZZA

Parlavamo dei Blazers come di una squadra di tiratori, legata dunque strettamente alle percentuali per raggiungere il successo.

C.J. McCollum non sta vivendo la sua miglior stagione dall’arco: solo un 32% che cala al 28% nel mese di dicembre. Dalle percentuali della talentuosa guardia from Lehigh dipendono le fortune della squadra. Ciò risulta evidente dalla differenza tra le vittorie (37% da tre) e le sconfitte (26%). Il dato riguarda anche Damian Lillard, che ha però percentuali più alte in entrambi i casi (45% e 32% in vittorie e sconfitte rispettivamente).

Le sorti di Portland dipendono da questo duo

Altro fattore decisivo nelle sconfitte è lo scarso contributo di una panchina ancora altalenante a livello di performance. Elemento fondamentale di essa dovrebbe essere Evan Turner, che percepirà ben 18 milioni la prossima stagione. Tuttavia, l’ex Philadelphia e Boston non è quello di cui ha bisogno questa squadra, ovvero un ball handler meno abile dei suoi compagni nel gioco lontano dalla palla. La buona stagione di Turner a Boston gli valse l’esoso contratto con i Blazers. Durante la stagione del tanking a Boston, Turner agiva come handler primario, possibilità che gli è preclusa in una squadra in cui i portatori di palla sono Lillard e McCollum.

Zach Collins è un altro elemento della panchina da cui ci si attendeva un maggiore contributo. Liberato lo spazio per lui grazie alla cessione di Ed Davis in estate, si prospettava la stagione dell’esplosione. In 18 minuti di gioco, Collins produce 7 punti e 4 rimbalzi di media. Al di là delle cifre, la sua presenza in campo è troppo spesso intangibile: le sue doti a rimbalzo offensivo potrebbero significare ulteriori possessi per i temibili tiratori di Portland, ma non sono sfruttate a dovere. Ovviamente, Collins è un classe ’97 al secondo anno nella lega. Nel suo ruolo i giocatori maturano solitamente più tardi e le speranze su di lui rimangono radiose.

PROSPETTIVE, MERCATO E SPERANZE

I Portland Trail Blazers potrebbero essere nella posizione di muoversi sul mercato prima della deadline di febbraio. In particolare, a Terry Stotts servirebbe più atletismo sulle ali per contenere le superstar che troppo spesso massacrano l’area Blazers. Nurkic è un rimbalzista di ottimo livello e un difensore altalenante. Al-Farouq Aminu è un ottimo difensore e la sua duttilità è una risorsa per Portland, mentre Mo Harkless potrebbe essere la pedina sacrificabile. Ovviamente, Evan Turner e il suo grosso salario potrebbero portare in Oregon giocatori di più alto livello, ma probabilmente bisognerebbe aggiungere scelte o giovani per offrire un pacchetto di maggior valore.

I Blazers riusciranno con ogni probabilità a mantenersi tra le prime 8 anche nel terribile Ovest, e potrebbero sfruttare le occasioni di mercato offerte da squadre ormai fuori dalla lotta playoffs.

La prigione dorata è rimasta chiusa troppo a lungo. Lillard e compagni devono provare a uscire e la dirigenza dovrà aiutarli. Il successo ai playoffs dipenderà anche dalle mosse sul mercato. Con un accoppiamento favorevole al primo turno e una coppia Lillard-McCollum esaltata dai primi successi, tutto potrebbe succedere.

esultanza damian lillard
It’s Dame Time!

Anthony Davis tra Lakers e Celtics: il punto della situazione

infortunio anthony davis

Immaginiamo tre giocatori NBA capaci di cambiare da soli gli equilibri della lega. Immaginiamo che questi tre giocatori abbiano la possibilità di cambiare squadra in estate. L’importanza delle superstar nella lega è tale da rendere ogni singolo fenomeno in grado di influenzare, con le sue decisioni, intere free agency.

La prossima estate Kawhi Leonard sarà free agent. Kevin Durant uscirà con ogni probabilità dal suo contratto, diventando free agent. Entrambi saranno liberi di scegliere dove firmare: qualsiasi squadra troverebbe lo spazio salariale per garantirsi le prestazioni di simili fenomeni. Anthony Davis non potrà invece scegliere da solo dove firmare, avendo contratto con i New Orleans Pelicans fino al 2020. Tuttavia, Davis potrà influenzare pesantemente non solo le scelte della sua squadra attuale, ma anche quelle di tutti gli altri giocatori sul mercato.

La sua semplice presenza in campo renderebbe praticamente ogni squadra certa dei playoff. Non è questo il caso dei Pelicans, attualmente al tredicesimo posto nella Western Conference con il record di 15-18.Qualche infortunio di troppo e una panchina non di adeguato livello sono le cause di un inizio di stagione fallimentare. Riusciranno Mirotic, Holiday e Randle ad aiutare Davis a raggiungere i playoffs?

La risposta non sembra così scontata. Anche in caso positivo, i Pelicans non sembrano in grado di competere realmente per il titolo. Lo scorso anno una squadra molto simile (con Rondo e senza Randle) uscì al secondo turno contro i Golden State Warriors. I Pelicans misero in difficoltà i detentori del titolo, ma non riuscirono a metterli spalle al muro, vincendo solo gara 3.

Un’altra stagione senza Finals prospetterebbe la possibilità che Davis rifiuti il rinnovo che i Pelicans gli offriranno la prossima estate. Il quinquennale da 239 milioni complessivi è difficile da rifiutare, ma altre squadre alletteranno Anthony Davis, offrendo meno soldi ma più competitività.

Tra queste, le maggiori indiziate sono i Los Angeles Lakers e i Boston Celtics.

BOSTON CELTICS: I POSSIBILI SCENARI

L’amore di Danny Ainge per Anthony Davis è noto da tempo. Il GM di Boston valuta attentamente possibili offerte per il fenomeno dei Pelicans. D’altra parte, il coach dei Pelicans Alvin Gentry ha affermato che Davis non sarà scambiato per nessuna ragione. I Celtics non potrebbero inoltre raggiungere Davis durante la stagione in corso senza inserire nella trade Kyrie Irving. La “Rose Rule” impedisce di avere a roster due giocatori rinnovati con il contratto al super-max salariale (30% del cap) in uscita dal contratto da rookie: proprio il caso di Anthony Davis e Kyrie Irving.

Le possibilità di raggiungere Davis per Boston si riducono alla free agency 2019. Nel corso dell’estate, i Pelicans offriranno il rinnovo quinquennale a Davis. Il giocatore si troverà di fronte a diverse opzioni.

  • La firma del rinnovo, il più vantaggioso che gli possa essere offerto da qualsiasi squadra;
  • Temporeggiare, osservando le mosse della società nella offseason e i movimenti di altre stelle come Durant e Leonard;
  • Forzare la mano chiedendo di essere scambiato.

Solo in questo ultimo caso i Pelicans potrebbero valutare l’offerta dei Celtics, ma con la facoltà di tenersi Davis almeno fino alla trade deadline 2020 e cederlo al miglior offerente. Davis non ha possibilità di decidere dove essere scambiato, pur potendo esprimere preferenze.

La “Rose Rule” non ostacolerebbe più i piani di Boston in estate, perché la regola riguarda solo i rinnovi seguenti al contratto da rookie. Irving, in scadenza nel 2019, entrerebbe nel terzo contratto della sua carriera.

In caso di trade, andrebbero individuate le adeguate contropartite sia tecniche che salariali. Dovrebbero essere pareggiati i 25 milioni di Davis previsti per la stagione 2019/2020: impossibile dunque realizzare lo scambio senza inserire uno tra Horford (player option presumibilmente esercitata da 30 milioni) e Hayward (32 milioni nel 2019/2020, una player option da 34 nel 2020/2021). Ovviamente, da soli Hayward e Horford non bastano. I Pelicans presumibilmente preferirebbero Al Horford, in scadenza nel 2020, e chiederebbero giovani e scelte in aggiunta.

I pezzi pregiati di Boston sono Jayson Tatum e Jaylen Brown. Il primo potrebbe decisamente allettare la dirigenza di New Orleans, in quanto ha mostrato il potenziale per essere una prima punta offensiva in una squadra da playoff. Se Davis dovesse chiedere la trade, il suo valore sul mercato scenderebbe in maniera considerevole. A quel punto, un’offerta impostata su Horford e Tatum, con altri pezzi meno pregiati di contorno, potrebbe davvero essere valutata.

Con il rinnovo di Irving, l’arrivo di Davis e un’ossatura di squadra ancora intatta, i Celtics sarebbero spaventosamente talentuosi, lunghi e solidi.

Il prezzo di Davis dipenderà dalle altre offerte che arriveranno ai Pelicans. Tutte le squadre NBA sarebbero in linea di massima interessate ad aggiungere Davis, solo una può vantare la presenza in squadra del migliore al mondo: i Los Angeles Lakers.

LOS ANGELES LAKERS: I POSSIBILI SCENARI

In settimana sua maestà LeBron James ha commentato la possibilità di giocare insieme a Anthony Davis con un eloquente “wow!”. Le sue parole hanno scatenato un putiferio nella lega, con alcuni GM che hanno accusato James di tampering: non è consentito parlare di giocatori di altre squadre con l’intento di farli unire alla propria.

Lakers e Pelicans si sono affrontati la notte scorsa. James ha condotto i suoi alla vittoria con una tripla doppia da 22+12+14, mentre Anthony Davis ha risposto con un losing effort da 30+20.

Intervistato dopo la partita, James si è detto consapevole del fatto che ogni sua parola abbia notevoli ripercussioni; tuttavia, si è difeso dalle accuse affermando di voler giocare con qualsiasi grande giocatore:

Se ascoltate fino in fondo l’elenco di grandi giocatori, troverete una sorpresa!

I Lakers non sono ostacolati dalla “Rose Rule” e potrebbero fare un’offerta per Davis anche nel corso di questa stagione. Quasi impossibile però che i Pelicans si privino della loro superstar prima di aver tentato di raggiungere e affrontare i playoff 2019.

Per questo motivo, i Lakers dovranno aspettare l’estate per formulare la loro offerta. Il Gm di Boston ha il vantaggio, rispetto ai Lakers, di avere a roster giocatori di valore con stipendi alti, che possano pareggiare quello di Davis. I Lakers non hanno invece contratti onerosi a cap per il 2019/2020, se escludiamo quello di LeBron. D’altra parte, lo spazio salariale significa facoltà di assorbire il contratto di Davis senza pareggiare fino all’ultimo dollaro.

Rimane il problema della contropartita tecnica, aggirato l’ostacolo salariale. Il giocatore probabilmente più appetibile agli occhi dei Pelicans sarebbe Brandon Ingram. Il giovane non ha però ancora dimostrato di poter essere elemento cardine di una rotazione da playoff, e sta faticando a trovare la sua dimensione a fianco di James. Chi potrebbe preferirlo a Jayson Tatum, al giorno d’oggi? A Ingram andrebbero quindi sicuramente aggiunti due tra Lonzo Ball, Josh Hart e Kyle Kuzma, più eventualmente altri giovani o scelte future. La dirigenza Lakers dovrà sicuramente andare all-in per accontentare James e costruirgli una squadra capace di competere per il titolo. Una super offerta per Davis avrebbe un senso solo dopo aver firmato in free agency un’altra star. Lo spazio salariale nell’estate 2019 potrebbe consentire, ad esempio, di firmare Leonard e fare poi la trade per Davis.

L’epoca dei giovani Lakers sta per finire?

Con un trio di star il problema della squadra corta, dovuto alla cessione di gran parte dei giovani, sarebbe presto risolto dalle firme di veterani a caccia del titolo. Ovviamente, l’ipotesi di affiancare a James due giocatori come Davis e Leonard è la più ottimistica per i tifosi Lakers, difficile ma non impossibile da realizzare.

Non sono da escludersi infine offerte da altre franchigie. Che dire dei Raptors, che potrebbero rinnovare Leonard e aver abbastanza assets da offrire ai Pelicans? O dei Bucks di Antetokounmpo, che ha scherzosamente (ma neanche troppo) invitato Davis a unirsi a lui?

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AD to the Bucks? Giannis is down. 👀 @milbucks_nation

Un post condiviso da ClutchPoints (@clutchpoints) in data: Dic 19, 2018 at 9:50 PST