Portland Trail Blazers: la prigione dorata di una pretender | Nba Passion
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Portland Trail Blazers: una prigione dorata

Portland Trail Blazers

Portland Trail Blazers: una prigione dorata

I Portland Trail Blazers di Damian Lillard sono attualmente al quinto posto della Western Conference con il record di 22-16. Poco distanti sia la vetta della classifica, occupata dai Nuggets con 24-11, che la penultima piazza, detenuta dai Pelicans con 17-21. Proprio quei Pelicans che distrussero Portland negli scorsi playoffs con un secco 4-0.

Portland sembra però rinchiusa da anni in una prigione dorata che vede la franchigia dell’Oregon sfavillare in regular season per poi svanire appena arrivano i playoffs. La squadra di Damian Lillard rimane nel limbo delle squadre abbastanza esperte e attrezzate per raggiungere la postseason ma senza reali chances di vincere il titolo.

Nurkic

Jusuf Nurkic

I PUNTI DI FORZA

La colonna portante della squadra di Terry Stotts è il duo Lillard – McCollum, guardie capaci di crearsi un tiro in qualsiasi momento. La coppia è temuta da ogni difensore quando in giornata di grazia in attacco. Damian Lillard è stato inserito nel primo quintetto All-NBA della scorsa stagione. Tale premio certifica il raggiungimento definitivo dello stato di superstar, spesso reclamato invano in carriera. Lillard detiene la maggior parte di possessi della sua squadra (30% Usg), ma vanta la capacità di coinvolgere maggiormente i compagni rispetto a McCollum. Le statistiche al tiro rimangono ottime per un giocatore al centro delle attenzioni avversarie: 26.7 punti di media con il 45% dal campo e un buon 39% da tre, oltre alla solita affidabilità ai liberi (90%).

La soluzione offensiva più utilizzata nel playbook di Stotts riguarda appunto Lillard e il centro Jusuf Nurkic. Il bosniaco è un eccellente bloccante, un lusso in una squadra di tiratori dietro ai blocchi. L’ex Nuggets è passato ai Blazers perché oscurato dal talento emergente di Nikola Jokic, ma condivide ancora con quest’ultimo l’abilità nel gioco in post alto.

L’alternativa principale alla creazione di vantaggi per le guardie grazie ai blocchi è dunque lo sfruttamento di Nurkic come passatore. Il centro può ricevere palla dalle sue guardie per poi osservare un vortice di tagli e blocchi lontano dalla palla e trovare opzioni semplici in backdoor o tiratori liberi.

Un esempio della visione di gioco del centrone bosniaco.

Gli altri punti forti dei Blazers riguardano la struttura generale della squadra. La franchigia dell’Oregon ha cambiato molto poco nell’ultimo anno e i suoi giocatori più importanti sono nel prime della carriera, esperti ma non logori. L’esperienza è dimostrata da un incredibile dato che parla di un’imbattibilità dei Blazers qualora inizino in vantaggio il quarto periodo. La statistica evidenzia anche l’importanza di avere a roster un giocatore clutch come Damian Lillard.

In un gruppo affiatato e coeso possono emergere giovani che hanno voglia di migliorarsi come Meyers Leonard (stretch five con il 42% dall’arco), autore di una crescita anche fisica notevole, o talenti offensivi come Seth Curry. Il fratello di Steph contribuisce dalla panchina con la licenza di tirare appena libero. Infine, sembra esserci un saldo legame tra la stella Lillard e il coach Terry Stotts, in odore di licenziamento dopo il 4-0 subito dai Pelicans ma salvato, si dice, proprio dalla guardia di Oakland.

Rockets-Blazers

Turner, Lillard e Nurkic

I PUNTI DI DEBOLEZZA

Parlavamo dei Blazers come di una squadra di tiratori, legata dunque strettamente alle percentuali per raggiungere il successo.

C.J. McCollum non sta vivendo la sua miglior stagione dall’arco: solo un 32% che cala al 28% nel mese di dicembre. Dalle percentuali della talentuosa guardia from Lehigh dipendono le fortune della squadra. Ciò risulta evidente dalla differenza tra le vittorie (37% da tre) e le sconfitte (26%). Il dato riguarda anche Damian Lillard, che ha però percentuali più alte in entrambi i casi (45% e 32% in vittorie e sconfitte rispettivamente).

Le sorti di Portland dipendono da questo duo

Altro fattore decisivo nelle sconfitte è lo scarso contributo di una panchina ancora altalenante a livello di performance. Elemento fondamentale di essa dovrebbe essere Evan Turner, che percepirà ben 18 milioni la prossima stagione. Tuttavia, l’ex Philadelphia e Boston non è quello di cui ha bisogno questa squadra, ovvero un ball handler meno abile dei suoi compagni nel gioco lontano dalla palla. La buona stagione di Turner a Boston gli valse l’esoso contratto con i Blazers. Durante la stagione del tanking a Boston, Turner agiva come handler primario, possibilità che gli è preclusa in una squadra in cui i portatori di palla sono Lillard e McCollum.

Zach Collins è un altro elemento della panchina da cui ci si attendeva un maggiore contributo. Liberato lo spazio per lui grazie alla cessione di Ed Davis in estate, si prospettava la stagione dell’esplosione. In 18 minuti di gioco, Collins produce 7 punti e 4 rimbalzi di media. Al di là delle cifre, la sua presenza in campo è troppo spesso intangibile: le sue doti a rimbalzo offensivo potrebbero significare ulteriori possessi per i temibili tiratori di Portland, ma non sono sfruttate a dovere. Ovviamente, Collins è un classe ’97 al secondo anno nella lega. Nel suo ruolo i giocatori maturano solitamente più tardi e le speranze su di lui rimangono radiose.

PROSPETTIVE, MERCATO E SPERANZE

I Portland Trail Blazers potrebbero essere nella posizione di muoversi sul mercato prima della deadline di febbraio. In particolare, a Terry Stotts servirebbe più atletismo sulle ali per contenere le superstar che troppo spesso massacrano l’area Blazers. Nurkic è un rimbalzista di ottimo livello e un difensore altalenante. Al-Farouq Aminu è un ottimo difensore e la sua duttilità è una risorsa per Portland, mentre Mo Harkless potrebbe essere la pedina sacrificabile. Ovviamente, Evan Turner e il suo grosso salario potrebbero portare in Oregon giocatori di più alto livello, ma probabilmente bisognerebbe aggiungere scelte o giovani per offrire un pacchetto di maggior valore.

I Blazers riusciranno con ogni probabilità a mantenersi tra le prime 8 anche nel terribile Ovest, e potrebbero sfruttare le occasioni di mercato offerte da squadre ormai fuori dalla lotta playoffs.

La prigione dorata è rimasta chiusa troppo a lungo. Lillard e compagni devono provare a uscire e la dirigenza dovrà aiutarli. Il successo ai playoffs dipenderà anche dalle mosse sul mercato. Con un accoppiamento favorevole al primo turno e una coppia Lillard-McCollum esaltata dai primi successi, tutto potrebbe succedere.

esultanza damian lillard

It’s Dame Time!

Giandamiano Bovi
giandamianobovi@libero.it
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