Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiRockets-Timberwolves: l’inerzia è dalla parte dei texani

Rockets-Timberwolves: l’inerzia è dalla parte dei texani

di Olivio Daniele Maggio
NBA

I primi due atti di Rockets-Timberwolves ci dicono che l’inerzia, almeno per il momento, è a favore della franchigia texana. I vincitori della Western Conference hanno fatto valere il proprio fattore campo portandosi avanti 2-0 nella serie.

In gara 1 c’è stata competizione, l’allungo decisivo è infatti giunto negli ultimi 3 minuti (punteggio finale di 104-101). L’acclamato James Harden è stato il grande protagonista: 44 punti, 4 rimbalzi e 8 assist lo score del Barba, contrapposto alla ‘quasi’ tripla doppia di Jeff Teague (15 punti, 9 rimbalzi e 8 assist) e ai 18 punti di Andrew Wiggins. Agli ospiti non sono bastati cinque giocatori andati in doppia cifra e una second unit dei Rockets in serata no.

Invece il secondo faccia a faccia è terminato con un divario più ampio (102-82). A far la voce grossa è stato un Chris Paul da 27 punti e 10 assist (Harden in ombra stavolta). Dopo un primo quarto finito in svantaggio, la banda guidata da Mike D’Antoni ha preso le redini e ha controllato la partita, seppur tirando con percentuali non eccelse.

 

ROCKETS-TIMBERWOLVES: LE CHIAVI DEI PRIMI DUE ATTI

Sì, il pick and roll texano è una brutta gatta da pelare per i Timberwolves. Clint Capela è un giocatore atleticamente straripante, mentre Harden e Paul sono degli handler che sanno leggere istantaneamente la situazione e agire di conseguenza. Gli uomini di Tom Thibodeau non riescono a cambiare su questi giochi a due, e il risultato è stato che la difesa si è mossa male il più delle volte, aprendo la strada verso il canestro. Karl Anthony-Towns totalmente a disagio, Taj Gibson ha cercato di metterci la pezza quando era possibile.

 

Harden, in questa situazione, viene proprio invitato a concludere.

Proprio la retroguardia scricchiolante dei Lupi è uno dei fattori più incisivi di questa serie. Nella prima partita è stata sbagliata la scelta di mettere in marcatura Wiggins su Harden: il canadese è stato spazzato via dalla furia del Barba che ha fatto soffrire anche un marcatore aggressivo come Jimmy Butler, colui che era designato prendere in consegna l’avversario per gran parte del match. Derrick Rose, che per alcuni minuti ha dovuto occuparsi del numero 13, ha ottenuto risultati rivedibili. Ma non solo. Sul perimetro i Timberwolves hanno concesso qualche conclusione pulita ai Rockets, invece che prestare più attenzione (soprattutto in gara 2, dove Houston ha registrato solo il 30.8% da tre). Rotazioni fatte lentamente o del tutto assenti.

I Rockets stanno sfruttando le lacune dei contendenti continuando a predicare il loro credo, partendo appunto dal pick and roll per poi attaccare il ferro oppure scaricare la palla sull’arco. Il tutto a ritmi non eccessivamente forsennati. A proposito di triple, alcuni dei tiri vanno selezionati e costruiti meglio in ottica futura. I Timberwolves stanno banchettando, come era prevedibile, nel pitturato, giochicchiando col cronometro e creando varchi per le penetrazioni dei vari Wiggins, Jeff Teague e Butler; invece al tiro da tre il team di Minneapolis ha confermato i soliti limiti che potrebbero costar caro (34.8% in gara 1 e 27.8% in gara 2).

 

 

ROCKETS-TIMBERWOLVES: I SINGOLI

Se al debutto di questa postseason Harden ha fatto mambassa, lo stesso non si può dire di gara 2, visto che il Barba ha forzato troppi tiri ed è stato limitato dai cambi in marcatura. Situazione simile per Paul: opaco in gara 1, si è fatto perdonare nel secondo match, mettendo in ritmo i compagni e infilando canestri in situazioni di uno contro uno. Tra le due point guard spunta Capela, spina nel fianco sotto il tabellone dei Timberwolves grazie alla sua fisicità e difensore arcigno, in grado di reggere i cambi e di proteggere il ferro con le sue lunghe leve.

Towns-Butler

Andrew Wiggins e Jimmy Butler.

Sull’altro versante c’è da registrare il flop di Towns: inefficiente in attacco (solo 13 punti totali per lui infilati grazie ad un misero 27.8% dal campo) e praticamente nullo in difesa. Tentare più tiri da tre potrebbe renderlo un’arma alternativa ai soliti schemi e costringere Capela (o chi per lui) a guardarlo a vista, in modo da aprire il campo. Wiggins è uno dei terminali più prolifici (15.5 punti di media col 44.8%), anche se il suo repertorio offensivo limitato lo rende troppo prevedibile. Butler a sprazzi, Teague sta cercando di mettere ordine alla manovra e di dare una mano nel lavoro sporco.

 

Il Target Center sarà teatro delle prossime due partite. Per ora la filosofia visionaria ed estremista di D’Antoni sta avendo la meglio su quella vintage, praticata in parte, di Thibodeau: senza le giuste contromisure e senza il classico coniglio dal cilindro, le cose potrebbero non cambiare.

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