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Sixers preview 2019/20: “The Process” vede la linea del traguardo?

di Francesco Schinea

“The Process” è sempre più vicino ad un punto di arrivo. I duri anni di ricostruzione, in cui i Philadelphia 76ers hanno occupato costantemente le ultime posizioni di classifica, sembrano ormai un vecchio ricordo.  L’ultima stagione, conclusasi in semifinale di Conference solo grazie ad una prodezza di Kawhi Leonard, sembrerebbe il trampolino di lancio definitivo per una delle franchigie più attrezzate della lega.

È giunto il momento per i Sixers di dimostrare tutto il proprio potenziale, e le mosse di mercato attuate sin dalla scorsa stagione dimostrano la volontà della dirigenza di puntare alla vittoria nel più breve tempo possibile. L’assenza di una squadra pronta a dominare la Eastern Conference può permettere agli uomini di coach Brett Brown di alzare l’asticella dell’obbiettivo, guidati dai propri leader Joel Embiid e Ben Simmons.

Cosa è successo nella stagione 2018/2019

  • Record: 51-31
  • Piazzamento: seed #3, Eastern Conference
  • Rendimento playoffs: Semifinali di Conference
  • Offensive rating: 112.6
  • Defensive rating: 110.0
  • Team leaders: Joel Embiid (27.5 PTS), Joel Embiid (13.6 REB), Ben Simmons (7.7 AST)
  • Numero chiave: 0 triple segnate da Ben Simmons. Se il giocatore australiano può essere considerato un fenomeno sotto diversi punti di vista, è fondamentale nell’economia di una squadra candidata al titolo che la propria point-guard diventi anche più pericolosa da dietro l’arco dei tre punti, per offrire una soluzione offensiva in più.

I movimenti estivi

I Sixers sono stati senza dubbio tra le squadre più attive sul mercato nel corso dell’estate, in un tentativo di “porre rimedio” alle mosse inaspettate del 2018/19. La scelta di puntare su Jimmy Butler e Tobias Harris aveva garantito ai 76ers la possibilità di dar vita ad un quintetto di partenza con pochi eguali nella NBA, accelerando “The Process”, con un chiaro obbiettivo: vincere il prima possibile. Entrambi i due All-Star erano però in scadenza di contratto, ed erano dunque ben chiare sin dall’inizio le difficoltà che si sarebbero presentate nel rifirmare sia uno che l’altro durante la free agency. Fortunatamente per i tifosi, la franchigia è stata in grado di limitare i possibili danni, rifirmando Tobias Harris e lasciando andare Jimmy Butler solo via sign-and-trade.

L’addio di Butler pesa, almeno dal punto di vista mediatico, come un macigno, ma l’off-season dei Sixers è stata tutt’altro che negativa. Nell’ambito dello scambio che ha portato l’ex Timberwolves a Miami, è sbarcato in Pennsylvania Josh Richardson. Importante la riconferma del già citato Tobias Harris, dopo il grande exploit della scorsa stagione. La pazza free-agency del GM Elton Brand non finisce però qui. Al Horford andrà ad ampliare il reparto lunghi a disposizione di coach Brown, che può già contare su uno dei migliori centri della lega, Joel Embiid.

Al Horford

Al Horford, da avversario in post-season ad alleato

Tanti colpi anche per rinforzare la panchina, uno dei punti deboli dello scorso anno. Sono stati firmati Mike Scott, Raul Neto, Kyle O’Quinn e Trey Burke, e sono stati riconfermati Furkan Korkmaz e James Ennis III, autore di 5.3 punti di media in 18 partite disputate con i Sixers. Dal draft è arrivato Matisse Thybulle, che potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa, soprattutto grazie alla sue buoni doti nella metà campo difensiva.

Va registrato un colpo importante anche in uscita, quello di J.J. Redick, che ha sposato l’ambizioso progetto dei New Orleans Pelicans.

Sixers preview 2019/20: il gioco

Il pitturato sarà il vero fulcro del gioco dei Philadelphia 76ers. L’atteggiamento dei Sixers non è in linea con le idee di gioco della pallacanestro moderna, basato sull’utilizzo di quintetti piccoli e sulla ricerca sempre più esasperata del tiro da tre. Non per tale motivo dovrebbe necessariamente risultare un problema.

Ben Simmons, vista la poca attitudine nel tiro da tre, è solito andare a canestro in penetrazione, generando diverse soluzioni interessanti. La prima è la possibilità che il n°25 tiri, anche in caso di traffico intenso in area. L’altra è, invece, scegliere di sfruttare lo spazio creatosi, e la grande facilità dell’australiano nel trovare linee di passaggio, per servire i compagni al di fuori dell’arco dei tre punti. A tal proposito è indispensabile la presenza di Tobias Harris (38.2% da tre nelle situazioni di “Catch and Shoot“) e, come analizzeremo nel dettaglio nel paragrafo successivo, di Josh Richardson.

 

Superfluo descrivere le numerose qualità di Joel Embiid, che può rendersi pericoloso in molteplici situazioni, che vanno dal post basso al tiro da tre punti. Quest’anno avrà inoltre la possibilità di risparmiare diverse energie grazie alla presenza di Al Horford nel frontcourt di Philadelphia, in modo da essere al meglio della condizione fisica nella fase calda della stagione.

Horford ha già dimostrato, nel corso delle sue annate in maglia Celtics, di poter condividere il parquet con un altro centro. Il QI di un giocatore come Horford, capace di realizzare 13.6 punti, 6.7 rimbalzi e 4.2 assist a partita, farebbe comodo a qualunque franchigia. La sua facilità, anche nel portare palla in alcuni frangenti, lo rende un giocatore unico nel suo genere.

Pur potendo godere di uno smisurato talento offensivo, ciò che gli avversari dei Sixers dovranno però temere maggiormente sarà il loro potenziale nella metà campo difensiva. Aggiungere Horford (e Richardson), ad una franchigia che può contare già su due dei migliori difensori nei rispettivi ruoli, Simmons ed Embiid, permette di comprendere la nuova direzione intrapresa dalla società, ovvero puntare principalmente sulla difesa.

 

L’area dei Sixers sarà impenetrabile a molti e, se è vero che sono le difese a vincere i titoli, ci sarà da prestare grande attenzione a questi 76ers.

Un potenziale fattore: Josh Richardson

In una squadra che vedrà spesso in campo insieme giocatori del calibro di Simmons, Embiid, Harris e Horford, le difese avversarie saranno costrette a lasciare più spazio a Richardson, reduce da una stagione in cui ha realizzato 16.6 punti di media.

La presenza dei quattro All-Star porterà gli avversari a fare grande densità vicino a canestro, dando a Richardson la possibilità di prendersi anche qualche tiro dalla distanza in più. Il ventiseienne non ha dimostrato di essere uno specialista del tiro da tre, ma ha collezionato in carriera cifre discrete (37%), che se migliorate possono essere una chiave fondamentale nei successi della propria squadra.

Non ci sono invece alcun tipo di dubbi riguardo la sua efficienza difensiva. In carriera viaggia su medie di alto livello anche sotto questo punto di vista. La sua ampia apertura alare gli ha permesso di collezionare 1.1 palle rubate e 0.7 stoppate a partita, numeri di alto livello per una shooting-guard.

Dove possono arrivare i Sixers?

Quella che sta per iniziare può essere davvero la stagione della consacrazione dei Sixers.

Con diverse squadre pronte a lottare per le posizioni medio-alte della classifica ad Est (Raptors, Celtics, Pacers, Heat, Nets), Philadelphia ha tutte le carte in regola per giocarsi il primo posto contro gli altri grandi favoriti della costa orientale, i Milwaukee Bucks.

L’esperienza maturata negli ultimi anni potrà rivelarsi decisiva nella rincorsa al Larry O’Brien Trophy. Molto dipenderà da come i nuovi arrivati riusciranno ad adattarsi al sistema di Brown, e ai miglioramenti dei due volti della franchigia .

Le Finals sono dunque l’obbiettivo minimo e assolutamente alla portata dei Sixers, chiamati a di migliorare il risultato maturato nel 2018/2019. Giunti a quel punto entreranno in gioco diversi fattori, ma sognare l’anello non costa nulla.

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