Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiUtah Jazz, i segreti di una squadra vincente

Utah Jazz, i segreti di una squadra vincente

di Daniele Guadagno

Ormai da qualche tempo tira un vento sereno dalla parti di Salt Lake City: gli Utah Jazz dopo un avvio indecoroso hanno risalito la china della Western Conference, issandosi momentaneamente al settimo posto. La perdita in estate di Gordon Hayward non ha certo scoraggiato i mormoni che stanno palesando un grande voglia di playoff: 18-5 il record post deadline e 11 vittorie consecutive a cavallo tra la fine di gennaio e la prima parte di febbraio.

Il punto di svolta

Il 22 gennaio Utah esce sconfitta dal confronto con Atlanta, fanalino di coda della Eastern Conference. I Jazz sembrano apatici, spaesati e a tratti addirittura irritanti. La classifica piange e i playoff sembrano solo una mera illusione. Nella gara successiva però, complice una strigliata di coach Quin Snyder, la squadra cambia faccia e sbaraglia Detroit, schiacciata da un dinamismo e un’aggressività ancora mai visti prima in stagione. Dirà a fine partita Quin Snyder: “That game was a turning point” – il preludio della rimonta Jazz.

Tutti per uno e uno per tutti

In ogni franchigia l’ambiente, le circostanze e l’alchimia di squadra possono influenzare le prestazioni individuali e corali. Gli Utah Jazz di oggi sono un gruppo unito in cui ciascuno riesce a dare un contributo decisivo. La difesa è il loro punto di forza, essendo la terza in tutta la lega per punti concessi agli avversari, ovvero 104 su 100 possessi. Sono anche la seconda squadra NBA per palle recuperate dietro agli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook.

Gli Utah Jazz non sono solo Donovan Mitchell…

In attacco il faro dei Jazz è stato spesso il rookie meraviglia Donovan Mitchell. In questa stagione le sue stats si aggirano sui 20.3 punti, 3.6 rimbalzi e 3 assist di media a partita. Ma aldilà dei numeri, il ragazzo ha mostrano un carattere da veterano e una grande freddezza nei momenti determinanti della gara (il buzzer beater contro gli Spurs ne è un esempio lampante). Se non ci fosse Simmons probabilmente staremmo parlando del prossimo Rookie of the Year. Rudy Gobert è uno dei migliori difensori della lega ed un eccezionale rim protector; con lui in campo i Mormoni subiscono meno di 100 punti, più di 107 quando siede in tribuna. Joe Ingles è diventato uno specialista da oltre l’arco: qualche settimana fa ha infranto il record di franchigia per triple segnate nell’arco di una stagione raggiungendo quota 179. Il precedente record apparteneva alla meteora Randy Foye. Ricky Rubio ha invece guadagnato quella costanza che non è mai riuscito a trovare nelle annate a Minnesota e finalmente si è costruito un affidabile tiro da tre.

Un allenatore troppo spesso sottovalutato

Ma la maggior parte del merito va a coach Snyder, vero artefice di questo piccolo miracolo sportivo. È riuscito a tirare fuori il meglio da ogni suo giocatore, ha formato dal nulla delle All-Star come Hayward o Gobert e ha elaborato un sistema di gioco corale che coinvolge tutti gli elementi del roster. Non si è mai perso d’animo e ha sempre avuto fiducia nei suoi giocatori. Durante un intervista di inizio stagione a Yahoo Sport, un giornalista gli ha chiesto se ci fosse la possibilità di tankare e lui ha risposto: “mai, non è cosi che qui facciamo le cose“. Questione di mentalità, un’altra chiave di successo di questi giovani Jazz

Utah Jazz, don’t stop you now

Tuttavia la scorsa settimana sono incappati in tre sconfitte negli ultimi sette incontri disputati. Semplice incidente di percorso o piccolo campanello d’allarme? Le prossime gare sapranno rispondere a questa domanda. I playoff non sono ancora matematicamente raggiunti e le inseguitrici guadagnano sempre più terreno: i Nuggets e i Clippers distano poche partite. I Jazz dovranno essere bravi a gestire le proprie energie e a non concedersi nessuna distrazione, altrimenti tutti gli sforzi fatti saranno stati vani.

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