Oakland, California, nel teatro dei successi dei Golden State Warriors degli ultimi anni: la Oracle Arena. Si sfidano Warriors-Thunder, in quella che potrà essere la finale di Conference 2018 (James Harden e i suoi Houston Rockets potrebbero avere qualcosa da ridire a riguardo, ma anche i San Antonio Spurs di Gregg Popovich non staranno certo a guardare), se gli Oklahoma City Thunder riusciranno ad arrivare almeno quarti nella Conference Occidentale (al momento sono quinti, a 3 partite dai Minnesota Timberwolves). Nella notte, però, la differenza di 10 vittoria che c’è tra le due franchigie non si è fatta sentire molto, anzi i Thunder hanno sfoderato una grande prestazione corale, con Russell Westbrook e Paul George a fare quasi tutto loro, con oltre 30 punti a testa. Andiamo però a vedere, nel dettaglio, cosa è successo stanotte in California, con cinque spunti di riflessione.
1) WESTBROOK E GEORGE ON FIRE

Russell Westbrook e Paul George, i primi due migliori marcatori di Warriors-Thunder
Russell Westbrook è stato uno dei maggiori protagonisti della partita, nonché uno dei migliori realizzatori (ma questo non è una novità). Per lui 34 punti, 9 rimbalzi e 9 assist (tripla doppia sfiorata), ma 4 palle perse, che non sono certo una statistica positiva. Paul George, invece, ha messo a referto 38 punti, 5 rimbalzi e 3 assist, ma anche per lui 3 palle perse, che però sono “annullate” dalle 6 palle recuperate. I due hanno dato prova che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, e che, se vogliono, possono essere devastanti insieme. Peccato per i Thunder che non sia sempre così, e che l’ossessione per le statistiche di Westbrook a volte metta a disagio i compagni. Infatti, le 4 sconfitte consecutive, arrivate prima di questa grande vittoria (ultima, la sconfitta 104-108 contro i Los Angeles Lakers, che potevano anche vincere con più scarto se non avessero fallito qualche tiro libero di troppo nel finale e se avessero perso qualche palla in meno nell’ultimo minuti), hanno fatto un po’ abbassare la cresta alla franchigia dell’Oklahoma, che però per l’ennesima volta dimostra di saperci fare con le “grandi”. Ai Playoff servirà anche e soprattutto questo, ma basterà al meglio delle 7 gare?
2) CHI VA E CHI NON VA

Steven Adams.
Steven Adams: doppia doppia per lui in Warriors-ThunderAltra nota positiva per i Thunder è stata certamente la (solita) prestazione di sostanza del centro Steven Adams, che ha messo a referto una doppia doppia con 14 punti e 10 rimbalzi. Bene anche Jerami Grant, che aiuta i suoi con 16 punti, 4 rimbalzi e 2 assist. Per OKC l’unica nota negativa della serata può essere stata Carmelo Anthony: il numero 7, ex New York Knicks, si è fatto male dopo appena 6 minuti di gioco, ed è riuscito quindi a catturare 1 solo rimbalzo. Per lui una distorsione alla caviglia, che lo mette in dubbio per la sfida contro i Lakers del 9 febbraio.
Nei Warriors, invece, molto produttivi Kevin Durant, con 33 punti, 6 rimbalzi e 1 assist, e Stephen Curry, con 21 punti, 5 rimbalzi e 5 assist. Insomma, un po’ sotto gli standard, ma comunque buone statistiche. Il giusto apporto non l’hanno ricevuto dai compagni, con il solo Klay Thompson a superare la doppia cifra nei punti (12), mentre pochi punti per tutti gli altri. Il sistema Warriors ha fatto cilecca, ma il primato a Ovest è ancora al sicuro.
3) TANTE PALLE PERSE
I Golden State Warriors hanno perso 13 palloni in più dei Thunder (25-12), e questo ha portato spesso a subire punti preziosi. Per quanto riguarda i singoli, spiccano Kevin Durant e Draymond Green, con ben 5 palle perse a testa. 3 palle perse anche per Stephen Curry e Klay Thompson, e non sono stati gli unici a perdere palloni. Questo dimostra il fatto che l’aggressività nella difesa dei Thunder e la poca attenzione nell’attacco dei Warriors siano state decisiva per la vittoria degli ospiti. Le percentuali basse, soprattutto da 3, hanno fatto il resto.
4) BASSE PERCENTUALI DA 3

Insolito 22,2% da 3 punti per Steph Curry in Warriors-Thunder.Da due squadre come Warriors e Thunder, che hanno molti ottimi tiratori nel roster, è difficile aspettarsi basse percentuali al tiro, specialmente da 3. Eppure, i Warriors tirano da 3 con il 29% e i Thunder lo fanno con il 39%. La percentuale dei Thunder è anche accettabile, tra l’altro in media con le ultime partite, ma i Warriors sono abituati a percentuali certamente superiori.
5) PROSSIMAMENTE
Dopo Warriors-Thunder, i padroni di casa affronteranno, nella notte tra giovedì e venerdì, i Dallas Mavericks, sempre alla Oracle Arena. I Mavs condividono con gli Atlanta Hawks il poco invidiabile ultimo posto nella lega, con il record di 17-37. Per la squadra di Dirk Nowitzki, che da poco ha superato i 50000 in NBA, solo 2 vittorie nelle ultime 10 partite, non sarà certamente una missione facile. In fondo, contro Steph Curry e compagni, non è mai facile per nessuno. OKC, invece, andrà allo Staples Center di Los Angeles, per sfidare i Los Angeles Lakers. I Thunder contro la franchigia californiana hanno perso, come accennato nel punto 1, 104-108 domenica scorsa, e per la banda di Billy Donovan potrebbe non essere una partita facile come sembra, anche perché i ragazzi di Luke Walton vengono da 3 vittorie consecutive, e tra l’altro dovrebbe rientrare anche Lonzo Ball, assente da un po’ per infortunio. Staremo a vedere.



